Grazia Scuccimarra racconta al Teatro degli Audaci la condizione femminile in Italia con “Chiedo i danni”

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Una vera e propria mattatrice che in inglese si dice One Woman Show la Scuccimarra ha fatto riflettere e ridere per tutto lo spettacolo sottolineando la triste condizione della donna in Italia sempre in una situazione di precarietà ma sempre in prima linea per portare avanti la famiglia. Ciò che la Scuccimarra ha detto con ironia e sarcasmo corrisponde a verità : soprattutto negli ultimi anni la lotta per le pari opportunità ha perso tanta tensione ideale eppure nonostante ciò la donna si fa in quattro per la famiglia. Alcune statistiche recenti del censis che riporto lo dimostrano : “Donne acrobate tra lavoro e famiglia. In una giornata media, la durata del lavoro retribuito nel caso degli uomini è di 4 ore e 39 minuti, corrispondenti al 19,4% del tempo totale disponibile, mentre per le donne è di 2 ore e 23 minuti, pari al 9,9%. La cura personale è la stessa (il 46,4% del tempo per le femmine, il 46,2% per i maschi). Gli uomini hanno più tempo libero: il 19,9% della giornata, il 16,1% per le donne. Mentre al lavoro familiare ogni donna dedica una media di 5 ore e 13 minuti al giorno (il 21,7% del totale), cioè il triplo degli uomini (solo 1 ora e 50 minuti, cioè il 7,6% del totale). In altre parole, se si somma il tempo dedicato al lavoro a quello preso dalle attività familiari, le donne sono impegnate per una media di 7 ore e 36 minuti al giorno: ben più delle 6 ore e 29 minuti degli uomini. Le più impegnate? Le donne con più di 50 anni, quelle che alla cura dei figli ancora piccoli aggiungono la necessità di accudire genitori anziani sempre meno autosufficienti.
Un lungo percorso di emancipazione, ma non basta. Molto è stato fatto nel nostro Paese per promuovere le pari opportunità. Nel 1951, all’indomani dell’approvazione della Costituzione, che all’art. 3 sancisce il principio della parità di genere, le donne rappresentavano solo il 31,5% dei laureati nell’anno. Dieci anni dopo, nel 1961, non si registrava nessun progresso (31,6%). Ma poi è iniziato il lungo percorso di emancipazione femminile, che ha portato il numero delle laureate a superare abbondantemente quello dei laureati: nel 2016 le donne rappresentano il 55,6% del totale. E i progressi ci sono stati anche sul fronte del lavoro. Nel 1977, l’anno dell’approvazione della normativa sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, il tasso di occupazione femminile era del 33,5% e quello maschile del 74,6%.
Per le donne lavori meno qualificati e stipendi più bassi. Ancora oggi però le donne continuano ad avere difficoltà a conquistare le posizioni professionali più qualificate e remunerative. Soprattutto nel settore privato il «gender pay gap» è elevato: a parità di ruolo percepiscono stipendi inferiori a quelli degli uomini. Nelle strutture pubbliche, dove lo stipendio orario lordo di una donna è di 19,8 euro e quello di un uomo di 20,6 euro, il divario è solo del 3,7%. Nel privato invece lo stipendio delle donne è mediamente di 11,8 euro lordi l’ora contro i 14,7 euro degli uomini, con un gap salariale pari al 19,6%. Al crescere della qualifica professionale aumenta la retribuzione, ma aumenta anche il gap retributivo: tra i dirigenti il differenziale tra uomini e donne arriva al 38,7%.”
Cosa c’entra con la recensione? Entra nel messaggio che lo spettacolo vuole dare. Messaggi ai politici e al pubblico.Tutto il resto si può leggere nelle note di regia: Grazia Scuccimarra è soprattutto una grande attrice comica: come farà a farci ridere con la situazione drammatica che stiamo vivendo oggi ?
Ci riuscirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi. Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, la dignità delle persone è stata lesa irrimediabilmente, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, per quanto ferita, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzetti, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
E mentre raccoglie, incolla, ripara, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci appartiene, con la verve di sempre, amara, pungente, allegra e più che mai amorevole
 A cura di Carlo Mafera
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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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