Oggi 2 ottobre e’ la festa dei nonni che richiama il 26 luglio memoria liturgica di San Giacchino e Anna : ecco una riflessione di Benedetto XVI

Cuore di nonno

Pubblicato da Administrator con il link http://dimensionesperanza.it/aree/famiglia-giovani-anziani/aspetti-psicologici-della-famiglia/item/2163-cuore-di-nonno.html – pubblicato poi su SPV (previa autorizzazione) a cura di Carlo Mafera

Cuore di nonno

 I nonni italiani sono 11 milioni, con in media 3,5 nipoti ciascuno Un nutrito campione di bambini, interpellato da “Noi”, a sorpresa dichiara: «Con loro non facciamo niente di speciale». Possibile? O non sarà che “speciale” è già lo stare insieme? Ecco le risposte.

l nonni italiani sono 11 milio­ni e hanno in media 3,5 nipoti ciascuno. La “nonnitudine” è una fase dell’ esistenza in continua evoluzione, come del resto, la vita stessa. I primi anni sono intensi e attivi, quando l’età non è ancora molto avanzata e i nipoti più piccoli e “impegnativi”. Poi piano piano c’è un rallentamento progressivo dell’attività, ma i rapporti familia­ri restano comunque stretti. Se­condo il rapporto”Anziani 2002″ della Federazione pen­sionati della Cisl, presentato al­la fine di ottobre, solo il 7,6 per cento dei nonni abita almeno con un nipote, mentre nella grandissima maggioranza ogni nucleo vive per conto proprio. Niente paura, però quasi la metà dei nonni risiede nello stesso caseggiato o a meno di un chilometro di distanza. da almeno un nipote. Ma cosa fanno i bambini con i nonni, superata la fase della cura, cioè dopo i 5-6 anni? Quali le attività preferite insieme a loro, quali caratteristiche particolari ha un nonno rispetto a un ge­nitore o a qualunque altro adulto? Questo il sondaggio della Cisl non lo dice. “NoiGe­nitori &Figli”, allora, ha rea­lizzato un piccolo test tra alcuni ragazzini italiani, tra gli 8 e i 14 anni. Eccone i risuItati.

Sorpresa: insieme ai nonni non si fa un bel niente. «Sì, mi vengono a prendere a scuola e poi stanno con me il pomerig­gio e mi controllano i compiti. La nonna, di più. Però è il nonno che mi accompagna in piscina e che poi se ne sta lì ad aspettarrni leg­gendo il giornale. Qualche volta, la sera, gio­chiamo a carte mentre la nonna prepara la cena. Cucina bene, la nonna, ma io per pren­derla in giro dico che vorrei andare da McDonald’s. E lei fa finta di arrabbiarsi… ». Tirando le conclusioni,

Filippo – abita a San Mauro Pascoli, ha otto anni, tre nonni, due genitori che lavorano – sospira: «Eh, no, con i nonni non faccio proprio niente». Beato lui: con i nonni Filippo fa di tutto anche se, piccolino com’è, i tanti gesti di quo­tidiana normalità gli sembrano… nulla. Magari è la domanda che è sbagliata, visto che quasi tutti gli intervistati hanno risposto esattamente così, come Filippo.

Tania che ha quattordici anni e abita a Val­proto (Vi) è convinta di «non fare niente di particolare» con i nonni. «Stiamo insieme… »: vorrà dire che stare insieme è già abbastanza?

Stesso copione anche per Sara, pure lei quat­tordicenne ma piemontese, di Benevagienna: non sa descrivere nessun particolare saliente riguardo la sua vita con i genitori di mamma e papà. Ma forse è il telefono che la intimidi­sce, il pensiero di parlare con un giornalista: sua madre ha appena detto -la voce che stil­lava orgoglio – che Sara ha vinto un concor­so nazionale di scrittura che aveva per tema (indovinate un po’?) i nonni. Per descrivere con una parola il loro grande pregio dice: la saggezza. Un difetto: sono troppo vecchi. Intendendo – spiega – che vorrebbe averli ancora vicino per tanto, tanto tempo. Già, perché con i nonni non ci fa niente però quel niente lì le piace farlo pro­prio con loro. «Con il nonno mi diverto a curare l’orto. Insieme raccogliamo le patate e poi la nonna fa gli gnocchi».

Stefanoha nove anni e abita a Castelbolognese: ci pensa un po’ quando deve descrivere sinteticamente i suoi antena­ti. Poi dice: sempre disponibili. Difetti: non gliene viene in mente nessuno.

«È un brontolone, mugugna sempre»: dice Alberto del nonno. Pietro, suo fratello, con­ferma. Fin qui i difetti mentre il pregio – grande – è l’allegria. Il nonno vive in casa con loro, a Genova: li accompagna a scuola, a nuoto e a calcio. Potendo scegliere qualcosa da fare con lui Alberto – dieci anni – lo sfi­derebbe a una gara di nuoto. Chi dei due vin­cerebbe? «Non lo so, a nuotare mi ha inse­gnato lui… ».

Il fratello Pietro, undici anni e una passione per il pallone, parla dell’ altra nonna, Silvana: “Quando è morta io mi sono un po’ chiuso dentro di me. Adesso le cose vanno meglio, sono di nuovo uscito fuori da me… “. Con i suoi nonni, potendo scegliere, vorrebbe fare qualche gita: «Li porterei in giro, così potrei fargli vedere come cono­sco bene i posti, come sto diventando bravo con la geografia».

Silenzio, parla Agnese: “Dei miei quattro nonni mi piace tutto». Sua sorella Matilde, invece, quale difettuccio lo trova: «Ogni tanto si arrabbiano». Poi, però, si scopre che capita quando le nipoti sono disubbidienti. «Con loro – è sempre Matilde a parlare ­ mi piace mangiare. Le nonne preparano sem­pre cose buone». Anche uno dei nonni ogni tanto sta dietro i fornelli: «La mamma – rac­conta Agnese – dice sempre che lui fa per i nipoti quello che non ha fatto per i figli: ha persino imparato a cucinare». Entrambe potendo esprimere un desiderio vorrebbero i nonni più giovani, «per giocare di più».

La caratteristica principale dei nonni per Marco – dodici anni, di Zambana (Trento) ­è l’ascolto. Chiacchiera molto con la nonna, mentre l’aiuta a sbucciare le patate o a raccogliere le mele: «Le racconto tutto: come vado a scuola, i problemi con gli amici. Questa per me è la cosa più bella che dovrebbero fare i nonni: parlare con i nipoti».

Nicoletta Martinelli

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Les Combes (Valle d’Aosta)
Domenica, 26 luglio 2009

Cari fratelli e sorelle!

Buona domenica! Ci incontriamo qui a Les Combes, presso l’accogliente casa che i Salesiani mettono a disposizione del Papa, dove vado terminando il periodo di riposo fra le belle montagne della Valle d’Aosta. Sono grato a Dio che mi ha concesso la gioia di queste giornate segnate da vera distensione – malgrado il piccolo infortunio a voi ben noto. Colgo l’occasione per ringraziare con affetto coloro che si sono premurati di starmi accanto con discrezione e con grande dedizione. Saluto il Cardinale Poletto e i Vescovi presenti, in particolare il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto. Saluto cordialmente il Parroco di Les Combes, le Autorità civili e militari, le Forze dell’ordine, e tutti voi, cari amici, come pure coloro che sono uniti a noi mediante la radio e la televisione.

Quest’oggi la liturgia prevede come pagina evangelica l’inizio del capitolo VI di Giovanni, che contiene dapprima il miracolo dei pani – quando Gesù diede da mangiare a migliaia di persone con solo cinque pani e due pesci –; quindi l’altro prodigio del Signore che cammina sulle acque del lago in tempesta; e infine il discorso in cui Egli si rivela come “il pane della vita”. Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita. In questo Anno Sacerdotale, come non ricordare che specialmente noi sacerdoti possiamo rispecchiarci in questo testo giovanneo, immedesimandoci negli Apostoli, là dove dicono: Dove potremo trovare il pane per tutta questa gente? E leggendo di quell’anonimo ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci, anche a noi viene spontaneo dire: Ma che cos’è questo per una tale moltitudine? In altre parole: che sono io? Come posso, con i miei limiti, aiutare Gesù nella sua missione? E la risposta la dà il Signore: proprio mettendo nelle sue mani “sante e venerabili” il poco che essi sono, noi sacerdoti diventiamo strumenti di salvezza per tanti, per tutti!

Un secondo spunto di riflessione ci viene dall’odierna memoria dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Madonna e, dunque, nonni di Gesù. Questa ricorrenza fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa. In particolare, ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita. Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita. Affido alla protezione di sant’Anna e san Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione. La Vergine Maria, che – secondo una bella iconografia – imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio.

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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