“MOBY DICK…ME stesso…cerco”al Teatro degli Audaci fino al 5 febbraio


da Herman Melville

adattamento e regia di Enrico Maria Falconi

Con  Enrico Maria Falconi, Simone Luciani, Ramona Gargano,Giuseppe Di Pilla,Stefano Grillo,Rachele Giannini,Patrizio De Paolis,Ettore Falzetti, Giorgio Conese,Roberto Fazioli, Andrea Polidori, Attilio Monti,Valerio De Negri, Francesca Genovesi, Matilda Terzino, Alessandra Pagano, Carolina De Nicolò,Virginia Morrea, Claudia Crostella, Simona Falconi,Irene Cannello,Enrico Dandolo, Riccardo Benedetti, Flavio Benedetti, Luciano Alberici, Maria Chiara Trabberi e Paola Trisolini,Valentina Leoni, Andrea Garramone, Federica Corda, Ilaria Pellicone, Riccardo Lecce, Salvo Barbera, Paolo Pirrocco, Asia Retico, Virginia Serafini, Adriana Pignatelli
All Over Gospel Choir diretti dalla M° Giovanna Ludovici
Circo Acrobatico: diretto da Marianna Gammacurta
Danzatrici: Ilaria Curti, Veronica Ligori

Ecco due parole su ciò che si vede e sorprende al Teatro degli Audaci. Gli spettatori accolti dagli attori che girano per la platea a raccontare le frasi più significative del libro di Melville. Moby Dick è una rivisitazione del viaggio dell’uomo nella sua condizione terrena . La terra infatti è il luogo dove l’uomo vive, si muove, si relaziona. Nella rappresentazione è proprio la nave dove si svolge il dramma. Una “terra” quindi che naviga attraverso   il mare intrisa  di simboli. Nel testo viene definito  il luogo della tribolazione. Nella simbologia biblica, e Melville evidentemente era intriso di cultura religiosa,mette in evidenza l’acqua che racchiude una molteplicità di significati. Questa   sconvolge, travolge, purifica, rigenera. Intraprendere una navigazione in mare potrebbe  significare anche compiere un viaggio di rinascita . È scendendo nel profondo dell’acqua, che ognuno di noi scopre la sua vocazione. L’uomo insegue il Leviatano e cioè il male. La balena Moby Dick rappresenta quindi il male che l’uomo insegue per annientarlo e distruggerlo. Così, il capitano Achab insegue Moby Dick perché vi riconosce il simbolo del male. Un simbolo muto che rimane sullo sfondo e non appare mai. Il suo essere muto significa che non può dare risposte ai profondi quesiti che l’uomo si pone. Il suo essere bianco rappresente l’indecifrabile e l’ineffabile.

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I simboli sono solo segnali profetici di ciò che è la condizione umana. Moby Dick, dunque, è una grande profezia, una narrazione simbolica dell’umanità. Melville è un conoscitore profondo dell’uomo. Un cantore dei mali che affliggono l’uomo, dei peccati dell’uomo, delle limitatezze, delle miserie della finitudine umana. Melville possiede quindi il dono della profezia e della profezia biblica e richiama la figura di Giona per trasmettere il desiderio di verità che è profondamente iscritto nel cuore dell’uomo. Egli (Giona) è descritto  come qualcuno che si sottrae alla chiamata.  Per accettare infine la sua missione, il suo compito, il suo destino provvidenzialmente disposto, Giona deve tribolare in mare, deve essere nascosto nel ventre della balena per tre giorni e tre notti. Accettato l’incarico, resta da combattere il male, dentro e intorno a sé. Ma è una pia illusione combattere il male solo con le proprie forze perchè come la balena bianca emerge e si inabissa per poi riemergere, così il male appare inestirpabile. Solo Dio può vincere il male e proprio un attore che girava per la platea, all’inizio dello spettacolo,  mi ha sussurrato che “è inutile salvarsi con le proprie opere buone ma accettare la salvezza da Dio … per poi glorificarlo”. Un messaggio estratto dalle profezie di Melville che, non a caso è arrivato allo scrivente.  Ma la speranza di poter reggere il confronto con il male rimane legittima.  Questa è la concezione di Starbuck, non di Achab che invece rimane nella disperazione. Ecco il tema forte svolto da Melville :  la speranza. E’ in fondo un desiderio struggente, un sentimento  della nostalgia,  di ritorno che prende durante l’esperienza dell’esodo, degli israeliti e, alla fine di tutti gli uomini. Ma in Melville prevale  il puritanesimo che si manifesta nell’«ossessione del peccato e della dannazione, l’individuazione della colpa e della propria responsabilità» . La ricerca dell’uomo diventa, così, «pellegrinaggio interiore che ha mete celestiali malcerte».

Complimenti a tutta la compagnia e a questa splendida riduzione teatrale che ha rappresentato un’opera di difficile interpretazione.

Carlo Mafera

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