L’identità affermata di Pierluigi Guiducci

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“L’identità affermata” di Pierluigi Guiducci

 Carlo Mafera ci parla del libro edito dalla Libreria Ateneo Salesiano

«Siamo come nani sulle spalle dei giganti, sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l’acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti». Questa frase di Bernardo di Chartres sintetizza magnificamente lo stato d’animo di noi contemporanei e uomini del 2017 che abbiamo un grande debito di riconoscenza nei confronti del Medioevo, erroneamente ritenuto come un’epoca caratterizzata da secoli bui. Infatti la più netta e severa condanna del Medio Evo fu espressa nel 700, nell’età dei lumi. Per gli Illuministi soltanto il lume della ragione è in grado di sottrarre gli uomini dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione e di guidarli verso la virtù e la felicità. I filosofi di quel tempo dimostrarono un profondo disprezzo verso l’oscurantismo e la barbarie del Medio Evo, che attribuirono all’insegnamento della chiesa cattolica.

Il Medioevo fu così interpretato come un periodo dominato dal fanatismo religioso e dall’incubo dei saccheggi, fame, pestilenze: “La barbarie, la superstizione e l’ignoranza ricoprivano la faccia della terra” (Voltaire). Tale luogo comune è stato rimesso in discussione da tanti storici e non ultimo è il professore Pierluigi Guiducci che si è inserito felicemente in questo filone di riabilitazione di questo lunghissimo periodo di storia che abbraccia mille anni.
Se pensiamo ai fenomeni del monachesimo nell’Alto Medioevo o a quello più recente della nascita delle Università nel Basso Medioevo e ancora alle figure dei “giganti” (già citati nella frase introduttiva) nella santità o nella cultura e in particolare in quella filosofica, ci renderemmo conto che il nostro sapere contemporaneo sarebbe stato un sapere molto ridotto se non ci fossero stati loro a conservarlo.
Tali istituzioni hanno fatto da cinghia di trasmissione di incommensurabile potenza. Sono state depositarie della cultura classica e anche della storia, della scienza, della filosofia, della teologia arricchendole fortemente. Cito a titolo esemplificativo qualcuno di essi, e così si arriva a capire la vetta raggiunta nel medioevo: San Tommaso d’Aquino dal punto di vista filosofico, e san Francesco da quello spirituale.
Anche esaminando il panorama ecclesiale, l’autore mette in evidenza la grande dinamicità della Chiesa Cattolica, sin dai primi secoli, nell’opera di penetrazione e di evangelizzazione nelle culture germaniche a testimonianza della sua dinamicità e del suo desiderio di apertura e di confronto, nonché di una capacità di rispettare la cultura del luogo, tema che venne poi risolto nei secoli successivi.
Fu un periodo di grandissime interazioni: la prima, quella tra il mondo latino e quello germanico e poi successivamente tra il mondo cristiano e quello mussulmano. Tali interazioni non furono prive di ombre: faccio riferimento per esempio alle Crociate e in particolare alla loro degenerazione quando prevalse più lo spirito di conquista che quello religioso. Ma da tali conflittualità e in particolare da quella del mondo germanico con quello latino nacque quello spirito europeo, frutto di questo incontro che venne poi fecondato dal cristianesimo il cui ruolo prezioso fu quello di un potente collante.
Anche il confronto con il mondo musulmano non fu privo di risultati positivi, come affermato dal grande storico Henry Pirenne. Nel suo saggio lo storico enunciava una teoria nuova e originale secondo cui le invasioni barbariche non avevano introdotto alcunché di nuovo nella struttura dello stato romano. Infatti la cultura, benché degradata, aveva continuato a muoversi nella scia della tradizione greco-romana e l’economia cittadina non era stata ancora sopraffatta da quella rurale. I goti invasori, nonostante le distruzioni perpetrate, si erano lasciati alla fine assimilare al Cristianesimo. Dal V all’VIII secolo è possibile perciò parlare ancora di tardo romano impero.
Proprio l’irruzione dell’Islam sulla scena europea sconvolse e ruppe l’unità culturale del mondo antico. Eppure, paradossalmente proprio in quest’epoca di immane rovina, in un clima di generale decadenza, furono gettate le fondamenta cristiane della nuova Europa. La Chiesa fu spinta, come si diceva, durante il papato di Zaccaria e quello di Stefano II, in seguito alle conquiste arabe, ad un mutamento di rotta ed a spostare l’ago della navigazione verso il nord. Il Vangelo fu così annunciato a popoli primitivi, stanziati nel nord dell’Europa che lentamente si convertirono al cristianesimo. L’Europa occidentale, ristretta territorialmente, si aprì uno spazio geografico, verso nuove frontiere: la Gallia, la Germania e la Britannia, primo nucleo essenziale della futura Europa.
La minaccia araba fece risorgere la parola Europa, secondo la teoria del Pirenne, e le conferì un nuovo significato, non soltanto geografico, ma anche politico e religioso: il termine intendeva comprendere tutti i popoli cristiani latini e germanici del continente. Questo sviluppo della formazione di una nuova identità storica e culturale europea venne profondamente realizzato al tempo di Carlo Magno e del suo sacro romano impero. Nel 799 d.C. un anonimo poeta scriveva: ” L’impero di Carlo Magno ha dato, per la prima volta, forma a ciò che noi chiamiamo Europa”. Il 23 novembre dell’anno 800 Carlo si presentò alle porte di Roma. Leone III gli andò personalmente incontro. E la notte di Natale venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.
Ed è proprio in questa epoca che l’identità europea trova le sue radici, prende forma, si afferma e il prof. Guiducci spiega in modo semplice tutti i principali momenti chiave di queste interazioni che aprono alla visione della storia come un movimento dinamico di popoli che camminano inconsapevolmente in una prospettiva di fede verso l’unità. (Ut unum sint)

In 13 quadri la pace e il dialogo tra religioni e culture

Antoine Mekary | ALETEIA

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 Pubblicazione autorizzata da aleteia  a cura dì carlo mafera
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Alla scoperta delle opere dell’Infiorata di Genzano 2017

Era il 1778 quando per la prima volta le strade di Genzano di Roma si sono riempite di petali di fiori. Da allora, ogni anno in occasione della festa del Corpus Domini, va in scena l’Infiorata e il profumo dei fiori riempie l’aria e i loro colori riempiono gli occhi. La via principale, duemila metri quadri di superficie, diventa un grande tappeto floreale, per il quale vengono impiegati oltre 400mila garofani. Il tema dell’edizione 2017 è “Preghiera di pace, dialogo tra religioni e culture” ed è realizzato attraverso 13 opere di 7×14 metri.

“La Madonna di Fatima”
Un omaggio, nel centenario delle apparizioni. La Madonna, che è apparsa a tre pastorelli, porta un messaggio di pace per il nostro mondo, spesso indifferente ai tanti bambini che ancora oggi vivono in condizioni di povertà ed esclusione.

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“La genialità artistica delle donne alla ricerca dell’uguaglianza e della pace tra i popoli della terra”
L’opera è ispirata alle parole di Paolo VI: “L’ora è venuta in cui (…) la donna acquisti nella società un’influenza, uno sviluppo e un potere finora mai raggiunto, per aiutare l’umanità a non decadere e salvare l’uguaglianza e la pace nel mondo”.

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“I fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato”
In numerose religioni e culture, molte feste fanno riferimento alla primavera, momento di rinascita della vita e di rinascita interiore. La primavera evoca sentimenti di amore, pace, speranza e gioia di vivere, che abbraccia diversi popoli e culture.

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“Un Tappeto nella Tradizione”
Il tappeto propone al centro un motivo geometrico, mentre le decorazioni tutt’intorno si ispirano allo stile delle maioliche artistiche campane. Ciò per riflettere sui problemi ambientali che affliggono quest’area, ma anche sulla laboriosità e creatività dei suoi abitanti.

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“Una storia senza fine”
L’opera riproduce “La strage degli Innocenti” di Giotto. Alcune parti del mondo non sono più sicure, e per questo gli “innocenti” di oggi fuggono da guerre e povertà, trovando spesso la morte. I colori vogliono parlare di coraggio, speranza ma anche la fragilità di essere uomini.

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“Futura”
Silvia Pompili è una dei due “maestri infioratori” che hanno ideato quest’opera. “Abbiamo voluto non definire i tratti somatici perché il colore è quello che ci rappresenta ma anche ci divide. Mescolando il colore sui volti viene un arcobaleno di colori, che ci rende del tutto simili”. Nel quadro c’è un ponte e ci sono i muri. “Il ponte infrange il muro, che è formato da una scacchiera, quella su cui l’Europa muove le sue pedine”. Silvia non ha dubbi: “L’immigrazione più che problema è una risorsa: oro per noi e noi per loro”. Silvia è al terzo anno di esperienza come “maestro infioratore”: “È importante che si parli di ciò che si sente dentro. L’arte mi fa percepire la realtà che mi circonda come se avessi un amplificatore di segnale”.

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“Omaggio a San Sebastiano”
San Sebastiano è visto come intercessore tra religioni diverse: la leggenda vuole che fosse proprio lui a soccorrere i suoi colleghi uccisi in odio alla fede cristiana e a provvedere alla loro sepoltura.

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“Punto, linea, superficie”
Ispirata a Kandisky, l’opera è un tappeto geometrico in cui si fondono tradizione e innovazione. In esso le forme geometriche si fondono in un insieme di colori e forme che fanno bene all’anima e agli occhi.

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“Flora pro nobis”
Opera di Pablo Echaurren, artista ospite di questa edizione. Il quadro rappresenta simbolicamente l’uomo e il suo rapporto con la religione: in alto il cielo (gli occhi), al centro l’uomo (il cuore) e in basso la morte (il mostro che mangia i teschi).

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“Non c’è pace nel mondo senza Pace tra le religioni”
La pace nel mondo passa attraverso la pace tra le religioni. Al centro del quadro una colomba, simbolo della pace, è il punto da cui partono dei raggi colorati, simboli delle varie religioni. Sullo sfondo, lo skyline è composto dagli edifici sacri delle diverse religioni.

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“La Pietà”
L’artista ha rappresentato come centro del mondo la Pietà. Essa simboleggia la sofferenza per le ingiustizie dell’uomo contro l’uomo, ma anche la misericordia e richiama l’antico significato della “pietas” come gratitudine e giustizia, rispetto e dedizione, sentimenti comuni a tutte le culture e religioni.

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“Maxima Fides”
Al centro i simboli eucaristici del calice e dell’ostia parlano della vita come tavola di condivisione e di festa, a cui sono invitati i popoli delle diverse tradizioni e culture, in uno spirito di fratellanza universale. Sotto, due mani si stringono in segno di amicizia e convivenza pacifica. La “M” è l’iniziale di Maria, invocata perché la pace regni nel mondo.

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“La spiritualità raccoglie tutti”
Il quadro occupa le scalette in cima all’infiorata ed è frutto della collaborazione di nove maestri infioratori. Un’esperienza di unione, in cui ognuno ha rinunciato a un pizzico di sé, arricchendosi di qualcosa degli altri. Uno scambio che ben rappresenta lo spirito del tema di quest’anno dell’Infiorata.

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INFIORATA DI GENZANO

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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