Un nuovo modo di vivere il cristianesimo e la messa

Pubblicato da Fausto Ferrari

La dimensione giocosa del cristianesimo si è persa nei secoli dando la prevalenza alla rappresentazione di un Dio cupo e corrucciato, percepito più come un castigatore che un grande amico dei suoi figli. Forse dovremmo assistere alle messe dei congolesi a Roma dove emerge la gioia e il ringraziamento ad un Dio che ti ama.

La Messa congolese a Roma è una festa

Chi soffre di Mal d’Africa sarà contento di sapere che può ritrovare un pezzo di Africa a pochi passi da Piazza Navona. Nella Chiesa della Natività di Gesù, una piccola chiesa seicentesca in Piazza Pasquino, ogni domenica alle ore 11 la comunità Congolese di Roma si ritrova per celebrare la messa in modo festoso, un appuntamento caratterizzato da canti e danze che richiama la comunità Congolese ma anche tanti altri fedeli, compresi i turisti incuriositi che passeggiano su Via del Governo Vecchio.

La messa viene celebrata in tre lingue diverse -italiano, francese e lingala-  ma l’attrattiva principale è senza dubbio il coro “Bondeko” che, con canti nelle quattro lingue nazionali del Congo, crea un particolare clima di gioia, un vero e proprio inno alla vita. Con i capelli accuratamente sistemati e i vestiti della domenica dalle stampe fantasiose e i colori sgargianti, le matrone congolesi della capitale si dispongono tra i banchi della chiesa con le loro numerose famiglie a seguito. Con un po’ di ritardo, ma con estrema rilassatezza, arrivano anche i musicisti e i cantanti del coro, prendono posto alla sinistra dell’altare e si scambiano sorrisi mentre accordano gli strumenti.

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Lo spazio è piccolo, raccolto, e c’è chi si attiva per indicare i posti a sedere liberi, cercando di richiamare all’ordine le numerose famiglie che si salutano calorosamente, particelle di una comunità molto unita che si fanno forza a vicenda in terra straniera. Alle prime note della chitarra elettrica i fedeli si alzano in piedi ed iniziano ad accompagnare la musica con il battito delle mani; in un primo momento solo alcuni danzano, poi rapidamente l’allegria si contagia tra i banchi e la piccola chiesa dalle pareti scrostate e l’intonaco che cade a pezzi riemerge dalla sua intrinseca tristezza colorandosi di canti gioiosi al ritmo dei bonghi. L’atmosfera festosa culmina nel rito delle offerte, quando i fedeli percorrono la navata centrale al ritmo di danza per donare un contributo e poi, tutti assieme, ripercorrono la navata in una processione allegra e colorata portando ceste piene di arance, ananas e zucchero verso il prete e i diaconi che aspettano sorridenti davanti all’altare; magari un po’ più impacciati, ma anche loro battono il tempo con le mani.

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La funzione congolese non ha nulla a che vedere con le messe noiose a cui ero abituata; non ne esci con un senso di timore che incombe sul resto della giornata, ma con l’energia necessaria ad affrontare la vita con un nuovo, caloroso, entusiasmo.

Giulia Blocal
http://www.blocal-travel.com

pubblicazione rimovibile su richiesta degli aventi diritto

a cura del blogger Carlo Mafera

Un nuovo stile di vita (Battista Campo)
ed ecco l’articolo scritto da Battista Campo

La preghiera non è soltanto intercessione e ringraziamento, lode e richiesta, adorazione e contemplazione… Esiste anche una dimensione che è diletto, piacere, divertimento. È il nostro giocare e scherzare con Dio.

L’immagine che solitamente si ha di Dio è grave, seria. D’altra parte, le categorie del fascinans e del tremendum non ci aiutano molto in ciò. Rischiano di rimandarci una sensazione di minaccia e di severità. Spesso i preti forniscono ulteriore prova di ciò, attraverso il proprio comportamento e la predicazione. Eppure il cristianesimo è l’esperienza della gioia.

Dov’è, dunque, la gioia nel nostro rapporto con Dio? Nel nostro sentire la sua amorevole presenza? Sembra esserci una profonda contraddizione tra questo nostro percepire Dio e ciò che ci è stato rivelato in Gesù. Dio come Abba ci permette di intrattenere con Lui un rapporto fatto anche di gioco e di allegria. Possiamo pure scherzare con Dio e giocare con Lui. Poiché, in fondo, Dio gioca con noi – solo che ce ne rendiamo conto unicamente in alcuni estremi casi.
La preghiera non è soltanto intercessione e ringraziamento, lode e richiesta, adorazione e contemplazione… Esiste anche una dimensione che è diletto, piacere, divertimento. È il nostro giocare e scherzare con Dio. Esperienza personalissima. Ed ancora difficile a condividere.

Ha torto Umberto Eco nel Nome della rosa nel sostenere che il cristianesimo possa essere soltanto tragico mentre aborrisce la dimensione giocosa (comica). Al contrario, Harvey Cox, nel presentare Cristo Arlecchino (1) si avvicina maggiormente alla comprensione della rivoluzione operata da Gesù nel rivelarci il volto del Padre. Anche l’antica pratica del risus paschalis è una felice testimonianza di questo nostro rinnovato, possibile rapporto con Dio.

Pure il teologo ortodosso Oliver Clément preconizzava alcuni anni orsono la necessità di un nuovo stile di vita per il cristiano, «fatto insieme di umiltà e di fierezza, di ascesi e di fantasia: la “gaia scienza” nello Spirito Santo. Uno stile regale, ma senza dimenticare che il re ha sempre bisogno di un buffone (…). Uno stile in cui si “respira lo Spirito”, in cui si balla nella non-morte, perché il Cristo è risorto» (2) .

Infatti, non si deve mai dimenticare che la croce rappresenta un passaggio. Sul nostro oggi s’innalza perenne la luce pasquale.

Note

1) Harvey Cox, La festa dei folli, Milano 1971, pp.173-194. In questo testo, scritto ben prima del Nome della rosa, Cox parla della fede come gioco e del cristianesimo come commedia.
2) Flaminia Moranti – Michelina Tenace, Fondamenti spirituali del futuro. Intervista a Olivier Clément, Roma 1997, pp. 102-103.

Battista Campo

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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