Un “Amarcord” con la speranza che tutto ritorni alla normalità che abbiamo scoperto essere una meraviglia mai scontata e acquisita per sempre. Ecco lo stupore che va oltre il visibile. Una lezione di danza al CCP tufello per essere più consapevoli del proprio sentire corporeo e della relazione con l’altro

Una lezione, quella di ieri mercoledì 26 ottobre al CCP Tufello, che ha richiamato la  Danzaterapia

 

Una lezione di danza popolare sembra un qualcosa di superficiale, di semplice ma forse non tutti sanno quante implicazioni ci sono. Quante tematiche vengono svolte, non con le parole ma con il linguaggio del corpo. Daniela Evangelista, la coreografa del centro cerca di dare degli input alla sua classe che spaziono vertiginosamente da un punto all’altro del panorama coreutico. Intanto comincia con la  conoscenza del proprio corpo in movimento cercando di far prendere confidenza con la propria fisicità. Ogni allievo/a deve avere coscienza del proprio sentire e ieri ha proposto un’esercizio dove si doveva passare dalla contrazione alla fluidità del movimento e conseguentemente dei muscoli. Ognuno ha interpretato liberamente questo messaggio dando poi un risultato complessivo variegato. Daniela cerca di risvegliare le potenzialità creative ed espressive, valorizzandone le caratteristiche di ciascuno.

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Come fa Daniela ad ottenere questo risultato? Punta sull’acquisizione degli strumenti atti a manifestare all’esterno la nostra esperienza creativa. Un passaggio obbligatorio che ho riscontrato anche nella passata stagione sta nell’osservare attentamente i gesti degli allievi per incontrare i condizionamenti sbloccando le resistenze psicomotorie e comportamentali. Daniela sottolinea spesso di stare attenti alle sensazioni personali . Cura il contatto armonico con la specifica vitalità di ciascuno come prevenzione e cura di eventuali disturbi posturali. Nella seconda parte della lezione ha cercato di valorizzare la relazionalità nella danza con l’uso di un bastoncino che delineasse la prossemicità e la distanza sociale. Ha quindi sottolineato il sentire comune e quindi il ballo come relazione, come il tenere conto dell’altro, di ciò che l’altro facesse e cioè se si fermava o si dedicasse a qualsivoglia evoluzione. E cosi facendo ha cercato di favorire l’interazione e la comunicazione interpersonale sia a livello verbale sia gestuale. ma tutto ciò senza perdere l’obiettivo di accettare e valorizzare la diversità e l’unicità di ciascuno. Insomma un ballo, una lezione (quella della seconda parte) dove ci si percepiva comprensione, accoglienza, accettazione di sé e degli altri. Inoltre  Daniela, senza che gli allievi se ne accorgessero, ha cercato di attivare la conoscenza dei meccanismi che sottendono alla comunicazione corporea arricchendo il proprio vocabolario espressivo, sperimentandone la gestione.

Tutto questo svolto  all’insegna della gioia, della serenità, del divertimento, della ricerca della felicità, della bellezza e della verità di se stessi.

Carlo Mafera

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