Lezioni di vita affettiva. Affettività e innamoramento

L’introiezione altro non è che il racimolare da tantissime persone il costituirsi dell’immagine affettiva, l’innamoramento è il riconoscere in una persona la totalità di questi elementi. Proprio da questo si può capire perché, quando si arriva a “conoscere bene” la persona di cui si è innamorati, avviene spesso il tragico crollo delle illusioni: perché quel povero individuo non ha nessuno di quell’insieme di elementi positivi che l’io aveva introiettato, egli è solo un uomo o una donna, fatto in certo modo, con un suo determinato carattere affettivo, che non ha nulla a che fare con quell’ Adamo o quella Eva di cui l’io aveva bisogno. Si direbbe dunque che l’io ha bisogno di un tu affettivo totale, e che il tu reale non è normalmente adeguato alla proiezione affettiva.(Natalino Spaccapelo)

Pubblicato da Elettra Pepe su Dimensione Speranza con il link http://dimensionesperanza.it/aree/famiglia-giovani-anziani/problematiche-giovanili/item/6985-lezioni-di-vita-affettiva-affettivit%C3%A0-e-innamoramento.html – pubblicato (previa autorizzazione) su SPV a cura di Carlo Mafera (soltanto il capitolo sottostante)

La natura dell’innamoramento

rami fioriti di mandorlo van fogh

Che cos’è in realtà l’innamoramento? Come mai ci si innamora? Perché quel ragazzo si è innamorato proprio di quella ragazza? È possibile indicarne una dinamica?

In psicologia si danno molte definizioni del “carattere”, e la più adeguata è questa: il carattere di una persona è l’insieme della strutturazione della sua affettività, in relazione con il mondo esterno, poiché una persona viene appunto caratterizzata, strutturata nella sua personalità soprattutto in riferimento all’ambiente in cui si trova a vivere. Quindi la strutturazione dell’ affettività di una persona, cioè di tutti i suoi sentimenti, le sue emozioni, le scelte, i suoi ruoli, costituisce in qualche modo il suo carattere, e si costruisce lungo tutto l’arco del suo sviluppo. Intanto che l’individuo cresce e realizza, nei rapporti affettivi, una sua strutturazione in rapporto con l’esterno (che lentamente diventerà il suo carattere), viene a costituirsi lentamente un altro fenomeno in lui, che cresce un po’ per volta inconsciamente: è un’ immagine affettiva che è alternativa e complementare all’io, una specie di controfigura dell’io, che si può chiamare “figura ideale”. Il soggetto non è consapevole di avere dentro di sé, nella propria psiche, questa controfigura, questa immagine affettiva alternativa e complementare a sé.

Questa immagine affettiva cresce assieme alla propria personalità come “figura ideale”, generalmente nell’uomo della donna e nella donna dell’uomo. Come può avvenire la costituzione di questa immagine affettiva? Da un punto di vista generale, l’individuo ha una serie di rapporti interpersonali e affettivi con le diverse persone con cui viene a contatto fin dalla nascita, prima la realtà/madre, poi la realtà/padre, ecc. Tutti questi rapporti portano nel soggetto un’interiorizzazione affettiva, parallela a quella conoscitiva; cioè il soggetto interiorizza qualche cosa di questi rapporti affettivi, in modo particolare dell’altro sesso: per es., nel bambino., resta l’impronta della mamma, della sorella, della zia, della compagna di scuola o dell’ educatrice; viceversa nella bambina, quella del papà, dei fratelli, dei cugini, del compagno di scuola, dell’educatore, ecc. Anche le persone affettivamente distanti possono lasciare qualche impronta affettiva; per non parlare poi di quelle figure in qualche modo mitiche, come gli attori, le attrici, i cantanti, ecc. (mitiche perché questa conoscenza non è interpersonale, è raro il caso in cui i ragazzi conoscono di persona il personaggio famoso), sono figure che in qualche modo rimangono ideali, ma che certamente influiscono affettivamente sulla persona che le interiorizza. Naturalmente c’è una certa differenza tra l’interiorizzazione affettiva di persone reali, persone con cui veramente si ha un rapporto di conoscenza, e l’interiorizzazione affettiva di figure in qualche modo mitiche, in cui il rapporto è soltanto ideale.

La formazione dell’immagine affettiva all’interno della coscienza dell’individuo è data dalla totalità dei rapporti interpersonali, non importa quanto siano distanti affettivamente, e questa interiorizzazione avviene per un fenomeno molto conosciuto che si chiama, processo di introiezione: in esso tutte le caratteristiche, gli elementi e le qualità della persona vengono interiorizzati come acquisiti. Non si conosce ancora bene la forza dell’influsso affettivo tra le persone, tuttavia deve essere molto forte, per cui la propria affettività in gran parte altro non è che la raccolta, non senza filtro evidentemente soprattutto a misura in cui l’età cresce, di quelle che sono le caratteristiche, le qualità, gli elementi affettivi delle persone con cui si sta a contatto: avviene una specie di appropriazione, in quel processo di recettività, che è fondamentale nella crescita della personalità. C’è tutta una serie di “introiezioni” lungo il processo di crescita, ed è attraverso questo processo introiettivo che il soggetto interiorizza affettivamente le caratteristiche delle persona dell’ altro sesso con cui viene a contatto. Si può comprendere quanto sia grande il numero delle persone di sesso diverso con cui normalmente un individuo viene a contatto nella sua vita; e tutte, in qualche modo, lasciano un’impronta affettiva.

In questo processo di introiezione affettiva avvengono quattro fatti fondamentali simultaneamente, anche se sono distribuiti lungo tutto il processo di sviluppo della personalità, a partire dai primissimi istanti di vita:

l) Una interiorizzazione affettiva consonante, cioè l’affettività della persona è dello stesso tono affettivo di quello da cui la riceve. Ne sono un esempio quei rapporti affettivi positivi che arricchiscono e che vengono recepiti quando si riceve un amore autentico e ricco: quindi rapporti affettivi di segno positivo che vengono affettivamente accolti nella coscienza. Si intende dunque con questo primo elemento, l’interiorizzazione di una consonanza affettiva tra ciò che la persona affettivamente dà e ciò che l’altra affettivamente riceve.

2) Un secondo fatto che avviene nell’introiezione affettiva è l’interiorizzazione affettivamente dissonante, quando la persona vive dei rapporti interpersonali non positivi, che sono in vario modo e in varia gradualità vissuti come negativi e traumatici. Soprattutto nell’età infantile, quando l’io non è ancora abbastanza protetto ed è molto forte l’azione recettiva dell’affettività, vengono recepiti (anche se si respingono) gli elementi negativi dalle persone con cui si viene a contatto. Per es., quando si deve convivere, per motivi diversi, con una o più persone con le quali si hanno rapporti affettivi negativi, di cui si è consapevoli, anche se non si accolgono affettivamente. Avviene una interiorizzazione affettivamente dissonante, la quale mette in risalto la grande importanza che ha l’ambiente in questo caso: nessuna persona, infatti, anche adulta, può essere così tetragona da non subire alcun influsso dall’esterno o dalle persone da cui è circondata. Dunque c’è dissonanza affettiva tra l’influsso che si esercita e che si riceve, e l’accettazione affettiva. Tutti, soprattutto nell’ età più adulta, possono dire di aver vissuto questa situazione di dissonanza, qualche volta fino a raggiungere, con forti sofferenze, gravi situazioni conflittuali.

3) Terzo elemento dell’introiezione affettiva è che tutti questi elementi affettivi interiorizzati, sia positivi e accolti affettivamente, sia negativi e respinti, vengono organizzati dal subconscio. Si dovrebbe a questo punto richiamare l’attenzione sulla presentazione dell’affettività secondo il concetto degli “schemi affettivi”, proposta da Piaget e successivamente elaborata, che sembra offrire una spiegazione migliore della classica presentazione dell’ affettività della scuola freudiana o psicanalitica in genere; quest’ultima si serve della mitologia, la quale non aiuta molto a capire l’interiorità dei fatti della coscienza. Ebbene, tutti gli elementi interiorizzati affettivamente, sia quelli accolti sia quelli respinti, organizzano e costruiscono in modo, per lo più inconscio, l’immagine affettiva. Questa organizzazione di schemi affettivi, cioè di elementi che vengono introiettati dall’esterno, è un processo di cui l’io non è consapevole in alcun modo; si sa che ciò che relaziona l’individuo all’ambiente esterno, cioè le sue condotte, si organizzano e si strutturano con una grandissima rapidità, proprio a causa del rapporto di relazione tra l’io e l’ambiente. Come spiegare il lungo periodo di tempo necessario per la formazione morale e affettiva della personalità, cioè l’ultima tappa dell’adolescenza? Questo lungo periodo è dato proprio dall’ organizzazione affettiva incoscia, quella che poi presiederà alla personalità matura.

4) Tutti questi elementi introiettati non si disperdono nel proprio vivere, ma vengono unificati tramite un’organizzazione affettiva che subisce nel tempo un processo, detto processo di fissazione dell’ inconscio. È la faccia nascosta del carattere, è il contro-carattere, che proprio in questo processo di fissazione incoscia diventa lentamente operativo all’esterno: infatti la persona nel suo rapportarsi, soprattutto affettivo e sociale, è guidata da questa immagine affettiva, al punto che nell’adolescenza la ricerca dell’altro è portata, e in qualche modo presieduta, dall’immagine affettiva inconscia che ognuno ha dentro di sé.

 

Dunque il processo introiettivo affettivo comprende almeno questi quattro elementi:

a) interiorizzazione affettivamente consonante (ciò che si riceve e viene affettivamente accolto);

b) interiorizzazione affettivamente dissonante (ciò che si riceve affettivamente viene recepito, ma può essere affettivamente respinto e non accolto; e qui entrano in gioco, come abbiamo già accennato, tutti i meccanismi di difesa);

c) tutti gli elementi, positivi o negativi, affettivamente accolti e respinti, vengono organizzati inconsciamente a costituire l’immagine affettiva (l’alter ego: se l’ego è maschio, l’alter sarà femmina);

d) questa organizzazione affettiva incoscia subisce lentamente un processo di fissazione nel proprio inconscio (che non è inattivo dentro i sé, ma diventa lentamente operativo).

Prima si è parlato del carattere come organizzazione dell’ affettività in relazione all’esterno; poi che c’è una parallela e contemporanea formazione di un’altra specie di carattere, che non è quello dell’io, ma che in qualche modo l‘io recepisce da tutta l’esperienza affettiva che gli viene dall’esterno, e questo è un processo introiettivo, quindi assolutamente involontario – anche se la volontarietà ha il suo ruolo e la sua importanza: tuttavia qui siamo in una dimensione pre-volontaria -. Inoltre si è già detto che l’innamoramento è un fenomeno soggettivo, in cui l’altro ha solo una funzione occasionale, per cui si dovrebbe correggere il “sono innamorato di…” con il “sono innamorato da…”, perché l’essere innamorati è passivo, è un moto che va dall’ esterno verso l’io – il motivo di questo uso linguistico errato è probabilmente dato dal fatto di non distinguere l’innamoramento dall’amore, distinzione invece fondamentale.

Un’altra considerazione di questa quarta sezione che riguarda la “natura dell’innamoramento” è che esso avviene quando l’immagine affettiva emerge dalla coscienza; questa immagine si trova nella zona d’ombra della propria interiorità, è la faccia nascosta della propria “luna”, Talvolta nella letteratura d’amore, l’inizio dell’innamoramento è reso dall’immagine di una nascita: ed è vero, perché la stessa esperienza che l’io fa alla nascita, quando è messo al mondo senza essere interpellato, viene fatta dalla persona che “nasce” all’amore; questo è il motivo per cui, normalmente, questa esperienza è così bella, e infatti il sentimento proprio dell’innamoramento è il “gaudio”. Quando l’immagine affettiva interiorizzata e fissata, che sta nell’inconscio, irrompe alla coscienza e sale alla luce del proprio io (e questo avviene attraverso la mediazione di una persona reale, anche se mitica: quanta gente infatti si innamora dei divi, delle dive, dei cantanti e degli attori, ecc.), svolge la stessa funzione di quando nell’innamoramento emerge l’altro; tuttavia, poiché manca il rapporto reale e personale, non è il meglio che possa accadere.

Sono necessari tutti e due gli elementi, sia la conoscenza di una persona reale, sia la costruzione inconscia o subconscia dell’immagine affettiva; quando questi due fenomeni si incrociano e si incontrano la persona fa l’esperienza dell’innamoramento. Quest’ultimo dunque è l’io che raggiunge il livello massimo del suo nascere: in fondo la vita dell’uomo è un continuo nascere, fino alla morte, la quale a sua volta è la nascita ad una situazione di esistenza di cui ancora non si conosce nulla, ma che tuttavia è l’ingresso della coscienza in una dimensione ultima.

La coscienza umana, dal momento della nascita biologica, emerge via via lungo la vita a situazioni e a gradi di realtà sempre maggiori; l’innamoramento è l’inizio di quella situazione di nascita che è la vita adulta. Ci si può innamorare quando capita uno di questi tre fatti, singolarmente o contemporaneamente, a seconda dei casi:

I caso: l’immagine affettiva è una specie di incontro tra la persona reale e la figura ideale. Si può spiegare così quell’ impressione che ha la persona innamorata di riconoscere nell’altro o nell’altra proprio quella persona che crede di aver aspettato da sempre, e proprio quella. Senza ricorrere alle idee platoniche, in cui l’anima che sta in questo mondo guarda alle persone e si ricorda di averle già incontrate, rimane vero che quando uno si innamora, in un certo senso, riconosce nell’altro probabilmente quell’immagine affettiva che ormai stava salendo dentro di sé e che esigeva di essere svelata.

II caso: l’innamoramento avviene quando la persona che si incontra sembra incarnare e rivestire, nella sua individualità e nella sua personalità, la maggior parte degli elementi positivi presenti nella propria immagine affettiva. Non importa il numero di questi elementi, possono anche essere pochissimi, soprattutto nei primi innamoramenti, ma sono importanti per la nuova nascita dell’ io; dunque anche se la persona esterna ha uno solo degli elementi caratteristici positivi della propria immagine affettiva, l’io crede di riconoscere in lei esattamente il proprio Adamo o la propria Eva.

La scintilla dell’ innamoramento scocca quando emerge la propria immagine affettiva e la si riconosce in qualche modo realizzata in un particolare individuo; per così dire avviene un fenomeno contrario a quello dell’introiezione: l’introiezione altro non è che il racimolare da tantissime persone il costituirsi dell’immagine affettiva, l’innamoramento è il riconoscere in una persona la totalità di questi elementi. Proprio da questo si può capire perché, quando si arriva a “conoscere bene” la persona di cui si è innamorati, avviene spesso il tragico crollo delle illusioni: perché quel povero individuo non ha nessuno di quell’insieme di elementi positivi che l’io aveva introiettato, egli è solo un uomo o una donna, fatto in certo modo, con un suo determinato carattere affettivo, che non ha nulla a che fare con quell’ Adamo o quella Eva di cui l’io aveva bisogno. Si direbbe dunque che l’io ha bisogno di un tu affettivo totale, e che il tu reale non è normalmente adeguato alla proiezione affettiva.

III caso: l’innamoramento avviene quando la persona esterna sembra priva della maggior parte degli elementi negativi affettivamente recepiti dall’immagine affettiva. Per es., una ragazza può innamorarsi di una persona che è esattamente l’opposto di suo padre, il quale, pur essendo un galantuomo e una persona rispettabilissima, è stato affettivamente molto pesante nei suoi confronti; ella ha interiorizzato affettivamente, e ha respinto i caratteri che sentiva negativi, per cui si innamorerà di chi è esattamente il contrario di suo padre. 

Questi tre elementi (in relazione all’ipotesi dell’immagine affettiva inconscia, introiettata dalla totalità delle esperienze interpersonali affettive della propria vita, e riconosciuta in un individuo) possono essere ognuno sufficiente per far scattare il dinamismo dell’innamoramento, anche se il perché e il per come questo avvenga, non si sa. Tuttavia può capitare che si presentino tutti e tre insieme questi fatti, simultaneamente, e allora l’innamoramento diventa “amore”. Altrimenti se la persona viene a conoscere l’altra da cui è stata innamorata, e ne riconosce solo gli elementi negativi, avviene una reazione esattamente contraria: soltanto così si può spiegare perché tante forme di innamoramento, dopo poche settimane o mesi, si trasformano in un vero odio, in una specie di irritabilità affettiva alla sola presenza dell’altro; è evidente che l’altro gli ha incarnato l’immagine negativa che aveva dentro.

 

Tratto da : Lezioni di vita affettiva di Natalino Spaccapelo, 2006, Armando Editore.

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