Il mistero delle donne raccontato da Benedetto XVI

pubblicazione consentita dalla redazione di Aleteia a cura del blogger Carlo Mafera

Il prezioso testo pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana nel 2012 a cura di Anna Maria Cànopi e Lucio Coco, propone una scelta accurata di pensieri e riflessioni del Papa Emerito sulla donna. Sono brani tratti dai Discorsi, dalle Catechesi, dai libri, pronunciati o scritti lungo il suo Pontificato. In prossimità del Suo 89° compleanno, vi invitiamo alla scoperta di questo percorso limpido e profondo al cuore del Cristianesimo e al centro esatto della bellezza femminile. 

La raccolta di pensieri di Benedetto XVI sulla donna è un bouquet di fiori. E anche un’armeria di spade, lance e  coltelli. Di armi affilate da usare, noi donne, e gli uomini con noi, per combattere la battaglia che vede sotto attacco proprio la creatura più nobile della creazione, il più vicino a Dio per immagine e somiglianza, l’uomo. Maschio e femmina proprio come Dio ci creò e ci crea. Preghiera e affidamento a Maria. Parola di Dio e cambiamenti fattivi e pratici sono i fiori e le armi affilate, insieme.

Madre Anna Maria Cànopi, OSB,  fondatrice del Monastero Mater Ecclesiae sul Lago d’Orta, in provincia di Novara, ci consegna queste armi, ci invita ad odorare questi fiori. Ci passa questo piccolo involto attraverso le grate del monastero perché da lì vede meglio di noi cosa serva all’uomo, oggi.

Parlando di questi pensieri di Benedetto XVI sulla donna dice: «Egli, si può dire, guarda alla donna attraverso un prisma di cristallo, ossia attraverso Maria, la Donna capolavoro di bellezza che Dio si è preparata quale Madre del suo Figlio mandato a restaurare nell’uomo la propria immagine resa dissomigliante dal peccato (dalla presentazione di Anna Maria Cànopi, p.7)».

Le sezioni che compongono il piccolo volume e insieme tratteggiano il volto meraviglioso della donna sono otto. Il movimento che compiono passa dallo sguardo di Dio sulla donna al dramma delle pressioni e dell’insidia continua che subisce la sua dignità nel mondo e nella storia, fino ai nostri giorni, che sembrano toccare un’acme di durezza e ferocia.

Tra questi due estremi, percorriamo, per mano a questo sublime maestro di sapienza, delicatezza e umiltà, il cammino fatto di modelli evangelici, di santità vissute eroicamente, (e nella spiccata propensione alla santità  il Papa Emerito riconosce un tratto propriamente femminile), di esempi vicini e antichi, di forza e tenacia mostrate dalle donne nella Chiesa e a favore della società tutta.

Leggendo  questi pensieri ritroverete pace e coraggio. Le donne si potranno sentire guardate come Dio intende che lo siano e il cuore dell’uomo stesso sa che devono essere guardate. Con la stessa dignità dell’uomo e fregiate di una intelligenza specifica, di un genio che le riconosce capaci di ricreare l’altro. Di difendere, promuovere, richiamare, scaldare figli, mariti, istituzioni, luoghi di lavoro, comunità.. il mondo intero.

Nella gravissima omissione  che tante culture operano nei confronti della donna o peggio nel compiere reiterati, sistematici sfregi alla sua dignità, Benedetto XVI rintraccia una causa prima della perdita della pace.

«Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano». (Pensiero 9. Uguaglianza uomo-donna: fonte di pace). E che refrigerio proverete immaginandovi lì, al pozzo della Samaritana, così prossime a Gesù e alla vera fonte della gioia. Lui è lì, stanco e inesauribile. Proverete forse la stessa pena della donna che si sfiniva nella propria insoddisfazione e all’improvviso la sete del Signore, la sete che Egli ha di noi, vi darà sollievo e ristoro.

Le donne sono anche quelle che stanno sotto la Croce e guardano il Trafitto.

Le donne rimangono. «Nella premura e nell’amore delle donne si preannunzia già il mattino della risurrezione» (Pensiero 19, Gesù di Nazaret, II, pp. 245-255). Vedrete accamparsi sullo schermo della mente e del cuore ritratti vividi di donne cristiane, di grandi Sante. Particolarmente amata Ildegarda di Bingen, citata almeno tre volte. Insieme a molte altre. Chiara d’Assisi, Teresa d’Avila, Teresa del Bambin Gesù, Caterina da Siena, Monica, Brigida di Svezia. Donne che hanno inciso nella storia e innestato in essa il loro proprio genio. Madri, donne consacrate, studiose, laiche. Anche una schiava liberata ci viene a ricordare cantando la gioia di aver trovato l’unico Padrone,  Giuseppina Bakhita.

Ci viene offerta di nuovo, nella semplice e ardua purezza del disegno divino, la diversità uomo-donna nella loro danzante reciprocità. Sulla loro diversità, attraversata sì da tensioni dovute alle conseguenze del peccato, ma non mai impedita nella sua esistenziale comunione e vicinanza. Non siamo separati da abissi incolmabili, ci ricorda nel  pensiero n.4 richiamando le accorate parole di Giovanni paolo II nella Lettera alle donne, «ma siamo una unità duale che porta con sé, iscritta nei corpi e nelle anime, la relazione con l’altro, l’amore per l’altro, che indica “una certa somiglianza della comunione divina”.»

Ogni aspetto della vita della donna viene promosso e valorizzato. Ma non tutto è uguale. Esistono dei primati e delle priorità.

«(…) Le donne hanno il diritto di impegnarsi nella vita pubblica, tuttavia senza che venga mortificato il loro ruolo nella famiglia: missione, questa, fondamentale da svolgere sempre in responsabile condivisione con tutti gli altri elementi della società e soprattutto con i mariti e i padri» (Pensiero n. 34, Catechesi, 1.IV. 09)

Giovanna d’Arco è la giovinezza bruciata per la libertà!

Sentite che bello quando dice «Questa Santa aveva compreso che l’Amore abbraccia tutta la realtà di Dio e dell’uomo, del cielo e della terra, della Chiesa e del mondo… Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili» (pensiero 28, tratto dalla Catechesi del 26.I.2011).

I monasteri sono il “polmone spirituale della società”, dirà il 9.III. 2009.

«L’aborto produce conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società, anche per la mentalità materialistica di disprezzo della vita che favorisce» ( Pensiero n.50, dal Discorso, 5.IV.08).

Siamo verso la fine della raccolta e anche vicini al fine che essa sottende. La donna ha una missione altissima. La storia ci racconta la ricchezza dell’azione delle donne nella Chiesa e nel mondo. Il corso precipitoso degli ultimi secoli e dei nostri giorni mostra anche un grave imbarbarimento e un’insidia particolarmente crudele alla quale è sottoposta la donna.

Ma al centro sta Maria. Sempre presente. Nella mente di Dio, che se l’è preparata come un capolavoro per averla Madre. Nella vita del Figlio e Redentore fino a diventare Lei, con Lui, Madre e Corredentrice.

Alla fine della storia, nel Suo Trionfo, e sempre affacciata su di essa per sostenerci e consolarci.

«Tutti i poteri della violenza del mondo sembrano invincibili, ma Maria ci dice che non sono invincibili. La Donna è più forte perché Dio è più forte. Certo in confronto con il drago, così armato, questa Donna che è Maria, che è la Chiesa, appare indifesa, vulnerabile. E realmente Dio è vulnerabile nel mondo, perché è Amore e l’amore è vulnerabile. E tuttavia vince l’amore e non l’odio, vince alla fine la pace. Questa è la grande consolazione (Pensiero 53, Omelia 15. VIII.06)

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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