La nascita di Gesù a Betlemme : la IV ecloga di Virgilio la prefigurava

Pubblichiamo, per gentile concessione del sito http://www.gliscritti.it, un approfondimento del prof. Andrea Lonardo sul libro L’infanzia di Gesù di Benedetto XVI .

J. Ratzinger-Benedetto XVI non intende sciogliere la difficile questione della datazione esatta del censimento che determinò la nascita di Gesù a Betlemme. Riesce, invece, con grande acutezza a mostrare come Luca voglia contrapporre il censimento universale di Ottaviano Augusto all’effettiva incapacità dell’imperatore di accorgersi dell’evento più importante che avveniva nel corso del suo regno:

«Per Luca il contesto storico-universale è importante. Per la prima volta viene registrata «tutta la terra», l’«ecumene» nel suo insieme. Per la prima volta un governo e un regno che abbraccia l’orbe. Per la prima volta esiste una grande area pacificata, in cui i beni di tutti possono essere registrati e messi al servizio della comunità. Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala e una lingua universale permette ad una comunità culturale l’intesa nel pensiero e nell’agire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, difatti, «la pienezza dei tempi». La connessione tra Gesù e Augusto, però, va più nel profondo. Augusto non voleva essere solo un qualsiasi sovrano, come coloro che c’erano stati prima di lui e sarebbero venuti dopo di lui. L’epigrafe di Priene risalente all’anno 9 a.C. ci fa capire come egli voleva essere visto e compreso. Lì si dice che il giorno della nascita dell’imperatore “ha conferito a tutto il mondo un aspetto diverso: esso sarebbe andato in rovina, se in lui che ora è nato non fosse emersa una felicità comune […] La provvidenza che divinamente dispone la nostra vita ha colmato quest’uomo, per la salvezza degli uomini, di tali doni da mandarlo a noi e alle generazioni future come salvatore (sōtēr)” […] Il giorno genetliaco del dio fu per il mondo l’inizio dei “vangeli” a lui collegati. A partire dalla sua nascita deve cominciare un nuovo computo del tempo» (cfr. Stöger, Das Evangelium nach Lukas, p. 74).
In base ad un testo del genere, è chiaro che Augusto veniva visto non soltanto come politico, ma come figura teologica, tenendo conto che, comunque, la nostra separazione tra politica e religione, tra politica e teologia nel mondo antico non esisteva. Già nel 27 a.C., tre anni dopo la sua entrata in carica, il senato romano gli aveva conferito il titolo di augustus (in greco sebastós) – “l’adorabile”. Nell’iscrizione di Priene egli è chiamato salvatore (sōtēr). Questo titolo, che nella letteratura veniva attribuito a Zeus, ma anche ad Epicuro ed Esculapio, nella traduzione greca dell’Antico Testamento è riservato esclusivamente a Dio. Anche per Augusto, esso possiede una nota divina: l’imperatore ha suscitato una svolta del mondo, ha introdotto un nuovo tempo.
Nella quarta egloga di Virgilio abbiamo già incontrato questa speranza di un mondo nuovo, l’attesa del ritorno del paradiso. Anche se in Virgilio c’è un sottofondo più vasto, influisce tuttavia il modo in cui si percepiva la vita nell’era augustea: “Ora tutto deve cambiare…”.
Due aspetti rilevanti della percezione di sé, propria di Augusto e dei suoi contemporanei, vorrei ancora sottolineare in modo particolare. Il “salvatore” ha portato al mondo soprattutto la pace. Egli stesso ha fatto rappresentare questa sua missione di portatore di pace in forma monumentale e per tutti i tempi nell’Ara Pacis Augusti, i cui resti conservati rendono evidente ancora oggi in modo impressionante come la pace universale, da lui assicurata per un certo tempo, permettesse alla gente di trarre un profondo sospiro di sollievo e di sperare. Al riguardo, Marius Reiser, riferendosi ad Antonie Wlosok, scrive: il 23 settembre (genetliaco dell’imperatore) «l’ombra di questa meridiana procedeva “dal mattino alla sera, per circa 150 metri diritta sulla linea equinoziale, precisamente fino al centro dell’Ara Pacis; c’è quindi una linea diretta dalla nascita di quest’uomo alla pax, e in questo modo viene dimostrato in maniera visibile che egli è natus ad pacem. L’ombra proviene da una palla, e la palla […] è insieme la sfera del cielo come anche il globo della terra, simbolo del dominio sul mondo che ora è stato pacificato”» (Wie wahr ist die Weihnachtsgeschichte?, p. 459). Qui traspare il secondo aspetto dell’autocoscienza augustea:l’universalità che Augusto stesso, in una sorta di resoconto della sua vita e della sua opera, il cosiddetto Monumentum Ancyranum, ha documentato con dati concreti e messo fortemente in rilievo».

Ancora una volta, però, si pone la questione dell’effettiva verità storica: Gesù nacque a Betlemme? Con semplicità e giustezza, l’autore risponde che non vi è alcuna prova di un luogo alternativo per la nascita del figlio di Maria e che la duplice attestazione di Matteo e Luca a partire dalle loro differenti fonti è sufficiente per asserire che effettivamente è Betlemme il luogo della nascita:

«Autorevoli rappresentanti dell’esegesi moderna sono dell’opinione che la notizia dei due evangelisti Matteo e Luca, secondo cui Gesù nacque a Betlemme, sarebbe un’affermazione teologica, non storica. In realtà, Gesù sarebbe nato a Nazaret. Con le narrazioni della nascita di Gesù a Betlemme, la storia sarebbe stata teologicamente rielaborata secondo le promesse, per poter così – in base al luogo di nascita – indicare Gesù come l’atteso Pastore di Israele (cfr. Mi 5,1-3; Mt 2,6).
Io non vedo come si possano addurre vere fonti a sostegno di tale teoria. Di fatto, sulla nascita di Gesù non abbiamo altre fonti che quelle dei racconti dell’infanzia in Matteo e in Luca. I due dipendono con evidenza da rappresentanti di tradizioni molto diverse. Sono influenzati da visioni teologiche differenti, come anche le loro notizie storiche in parte divergono.
A Matteo chiaramente non era noto che tanto Giuseppe quanto Maria abitavano inizialmente a Nazaret. Per questo, ritornando dall’Egitto, Giuseppe vuole dapprima andare a Betlemme, e solo la notizia che in Giudea regna un figlio di Erode lo induce a deviare verso la Galilea. Per Luca, invece, è fin dall’inizio chiaro che la Santa Famiglia, dopo gli avvenimenti della nascita, ritornò a Nazaret. Le due differenti linee di tradizione concordano nella notizia che il luogo della nascita di Gesù era Betlemme. Se ci atteniamo alle fonti, rimane chiaro che Gesù è nato a Betlemme ed è cresciuto a Nazaret»

Anche le indicazioni letterarie che ricordano la primitiva venerazione di Betlemme e la distruzione di quel luogo di culto da parte dei romani indicano chiaramente che Betlemme è il luogo:

«Già in Giustino martire (… ca. 165) ed in Origene (… ca. 254) troviamo la tradizione secondo cui il luogo della nascita di Gesù sarebbe stata una grotta, che i cristiani in Palestina indicavano. Il fatto che Roma, dopo l’espulsione dei Giudei dalla Terra Santa nel II secolo, abbia trasformato la grotta in un luogo di culto a Tammuz-Adone, intendendo evidentemente sopprimere la memoria culturale dei cristiani, conferma l’antichità di tale luogo di culto e mostra anche la sua importanza nella valutazione romana.Spesso le tradizioni locali sono una fonte più attendibile che le notizie scritte. Si può quindi riconoscere una misura notevole di credibilità alla tradizione locale betlemmita, alla quale si riallaccia anche la Basilica della Natività».

Il confronto con Augusto si impone anche per capire fin dall’origine il limite del potere statale:

«Reiser sottolinea con ragione che al centro di ambedue i messaggi sta la pace e che in ciò la pax Christi non è necessariamente in contrasto con la pax Augusti. Ma la pace di Cristo supera la pace di Augusto come il cielo sovrasta la terra (cfr. Wie wahr ist die Weihnachtsgeschichte?, p. 460). Il confronto tra i due generi di pace non deve quindi essere visto in modo unilateralmente polemico. Augusto, in effetti, ha portato “per duecentocinquanta anni pace, sicurezza giuridica e un benessere, che oggi molti Paesi dell’antico impero romano possono ormai soltanto sognare” (ibid., p. 458). Alla politica sono assolutamente lasciati il proprio spazio e la propria responsabilità. Dove però l’imperatore si divinizza e rivendica qualità divine, la politica oltrepassa i propri limiti e promette ciò che non può compiere».

Augusto è già morto al tempo della composizione dei Vangeli, mentre il Figlio di Dio è il presente ed il futuro:

«Il regno annunciato da Gesù, il regno di Dio, è di carattere diverso. Esso interessa non soltanto il bacino mediterraneo e non soltanto una determinata epoca. Interessa l’uomo nella profondità del suo essere; lo apre verso il vero Dio. La pace di Gesù è una pace che il mondo non può dare (cfr. Gv 14,27). In ultima analisi, si tratta qui della questione di che cosa significa redenzione, liberazione e salvezza. Una cosa è ovvia: Augusto appartiene al passato; Gesù Cristo invece è il presente ed è il futuro: «lo stesso ieri e oggi e per sempre» (Eb 13,8)»

Il suo potere è di un ordine totalmente diverso:

«Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme»

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