Edipo Re al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 26 marzo

Edipo Re
dal 17 al 26 marzo 2017

 

EDIPO RE
di
Sofocle

Adattamento e Regia Cinzia Maccagnano

con Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Gangale

Scene e Costumi Monica Mancini

Consulenza Musicale Lucrezio De Seta

Assistente alla Regia Marta Cirello

dalle NOTE DI REGIA si legge :

“Quello di Edipo è il dramma della conoscenza, il dramma di un uomo vinto dalla fatalità malgrado la sua volontà e la sua ribellione. E innanzitutto la ribellione avviene in se stesso: è lui che evoca la ragione e poi l’istinto, creando dialoghi serrati, che diventano sempre più interrogatori, con Creonte e con Tiresia, quasi fossero voci interiori che lo tormentano e lo inducono a scavare nel conscio e nell’inconscio affinché la verità si palesi accecante come la luce.

Edipo sa ed ha dimenticato, perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che riporta se stesso e lo spettatore a quella Verità inevitabile, già presente. Il dentro e il fuori: il male è fuori come rappresentazione del dentro, e il dentro emerge e incalza. Il Coro sin dall’inizio è il fuori che spinge Edipo a trovare la causa di tanto male. La peste dilaga a Tebe come una coltre senza speranza che si spande per chiedere il suo tributo. La peste è un nero che tutto invade, come la visione della realtà da parte di chi ha un malessere. È la non-speranza. Edipo appare, nel cuore della notte, ai piedi del talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo. Così comincia il suo viaggio iniziatico dal buio della sua esistenza al bagliore accecante del vero. Tutto il percorso è una rappresentazione di cui Edipo soltanto è inconsapevole. Creonte prima, Tiresia poi e la stessa Giocasta, ciascuno a proprio modo, sembrano condurre il re a specchiarsi per vedere sé stesso e, “per oscura che sia”, la sua stirpe.

La scena ruota e con lei il punto di vista, quasi imitando il movimento di una macchina da presa, per mettere a fuoco le dinamiche e i rapporti tra i personaggi che agiscono in un dichiarato gioco di messa in scena che si fa sempre più chiaro man mano che Edipo perde lucidità precipitando nell’inganno della rappresentazione resa esplicita dalla costruzione di un vero e proprio “teatrino” su cui prende forma l’inesorabile tragedia. “Luce, ora ti vedo per l’ultima volta!”grida quando ormai è tutto rivelato e la luce abbagliante del vero non può che lasciare spazio alle tenebre.

Ma per quanto accecante la verità, è l’unica strada verso la consapevolezza a cui alla fine giunge Edipo che, privandosi degli occhi e dell’inganno che da essi ne è venuto, intraprende la via della conoscenza di sé e della catarsi.” “La vita finisce dove comincia.”

Cinzia Maccagnano

E’ evidente che la ricerca della verità di se stessi è una ricerca fondamentale per l’uomo. Sul frontone del tempio di Delfi, dove tutti i greci andavano ad interrogare l’oracolo, c’era scritto GNOSIS SE AUTON che  significa “Conosci te stesso”. E’ proprio il compito assegnato a ciascuno uomo per capire il compito che dovrà svolgere nel mondo, per capire le sue origini. E’, in fondo, la prova dell’esistenza dell’anima umana che non si accontenta di “ghiande” e cioè di cose materiali e si chiede i motivi primi e ultimi del proprio vivere. L’uomo non potrà mai accettare di vivere senza verità che in greco si dice aleteia . Tale termine ha a che fare col verbo LANTANO che vuol dire nascondere e quindi con l’alfa privativa, l’aleteia significa “togliere il velo”. Ed è proprio ciò che Edipo cerca di fare trasgredendo tutte le regole scritte che la legge gli impone. Arriva quindi ad accecarsi per vedere meglio con gli occhi dell’anima e forse per punirsi di aver voluto superare “le colonne d’ercole” del mistero. Forse ha a che fare col racconto della genesi quando i nostri progenitori si sono arrogati il ruolo di conoscere l’albero del bene e del male e per questo sono stati puniti con l’esilio su questa terra? Chissà, qualche studioso ha ipotizzato i cosiddetti furta Gaecorum e cioè le imitazioni che i Greci facevano dei racconti dell’antico testamento. Ma tutto è da dimostrare. Sta di fatto che antropologicamente, esistenzialmente l’uomo non può vivere senza verità e Sofocle è stato uno dei primi a scoprirlo e a portarlo alla conoscenza degli uomini di tutti i tempi. (Carlo Mafera)

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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