L’importanza dell’istituzione dell’Eucarestia

 Il Giovedì Santo di ogni anno è dedicato al ricordo dell’istituzione del dono più bello che Nostro Signore Gesù Cristo ha fatto all’umanità : quello del proprio corpo da mangiare per essere assimilati alla Sua Grazia, al Suo Spirito e alla Sua Stessa Vita Eterna. Ai lettori del blog San Paolino’s Voice propongo la collazione di due miei precedenti articoli per dare uno spunto di riflessione a chi mi segue da anni. Una Buona Pasqua di Resurezzione a tutti.
Lettera aperta ad una collega per spiegare l’Eucarestia
di Carlo Mafera

Cara Angela, con questa lettera desidero chiarirti le qualità della mitezza, dell’umiltà di Gesù. Innanzi tutto vorrei dirti che qualsiasi parola o frase è insufficiente a fartelo capire pienamente perché credo che la migliore comprensione dovrebbe derivare dalla mia testimonianza e dal mio esempio. Se tu riuscissi a vedere in me la mitezza e l’umiltà di Gesù, questa sarebbe la più grande esemplificazione dei concetti che ti voglio dimostrare. Purtroppo, guardando la mia vita e il mio comportamento, non vedresti certamente le qualità sopra indicate ma soltanto un barlume molto sfocato. Ti risulterebbe quindi un Cristo deforme e spezzato molto lontano dalla sua autentica realtà. Pertanto non mi rimane che ricorrere ai passi del Vangelo di Marco che è quello scelto da me per esemplificare le virtù della umiltà e della mitezza presenti nella figura di Gesù. Io credo che il passo dove maggiormente si trova la qualità dell’umiltà sta nell’istituzione dell’Eucarestia, che vorrei citare per esteso: (Mc 14,22-25) Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». Perché questa mia scelta? Perché nell’istituzione di questo sacramento c’è il massimo della donazione di Sé, di un Dio che si fa pane per farsi mangiare da tutti, per accogliere ed essere accolto da tutti indistintamente. Io credo, cara Angela, che in nessuna religione si arrivi a tanto: le altre infatti predicano un Dio distante da adorare e temere o dal quale trovare delle buone massime per vivere meglio. Ma in nessuna c’è questo desiderio di Dio, che è grande e onnipotente, non di essere piccolo ma di farsi piccolo per raggiungere tutti gli uomini, entrare in essi, compenetrarsi con essi, con la loro vita, per dargli la Sua vita e soprattutto per renderli partecipi della Sua vita. Avevo pensato anche all’episodio della lavanda dei piedi, dove è presente il concetto di umiltà nel senso del massimo grado di servizio e di disponibilità nei confronti del prossimo. Ma, l’evangelista Marco ha omesso di descrivere questo episodio,presente negli altri vangeli, probabilmente perché il più comprende il meno. Forse è stata una scelta dettata dal fatto che la compenetrazione che esiste nel sacramento dell’Eucarestia, dove Gesù si fa piccolo per darci se stesso e la sua stessa Grazia è di gran lunga superiore al servizio, sia pure quello più umile e più disponibile. Tu che sei una mamma e di servizi simili alla “lavanda dei piedi” ne hai compiuti innumerevoli, sai bene che in tali momenti l’umiltà ci avvicina enormemente all’altro e ci fa partecipare anche dei suoi problemi o delle sue sofferenze ma comunque rimane una distanza, sia pur minima. Nell’Eucarestia c’è qualcosa di più: c’è la completa e totale assimilazione all’altro, una partecipazione assoluta alla sua vita. Tutto ciò ha un non so che di misterioso e di indescrivibile che, forse solo i mistici ti potrebbero raccontare. Io ho solo cercato di balbettare qualcosa in merito dandoti solo qualche flash. Ti auguro tutto il bene possibile.

Il tuo collega e amico Carlo

EUCARESTIA PER LA CITTADINANZA

 

Don Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma ha spiegato il significato dei due termini e il valore dell’essere e sentirsi componenti attivi della “città” nei locali della Parrocchia degli Angeli Custodi a Roma il 18 settembre del 2011. Una riproposta di un articolo che riveste un significato particolare proprio oggi 12 febbraio 2014 quando Papa Francesco ricorda, nell’udienza del mercoledì, il valore dell’Eucarestia.

 

Analizzare le frasi, contenute nella Sacra Scrittura che più di tutti esemplificano il concetto di Eucarestia e soprattutto le implicazioni con l’impegno sociale, è stato il compito di Don Enrico Feroci nella conferenza tenutasi a Roma il 18 settembre.  Quella più rappresentativa è stata: “La comunione con il tuo Corpo e il tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna…”. In questa frase è contenuta tutta la forza ideale del cristianesimo. Cibarsi del Corpo di Cristo diventa, per chi ne mangi,  una grande responsabilità nei confronti dell’intera comunità civile. In altre parole, il Signore deve continuare a vivere nel mondo attraverso la testimonianza di chi si è nutrito dell’Eucarestia. O, per dirla con S. Giovanni Crisostomo “: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non onorare il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascuri quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio corpo”, è il medesimo che ha detto: “Voi mi avete visto affamato e non mi avete nutrito” e “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli “l’avete fatto a me”… A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici d’oro, quando lui muore di fame? Comincia a saziare l’affamato e poi, con quello che resterà, potrai onorare anche l’altare. Insomma, il fratello è il volto di Cristo.

Un altro pensiero che Don Enrico Feroci ha messo in evidenza è stato quello sul memoriale del sacrificio di Cristo. “Quando nella Chiesa si celebra l’eucarestia non si fa per ripetere il sacrificio di Cristo … semplicemente  noi rendiamo presente l’unico e insostituibile sacrificio e ci impegniamo ad imitare la Sua offerta con l’offerta di noi stessi” . In altre parole “l’offerta di Gesù ha un senso se continua con la nostra offerta.”  “Anche il Papa Benedetto XVI – ha ricordato Don Enrico – ha precisato recentemente che una celebrazione eucaristica che non preveda l’incontro con gli uomini laddove essi vivono e soffrono, non ha senso”. “Bisogna spezzare la propria vita per gli altri”. E, a conclusione della prima parte, Don Feroci ha letto un brano del diario di Don Andrea Santoro, morto martire in Turchia qualche anno fa. Mi sembra significativo estrapolarlo per intero per coglierne la profondità del pensiero di un martire (testimone). “Ieri sera alle 21 ho celebrato l´Eucarestia nella cappella delle suore della Nigrizia, a Betania.
Betania mi ha fatto capire l´Eucarestia, perché l´Eucarestia è Gesù che entra nelle case di Betania, nella casa di Marta e Maria, nella casa di Simone il lebbroso.
E´ Gesù che cammina per le stradine mentre i ragazzini giocano e litigano e alcuni lo guardano, si avvicinano per chiedere qualcosa, per salutare. E´ Gesù che saluta i vicini di Marta e Maria, che entra nella tomba di Lazzaro, va a cena da un lebbroso o lebbroso tuttora, si lascia improfumare e accarezzare da una donna, scambia due chiacchiere con i commensali, ride con uno, fa un discorso serio con un altro. E´ Gesù che sale piano piano la salita ripida che attraverso Betania porta a Gerusalemme, si ferma ogni tanto, fa la voce a qualche lavoratore e lo saluta, approfitta del passaggio per fermarsi un attimo da qualche famiglia o presso qualcuno di cui gli avevano parlato.

“Questo è il mio corpo”, che vuol dire? Vuol dire “voi siete mio corpo”, voi, proprio voi. I vostri corpi sono il mio, le vostre anime, le vostre case, i vostri figli, il vostro pane, i vostri vini, i vostri canti, le vostre lacrime. Gesù prende il pane, prende l´uomo, prende la nostra stoffa, la nostra carne, lo tiene in mano e dice lode e benedizione a Dio e afferma che è corpo suo. E dice “mangiatene”, riaccostatevi a voi perché non siete immondi, lontani, castigati, siete me, siete corpo mio, siete santità, vicinanza, benedizione, arca di Dio, alito di Dio e sua figura. Siate contenti, guardatevi e possedetevi con esultanza, non con paura, angoscia, scetticismo, nausea.

E lo “spezzò”: apre i nostri corpi, la nostra storia perché possiamo guardarci dentro, vederne il reale contenuto, la reale sostanza. Ce li offre come nutrimento, come cosa buona che è vita e dà vita perché siamo noi e siamo lui insieme, non più distinguibili e separabili.” Quindi, siamo noi stessi il Corpo di Cristo da offrire agli altri, da offrirci gli uni agli altri.

E poi, Don Enrico ha sottolineato l’importanza della celebrazione domenicale che rappresenta la trasformazione di quel meraviglioso evento, istituito quel giovedì santo, in evento ecclesiale. “I martiri di Abitene – ha detto il direttore della Caritas Romana – proclamavano davanti ai loro persecutori “Sine Dominico non possumus” Senza la domenica non possiamo esistere. E ancora, citando il cardinal Martini “il cristiano non è quello che va a messa la domenica, ma colui che ama il prossimo perché va a messa la domenica.”

Relativamente al concetto di cittadinanza, Don Enrico Feroci ha citato Don Tonino Bello circa l’episodio del Buon Samaritano. Il cristiano è un uomo che davanti al problema del fratello non passa avanti. “La Chiesa deve sentire la bellezza di vivere nella Città … deve dare corpo al messaggio evangelico e deve parlare della città perché è un tema cristianamente determinante.”

Infine, Don Enrico ha concluso sottolineando le criticità e le nuove povertà  di cui la famiglia e la prima ad esserne vittima. Innanzi tutto una grave mancanza di politiche a sostegno della famiglia dalla quale nascono a cascata tutti gli altri: ritardo nell’età in cui ci si sposa; difficoltà quindi nella procreazione, difficoltà economiche che sono direttamente proporzionali agli aborti e infine una ricerca illusoria di risolvere i problemi con il supernalotto e giochi simili che crea dipendenza e un’altra povertà per ben 1 milione e 700mila giocatori, molti dei quali sono rovinati dal gioco!!!

L’Eucarestia quindi per  la cittadinanza è al fondamento, oggi, della speranza di superare positivamente tutti quegli aspetti di ‘crisi’ che, cronicizzandosi, tendono a diventare strutturali e permanenti nelle nostre società.

 

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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