Il latino è la lingua che ha unito i popoli nel passato e li unirà nel futuro

 Pubblicazione consentita da aleteia su SPV a cura di carlo mafera
Categories: LITURGIA

Perché il latino è la lingua ufficiale della Chiesa cattolica?

E perché Roma è la sua capitale?

La Chiesa è universale, ma questa universalità non è puramente geografica, estendendosi fino ai confini del mondo, ma deriva piuttosto dalla sua vocazione – data da Dio – di accogliere tutti gli uomini nel suo seno perché la sua chiamata (quella di Dio) non esclude nessuno.

Perché il suo messaggio fosse universale o cattolico, Dio si è avvalso all’inizio della lingua e della struttura dell’Impero romano, che all’epoca era una realtà universale.

Il latino era la lingua dell’Impero romano, quella che da Roma si è voluta estendere nei territori conquistati.

È anche una lingua con cui in qualche modo Gesù è entrato in contatto, visto che l’Impero romano era arrivato in Palestina.

Con buona probabilità, in virtù della sua intelligenza divina o della sua scienza infusa, si può pensare che Gesù conoscesse il latino, anche se magari a livello rudimentale.

È quello che ci suggerisce la conversazione tra Gesù e il centurione romano che menzionano Matteo e Luca, conversazione in cui, con ogni probabilità, non ci fu alcun interprete, perché appaiono come testimoni solo i discepoli e altre persone di un livello culturale simile, quindi non molto elevato.

Per questo, è anche probabile che Gesù abbia utilizzato questa lingua per parlare con Ponzio Pilato.

Se alcune persone del popolo parlavano latino, perché non proprio Gesù? È molto più probabile e facile che gli abitanti dei territori conquistati parlassero la lingua dell’impero che i conquistatori parlassero quella di chi dominavano.

È improbabile che il dispotico governatore o procuratore romano Ponzio Pilato, alto funzionario di transizione del governo di occupazione, si scomodasse a imparare una delle lingue del territorio dominato (aramaico- ebraico) quando aveva la missione di consolidare l’impero, insieme alla sua lingua, in quella zona.

Roma, estendendo il suo potere intorno al Mediterraneo, impose la sua cultura, le sue leggi, la sua lingua…, e il latino era la lingua co­ufficiale insieme ad altre (proprie del luogo), anche se con un carattere un po’ meno preponderante rispetto al greco, visto che quest’ultimo era la lingua della gente importante, colta, dei ricchi, e quella del mondo lavorativo e commerciale.

Credo che non sia sconsiderato pensare che la Divina Provvidenza abbia permesso che Gesù sia nato, quanto a luogo e momento storico, in un territorio dominato dall’Impero romano, ammirevole strumento per la rapida espansione del cristianesimo, soprattutto a partire dal IV secolo.

Se il mondo occidentale, all’origine del cristianesimo, fosse stato una molteplicità di popoli e governi del tutto divergenti e autonomi, sarebbe stato un ostacolo alla diffusione del messaggio di Gesù attraverso la sua Chiesa.

Dopo la Pentecoste, i suoi apostoli partono a “conquistare” il mondo, e cosa si trovano davanti? Un impero ben unificato, compatto e organizzato, in primo luogo grazie alla lingua latina, senza escludere il greco.

È in quell’impero che si stabilisce il cristianesimo, ed è di questo che la Chiesa adotta la forma terrena: l’organizzazione, la struttura, il diritto, la lingua…

E Roma è anche la capitale o culla della Chiesa, perché è la città nella quale sono morti San Pietro e San Paolo, pilastri della Chiesa, una città che è stata fecondata dal sangue di tanti martiri.

Il latino era quindi la lingua universale, e la Chiesa si è estesa, consolidata erafforzata utilizzando questa lingua.

La Bibbia, i documenti ecclesiali e patristici, i concili e i libri erano dunque in latino per arrivare fino ai confini geografici del mondo.

La Chiesa, abbracciando tutte le Nazioni ed essendo destinata per vocazione divina a durare fino alla fine dei secoli, esige per sua stessa natura una lingua profonda, immutabile e universale.

La Chiesa deve disporre di una lingua che non solo le permetta la comunicazione ufficiale tra i membri di uno stesso contesto storico sparsi per il mondo, ma che leghi anche i cristiani di tutte le epoche tra loro.

E il latino è la lingua adatta, perché ne serve una che sia punto di riferimento per la conoscenza dei documenti istituzionali e non sminuisca il senso dei testi, perché tra gli altri vantaggi del latino c’è quello di essere molto preciso e concreto, e anche idoneo ad approfondire le verità teologiche.

Il latino – più ieri che oggi – è poi la lingua comune che permette che la liturgia o il culto sia lo stesso in qualsiasi angolo del mondo. Il latino viene infatti utilizzato come lingua liturgica ufficiale della Chiesa cattolica di rito latino.

La sua condizione di lingua “morta”, nel senso che non è soggetta a evoluzione, le conferisce una particolare utilità per gli usi teologici e liturgici, visto che è necessario che il significato delle parole resti costante.

In questo modo, i testi che vengono impiegati in queste discipline conserveranno il loro significato e il loro senso per i lettori di ogni epoca.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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