Rumors al Teatro degli Audaci fino al 27 maggio

Neil Simon forse inconsapevolmente è il più grande sociologo contemporaneo perchè fa, con le sue commedie, delle analisi impietose sulla fragilità e l’ambiguità della borghesia della nostra società occidentale. Uno scarica barile continuo tra i protagonisti della scena che dimostra la vigliaccheria di affrontare le responsabilità nei confronti della morte di un amico. Nessuno vuole essere coinvolto per difendere la propria reputazione.

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La molla che fa scattare la girandola degli equivoci è costituita da un misterioso sparo in casa del vicesindaco di New York che ha invitato quattro coppie di amici a festeggiare il suo decimo anniversario di matrimonio.  Una pièce quindi molto veloce, basata sul ritmo, simile a Rumori fuori scena ma priva di apertura e chiusura delle porte ricca invece di incalzanti micro avvenimenti che suscitano il sorriso dello spettatore.  All’arrivo della prima coppia, composta dall’avvocato di fiducia e relativa consorte, incominciano i problemi e con essi i pettegolezzi: Myra, la moglie, non c’è, la servitù nemmeno e il vicesindaco giace nella sua stanza in un lago di sangue, con il lobo dell’orecchio perforato da un proiettile esploso forse in un tentativo di suicidio. .C’è una voluta rappresentazione dell’assenza, quella dei protagonisti della festa dei dieci anni di nozze a significare che non è la realtà che prevale nella nostra società ma la sua rappresentazione immaginifica, la sua mitologia infarcita di detti-non detti dove la diceria la fa da padrona e dove la vigliaccheria regna sovrana. Anche di fronte alla polizia, nessuno vuole rispondere e anzi viene proposto l’intervento di un bambino di sei anni a dimostrazione dell’infantilismo del mondo adulto nella società occidentale nella quale prevale l’irresponsabilità, l’apparire e non l’essere. Forse ci ricorda un pò il nostro Pirandello? E “Così, – recita la nota di regia – in un incalzante ritmo condito da esilaranti equivoci, tra bugie, imbrogli ed invenzioni, la storia, o meglio la “farsa” come la definisce lo stesso autore, si dipana con toni ironici e paradossali fino ad arrivare alle sorprese conclusive.” Si ride molto e si ride di cuore ma, nello stesso si riflette anche sulla nostra fragilità umana. Complimenti alla compagnia e a Flavio Di Paola che, con grande coraggio, porta la cultura e la civiltà nella nostra periferia priva di luoghi di aggregazione.

Carlo Mafera

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