PRINCIPESSE E SFUMATURE – LEI, LUI & NOIALTRE Chiara Becchimanzi – Compagnia Valdrada – Al Fringe Festival di Villa Ada

principesse e sfumatureChiara Becchimanzi

Principesse e Sfumature

SINOSSI

Spettacolo-psicoterapia, che ci offre uno sguardo piccante, acuto, femminile e soprattutto esilarante sui cliché di genere (e non solo). Lo spettacolo è originale e racconta disAvventure precisamente ritagliate dalla realtà. Una donna sull’orlo della crisi dei 30 anni, una indefinita psicoterapeuta dalla voce suadente, e molte domande: perché le donne di oggi devono essere per forza “”tutto””? Cosa vuol dire sottomissione femminile in un contesto in cui una patacca editoriale come “”50 sfumature di grigio”” vende lo stesso numero di copie di “”Don Chisciotte””? Cosa vogliamo, a letto, da un uomo? Perché non sempre riusciamo a chiederlo? Quali sono i nostri modelli estetici, e soprattutto emotivi? Perché spesso siamo portate ad accontentarci, a sacrificarci? E soprattutto… Voi ve la ricordate Topazio? La prima volta. Le relazioni. Sentirsi belle. Sesso. Sesso da soli

REGISTA
Chiara Becchimanzi

AUTORE
Chiara Becchimanzi

CAST
Chiara Becchimanzi

Queste sono le note di regia . Queste giuste riflessioni mi hanno riportato ad una profonda analisi di un articolo letto sul sito dimensionesperanza che, per gentile concessione della redazione, mi consente di estrapolare i contenuti ritenuti da me interessanti. Ecco quella che trovo fortemente correlata.

La realizzazione sessuale della coppia

http://dimensionesperanza.it/aspetti-psicologici-della-famiglia/item/1257-la-realizzazione-sessuale-della-coppia.html

UN “DIVENIRE”

Una coppia non può essere che una
realtà in divenire. Dev’essere questa la convinzione di fondo per
cercare di rispondere alle domande precedentemente poste. In effetti,
un unione coniugale è l’incontro sempre in movimento e talvolta anche
“movimentato” di due diverse modalità di assumere il passato, il
presente e l’avvenire; è l’alleanza di due esseri che , appoggiandosi
all’esperienza primaria, in un certo senso fusionale e fuori del tempo,
del sentimento amoroso, si dispongono – per rimanere fedeli l’un
l’altro – a dar prova di creatività, di memoria e di coerenza. Di
creatività, in quanto la vita si prospetta come un’ avventura densa di
peripezie. Di memoria, perché ogni progetto che voglia essere ricco di
senso esige che non venga dimenticato il passato, con i suoi scacchi ed
i suoi successi. E infine di coerenza, perché ogni divenire, proprio in
quanto eccessivamente frammentato, rende molto difficile la ricerca di
senso.

Ora, un tale esercizio della fedeltà coniugale non
è possibile, soprattutto nell’ambito sessuale, se la coppia non prende
risolutamente coscienza di due fattori.

DUE MODALITÀ DI ASSUMERE IL TEMPO

 

Il primo di essi concerne le rispettive relazionidell’uomo e della donna nei confronti del tempo: non possono che essere
sostanzialmente diverse in ragione delle caratteristiche particolari
del loro corpo. La donna interiorizza gli anni che passano segnata da
vari decenni da una realtà ciclica, quella delle sue mestruazioni, poi
dall’esperienza di una o più gravidanze, nel corso delle quali ha visto
modificarsi il rapporto con se stessa, con il suo coniuge, con coloro
che le stanno accanto, ed infine dall’entrata in menopausa che inaugura
un periodo di definitiva infecondità fisica. Sono tutte esperienze che
il corpo maschile ignora: il che induce il soggetto a credere – salvo
essere smentito da parte di qualcuna delle varie sintomatologie
genitali come l’impotenza o la sterilità clinicamente diagnosticate –
di poter conservare intatti fino alla morte sia la sua potenza sessuale
che la sua fecondità; ne deriva la propensione del marito a cogliere in
modo eccessivamente semplicistico il divenire sessuale della coppia e
talvolta stupirsi di fronte alla reazione della sua sposa che gli
sembrano “inutilmente complicate”.

È dunque importante che ognuno, soprattutto durante
i primi anni della vita in comune, presti attenzione al modo in cui il
proprio coniuge interiorizza la temporalitàche si manifesta attraverso tutta una serie di segni corporei (rughe,
aumento di peso, capelli bianchi), e che non può non segnare il suo
modo di ricercare e di vivere i piaceri sessuali.

Per fare ciò, è bene che tra i coniugi si instauri un dialogocostante e regolare: ma non è facile, in quanto la cosa fa emergere
paure infantili a livello conscio ed inconscio. E in più, ognuno deve
evitare di entrare nel giardino segreto dell’altro: non è del tutto
corretto ricercare la trasparenza totale. Ma quando questo rapporto
dialogico viene fatto con discrezione e nel rispetto della giusta
distanza, per esempio in occasione di un confronto sulla regolazione
della fecondità, diventa allora possibile superare le difese
psicologiche ed esprimere qualcosa in ordine alle proprie esigenze
erotiche ed affettive. È una bella occasione offerta a ciascuno dei
coniugi per comprendere, a livello esistenziale e non solo più
intellettuale , che indubbiamente il corpo sessuato dell’altro non è
strutturato come il proprio, che ritmi e desideri sono differenti, e
che di conseguenza occorre manifestare un rispetto ancora più grande
nei confronti dell’essere amato: “Sei così vicino a me che credevo di
conoscerti, ma ecco che oggi mi appari sotto una luce nuova. Sì, sei
veramente sempre al di là dell’idea che mi faccio di te!”

 

UN “SISTEMA” CARATTERIZZATO DA UN DIVENIRE COMPLESSO

 

La creatività di ciascuno dei coniugi deve recepire un secondo fatto:
la sessualità di una persona non è mai una realtà rigidamente unitaria,
con un tracciato di maturazione caratterizzato da una continua
crescita. La visione freudiana lo ha dimostrato in modo chiaro: la
sessualità è una unità plurale e mutevole, un sistema1 complesso di pulsioni molteplici e diversificate (pulsioni orali, anali…)2 in una ricerca permanente di equilibrio.

Un tale sistema, inoltre, è esso stesso elemento di
un “sistema” assai più esteso: quello rappresentato dalla persona
umana, quell’essere che disponendo di molteplici facoltà ed
inclinazioni (intelletto, memoria, aggressività, ecc.) viene
attraversato da linee di forza e di fragilità, sfruttate dalla sua
libertà sia per alienarsi che per realizzarsi sempre più.

È evidente che un tale insieme sistematico non può
non conoscere, nel corso degli anni, delle trasformazioni, se non
addirittura delle profonde modificazioni, in quanto sottoposto a
innumerevoli pressioni, quali l’invecchiamento del corpo, i problemi di
salute, la nascita dei figli, gli avvenimenti gratificanti o
frustranti, i cambiamenti imprevisti del coniuge, gli sconvolgimenti
sociali… Ogni trasformazione del sistema pulsionale sollecita dunque la
responsabilità della persona. Questa, invece di consentire alle
richieste sessuali di ogni genere che si manifestano al suo interno, è
chiamata a mettervi la misura della ragione. Deve stare attenta che
tale divenire contribuisca alla propria maturazione personale e a
quella dell’altro. Compito quanto mai difficile, in quanto il piacere
sessuale è sempre imparentato con l’eccesso e il paradosso, e si rivela
spesso ribelle quando la volontà cerca di ordinarlo verso il bene.
Proviamo a chiarire.

PARADOSSI

 

Intanto, l’incontro genitale che porta
all’orgasmo appare segnato da vari paradossi. Esso radica il soggetto
nella profondità in qualche misura oscura o misteriosa della sua
condizione corporea; e tuttavia procura il sentimento di una certa
leggerezza3.

Possiede una dimensione ludica, al punto che se la
si vive unicamente per dovere perde tutta la sua attrattiva, ma al
contempo tale dimensione si carica di una certa pesantezza e richiede
un minimo di serietà poiché coinvolge fortemente le persone e può
addirittura comportare l’arrivo improvviso di un figlio. Segna una
comunione corporea riuscita tra due esseri, ma allo stesso tempo porta
a prendere coscienza in modo più approfondito della loro
incomunicabilità: “Che cosa conosco veramente del tuo modo di vivere il
piacere? E dunque, chi sei tu?”.

L’USCITA DAL SÉ

L’orgasmo, inoltre, possiede un qualche legame con
l’esperienza dell’eccesso: fa vivere una sorta di “estasi”, vale a dire
– letteralmente – un’uscita dal sé: Può allora comportare la sensazione
d’essere in procinto di superare i limiti della condizione umana: “È
divino!”. Ne deriva l’impressione fugace di raggiungere, al limite, una
sorta di onnipotenza, e il desiderio di perpetuarla dimenticando che il
corpo non è fatto per essere idolatrato, ma dev’essere accolto come uno
dei segni privilegiati dell’amore gratuito del Creatore.

UNA PERDITA DI DOMINIO

 

E tuttavia, al momento stesso in cui è
estasi, il piacere induce a vivere un altro tipo di eccesso, in quanto
è altresì esperienza di perdita di dominio e rappresenta dunque per il
soggetto un richiamo fortemente esistenziale della sua condizione
creaturale segnata dal limite. Lo obbliga a prendere coscienza del
fatto che per vivere il piacere in modo adeguato occorre accettare di
fidarsi non solo del proprio corpo, ma anche di quello del proprio
partner che provoca il desiderio. Una tale fiducia tronca le
aspirazioni innate di non dipendere da alcuno. Si tratta di una ferita
narcisistica per chi cerca di conservare l’illusione d’essere l’unico
padrone di sé, in qualche misura un piccolo dio per se stesso. E allora
potrebbe nascere la tentazione di scegliere una modalità di vita troppo
ascetica, in cui il piacere è quello di astenersi da ogni piacere,
anche quando questo fosse moralmente buono.

UN POTERE LIMITATO

 

Infine, se il potere della volontà
sull’evoluzione sessuale è del tutto reale, ciò non toglie che appaia
segnato da limiti di origini diverse. Per esempio, se il soggetto ha
vissuto in un contesto educativo che ha determinato in lui l’insorgere
di una specifica tendenza patologica (nevrosi, situazioni – limite [border-line],
psicosi, perversioni…), nell’ambito genitale ed affettivo si
manifesteranno alcune turbe… impotenza, frigidità, eiaculazione
precoce, ecc. O ancora, se ha vissuto l’infanzia in modo globalmente
positivo, può capitare che, posto di fronte a prove troppo forti, veda
insorgere, in lui e suo malgrado, alcuni meccanismi di difesa dei quali
uno dei più frequenti è la “regressione”. Si mette allora a ricercare i
piaceri sperimentati nella sua infanzia e nella sua adolescenza: Il che
lo “umilia” e non manca di avere un riflesso sulla relazione nei
confronti del coniuge che ne resta profondamente sorpreso: “Non avrei
mai immaginato che potesse accadere una cosa simile!”.

UN SEGNO DELLA PRESENZA DELLO SPIRITO

Di fronte al richiamo di così numerosi paradossi e
condizionamenti, qualcuno si chiederà : c’è ancora posto per la
libertà? La risposta è sicuramente positiva.

In primo luogo, le molteplici peripezie del divenire coniugale non sono tutte, grazie a Dio, da classificare tra il “peggio”4cui fanno riferimento alcuni riti matrimoniali! Quando i coniugi hanno
celebrato il matrimonio avendo entrambi una sufficiente maturità, le
sorprese che la vita coniugale e familiare comporta fanno parte, e
anche di frequente, del “meglio”. I rapporti sessuali si rivelano
allora molto gratificanti, e il piacere dei sensi sostiene la ricerca
positiva del senso e del gusto di vivere. “Fare l’amore” è sentito come
il fatto di dare carne al desiderio di gratuità che travaglia l’essere
umano; e questa comunione con l’essere amato, lungi dal portare alla
perdita della propria personalità, approfondisce il desiderio di
ciascuno per ciò che ha di unico e di misterioso. In esso, l’incontro
affettivo e genitale, che esprime qualcosa della sovrabbondanza
dell’amore, si fa segno di un superamento dell’incontro stesso. È come
una traccia della presenza vivificante dello Spirito Santo che non
cessa d’unire differenziando e che in ogni coniuge fa memoria del
Cristo per aprire il presente all’avvenire che viene da Dio (cf Gv
14,26; Gv 16,13).

In secondo luogo,
il corpo umano non è composto solo di elementi biochimici; prima e
soprattutto è una realtà significante, vale a dire “lavorata” dalla
parola. Ecco perché la complessità del divenire coniugale può trovare
un supplemento di senso quando viene messa in relazione con l’alleanza
tra Dio e l’umanità. Questa alleanza, di cui il matrimonio cristiano
cerca di essere la parabola vivente (cf Ef 5,32), appare come una
storia fatta di miserie e di grandezze , di idolatria e di fedeltà, di
violenza e d’amore. Ora, è proprio in questa miscela “di meglio e di
peggio” che il Verbo di Dio prende carne (cf Gv 1,14) e si inscrive nel
tempo di questa terra per farsi portatore di Salvezza. D’un tratto,
ogni coniuge può considerare con uno sguardo carico simultaneamente di
lucidità e di speranza, non solo la propria storia ma anche quella
dell’essere amato. Comprenderà allora in modo nuovo che “Dio è amore” (1 Gv 4,8) e che l’amore “si compiace della verità. Tutto copre,tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” ( 1 Cor 13,6-7).

Xavier Thévenot

da “Famiglia domani”

Aprile-Giugno 2000/2

Pubblicazione rimovibile su SPV

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