L’asinello incompreso e frainteso da tanti cristiani

L’umile cavalcatura (Giovanni Vannucci)

Pubblicato da Fausto Ferrari su dimensionesperanza e poi da Carlo Mafera su SPV per gentile concessione di DS

L’umile cavalcatura
di Giovanni Vannucci

Il linguaggio umano si differenzia in due forme distinte e complementari: il linguaggio metaforico e quello razionale; il primo è il veicolo della religione, della poesia, il secondo della scienza, della morale, della filosofia, della statistica. Il primo è strettamente legato alla vita, e, sul piano religioso, alla Rivelazione intesa non come un insieme di nozioni astratte, ma come l’urgenza divina che spinge la coscienza umana a quelle trasformazioni, personali e collettive, che le permetteranno di raggiungere la sua perfetta fioritura.

I modi con cui la Rivelazione si esprime sono delle Immagini, concrete e palpabili, dense di significati e stimolatrici di mutazioni di coscienza. Per questo nella lettura dei libri che trasmettono la Rivelazione, nella sua forma scritta, è necessario notare le immagini e meditare su di esse, tenendo conto di tutto l’insieme culturale nel quale sono state formulate.

Nel Vangelo della domenica delle Palme si hanno queste immagini: Gesù sale a Gerusalemme cavalcando il puledro di un asino, i discepoli e la folla l’acclamano, i farisei, i custodi della tradizione vetero-testamentaria, sono scandalizzati, ed esortano il Maestro a far tacere l’entusiasmo del popolo; Gesù risponde: «Non potete fermare l’avanzamento della Rivelazione; se gli uomini tacessero, le pietre l’annuncerebbero» (cfr. Lc 19, 28-40).

L’immagine di Gesù che cavalca l’asino colpisce la nostra immaginazione e la fa riflettere. La prima spiegazione che ci soccorre è quella consueta, a tinte sentimentali: il Messia ha scelto l’umile cavalcatura per esprimere la mitezza, l’aspetto dimesso del Regno che avrebbe instaurato tra gli uomini. E questo il significato che dava la folla alla figura del Messia cavalcante l’asinello? O piuttosto aveva compreso qualcosa di più vasto e di più profondo nel gesto di Cristo?

I Greci presenti all’ingresso trionfale di Gesù avranno sicuramente pensato all’asino, animale sacro, che portava sul dorso la culla di Dioniso e che era collegato al culto della Grande Madre. Nel vangelo di Giovanni è riferito, nella circostanza dell’ingresso a Gerusalemme, il colloquio di Gesù con i Greci presenti, e i termini usati da Gesù alludono ai Misteri di Dioniso e Demetra: «Se il seme di grano non muore non da frutto» (Gv 12, 24).

Gesù che cavalca l’asinello si rivela ai Greci come il celeste Dioniso dei Misteri, agli Ebrei come il vero, spirituale non militare, Messia che introduce nella religiosità virile vetero-testamentaria della Giustizia e del Giudizio, le qualità femminili della divinità: la misericordia e l’amore appassionato per tutto ciò che vive.

La reazione dei farisei, in questa prospettiva, diventa più comprensibile; non sono mossi da gelosia ma da un’oscura intuizione che qualcosa di nuovo, di sconvolgente, di non ortodosso stava avvenendo in quello strano e rumoroso corteo.

L’ingresso di Gesù in Gerusalemme è l’ingresso nel grande, dolente utero della natura terrena; si può dire che Gesù, in questa sua giornata trionfale, nasce davvero, per davvero morire!

Gesù è il portatore dei Misteri divini, il portatore dello Spirito che distrugge e rinnova, rinnova distruggendo, è l’ebbrezza dionisiaca della creazione che avanza trionfale verso il suo compimento, perseguendo un percorso che è segnato da un’incessante pulsazione di morte e di risurrezione, aborrente ogni solidificazione e staticità. E in questo sta l’aspetto tragico, dionisiaco del Cristianesimo: l’uomo in Dio deve negare se stesso per vivere la vera vita.

L’opera misteriosa dello Spirito, anche se invocata dalla materia, è esiziale alle forme, che reagiscono, si difendono e offendono.

I farisei non erano certo dei criminali, dei malvagi; chiusi nella loro formale giustizia, difesi dal baluardo di una tradizione cristallizzata, non potevano vedere nella sconfinata novità di Cristo nulla di più di una ingiuria alla legge, di una aperta professione di anarchia.

La virtù del mondo si opporrà sempre alla virtù dello Spirito, l’onestà della forma rifiuterà sempre la verità dell’idea. La giustizia degli uomini, in netta opposizione a quella di Dio, errerà per non volere errare, peccherà per voler essere giusta.

Questa lotta affiorerà sempre: fra Cristo, distruttore delle forme in nome della vita, e Satana, consolidatore delle forme, l’impegno e la lotta sono assoluti. Contro l’escatologia cristiana Satana susciterà il mondo; e quando la Chiesa si sarà affermata e vorrà riposare, offrendosi alle lusinghe del successo, Cristo susciterà gli entusiasmi degli eresiarchi e la costringerà a combattere contro se stessa per debellare il diavolo dell’ignavia, dell’acquiescenza, della tiepidezza, del pietismo.

(Giovanni Vannucci, in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte BG ed. CENS, Milano 1985; Domenica delle Palme, Anno C: «L’Umile cavalcatura». Pag. 70-72).

A chiusura di questo interessante approfondimento di Giovanni Vannucci, mi permetto di allegarne uno mio personale sempre sul significato profondo dell’asinello nella storia sacra e profana a beneficio dei numerosi lettori che mi seguono nel mio blog “San Paolino’s Voice”

Considerazioni filosofiche e teologiche semiserie sull’asinello

Desideravo esporre delle considerazioni sull’asino e in particolare sull’asino nella bibbia. Dormendo e dormi -vegliando in questi giorni di convalescenza dove le ore passavano lunghe e tristi con stati d’animo altalenanti, mi è venuta in mente la figura dell’asino e non so perché. Mi sono risposto : forse per la tenerezza e la mitezza che promana dal suo corpo. Sta di fatto che Nostro Signore Gesù Cristo, lo ha scelto come compagno alla Sua nascita. Sapeva che poteva confidare nella sua presenza umile e discreta, nel calore e nel tepore che promanava dalle sue narici. Volevo porre l’attenzione su questo umile animale, che in silenzio ci ha insegnato tante cose. Soprattutto il valore dell’essere vicino, prossimo o prossemico (come si dice oggi in psicologia) e quanto difficile sia oggi questo valore nei confronti del debole, del sofferente, della persona fragile. Forse è più facile tenersi a distanza nella migliore delle ipotesi e nella peggiore giudicarlo per scaricarci la coscienza. Mi sono chiesto. Se Gesù lo ha messo vicino a sé, non è un caso: Anche lui ci deve insegnare qualcosa. Il bambino Gesù m’incanta ma mi è piaciuto spostare l’obiettivo della macchina fotografica sull’asinello e fare uno zoom. Vedere i suoi occhioni buoni, mi fa commuovere di tenerezza. Il suo corpo, apparentemente esile e fragile ma capace di lunghi spostamenti, come per esempio in Egitto, dove Giuseppe e Maria si sono dovuti rifugiare per scappare da Erode. Ma, ripeto, spostamenti verso mete feriali, a servizio della nostra quotidianità, non verso mete sensazionali e di godimento. Così, alla fine della vita terrena di Gesù, il mite asinello ce lo porta, dico porta, a Gerusalemme come se lo consegnasse, come agnello sacrificale che poi doveva togliere i peccati del mondo. L’asinello ci porta Gesù . E noi? Quante volte abbiamo portato il peso di un altro Gesù che ci è passato accanto, magari anche molto vicino e non lo abbiamo riconosciuto e non lo abbiamo voluto vedere preferendo fare cose nobilissime e magari “religiose”. Sant’Agostino diceva, Noli foras ire …Non uscire fuori da te stesso…..non c’è bisogno di cercare Gesù chissà dove, probabilmente ce l’hai più vicino di quanto tu non pensi ma non hai gli occhi per vederlo e magari vuoi il cannocchiale per cercarlo a chilometri di distanza. Ma l’asinello no, l’ha capito subito, il mio Gesù è la persona che mi sta accanto e se l’è caricato sulla groppa, gli ha fatto fare il tragitto (qualche chilometro insieme e forse poche ore bastavano per Gerusalemme) perché poi Lui svolgesse il Suo compito . E noi? Sappiamo riconoscere il nostro Gesù? Caricarcelo sulla groppa?

Infine, vorrei parlare dell’Onoterapia, la terapia con l’asino. Sembra che ultimamente, e il cerchio si stringe, per aiutare la crescita dei disabili, si preferisca l’uso dell’asino a quello del cavallo. Il motivo è semplice: il mite asinello quando ha paura si blocca e non si imbizzarrisce come il più nobile cugino. Ma così facendo, salva la vita a chi lo monta. Anche qui una lezione. Talvolta noi preferiamo usare le cose più belle ma poi queste si rivelano più pericolose perché sono più sofisticate. L’asinello no, non ha “crisi isteriche” …è solo testardo…ma la sua testardaggine è più pedagogica della bellezza e soprattutto salva la vita alle persone fragili e deboli come i disabili. Caro asinello ti amo tanto, perché mi hai insegnato questa sera l’umiltà e l’amore che tante volte ho cercato e poche volte ho trovato.

Quanto pagherei per avere un asino per amico. So che non mi tradirebbe mai e avrebbe per me un amore viscerale e un’intelligenza emotiva senza pari. Capirebbe, meglio di chiunque altro i miei stati d’animo. No come due asine che nel 2008, con un’intelligenza pari ad una testa di … cerino, non hanno capito l’una questo articolo e l’altra il lavoro ciclopico che avevo compiuto massacrandomi come un …. asino!!!! Ma la giustizia divina esiste ed il mio asino, con il quale nel frattempo ho stretto amicizia, mi ha confidato che giammai porterà in groppa queste due teste …. gloriose, verso Gerusalemme …. e quindi non ci arriveranno mai nella Città Santa e si dovranno accontentare di guardarla da lontano, piangendo  amaramente per non essere state capaci di non capire un cavolfiore!!!!!

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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