Papa Francesco vuole aprire la Porta Santa del Giubileo della Misericordia prima in Africa

Nonostante la guerra civile in atto  tra cristiani e mussulmani  nella Repubblica Centrafricana, il Papa ha deciso di aprire la Porta Santa a Bangui (la capitale) per dare un segno forte che la pace è possibile fra le grandi religioni. Dunque, nella prospettiva di Papa Bergoglio, aprire l’Anno Santo dal Centrafrica è un altissimo messaggio di valore simbolico. Sarà come un  “Cavallo di Troia” contenente un ramoscello di pace verso il mondo musulmano e un proclama di ferma opposizione a chiunque cavalchi lo scontro di civiltà.

A beneficio  dei  lettori del San Paolino’s Voice si pubblica dal sito vatican.va il documento relativo all’apertura della Porta Santa della Basilica di San Paolo, avvenuta per il Giubileo del 2000, per capire il significato più profondo di tale evento e in particolare la sua dimensione ecumenica e di dialogo interreligioso.

  1. IMPORTANZA E SIGNIFICATO DELLA CELEBRAZIONE

Il Santo Padre nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente invita la Chiesa “a rivolgersi con più accorata preghiera allo Spirito Santo implorando da Lui la grazia dell’Unità dei cristiani”, nella convinzione che si tratta di “un problema cruciale per la testimonianza evangelica nel mondo”.

L’unità è dono dello Spirito Santo ma ogni credente ha però il dovere “di assecondare questo dono senza indulgere a leggerezze e reticenze nella testimonianza della verità, ma mettendo in atto generosamente le direttive tracciate dal Concilio e dai successivi documenti della Santa Sede”. Il Papa sollecita tutti ad un esame di coscienza e ad opportune iniziative ecumeniche per essere “più prossimi a superare le divisioni del secondo millennio. Bisogna proseguire nel dialogo dottrinale, ma soprattutto impegnarsi di più nella preghiera ecumenica. Essa s’è molto intensificata dopo il Concilio, ma deve crescere ancora coinvolgendo sempre più i cristiani, in sintonia con la grande invocazione di Cristo, prima della Passione: “Padre… siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21)” (TMA, 34).

Con l’apertura della porta santa della Basilica di S. Paolo e la celebrazione ecumenica di preghiera il 18 gennaio 2000, il Papa vuole sottolineare il peculiare carattere ecumenico che connota il Grande Giubileo del 2000 e, in qualche modo, tutta l’attività pastorale della Chiesa cattolica dopo il Concilio. Proprio nella Basilica dedicata a San Paolo l’Apostolo dei gentili, Papa Giovanni XXIII diede l’annuncio del Concilio Vaticano II il 25 gennaio 1959.

La celebrazione ecumenica del 18 gennaio, con la partecipazione dei Rappresentanti di oltre 30 altre Chiese e comunità ecclesiali, riveste una portata e un significato ben al di là dell’inizio della tradizionale settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani e costituisce senza dubbio uno degli avvenimenti ecclesiali più importanti di tutto il Giubileo del 2000.

…..

III. GLI ELEMENTI CARATTERISTICI

La celebrazione ecumenica, preceduta dalla “Statio” e dalla apertura della porta santa, è essenzialmente costituita da una liturgia della parola, strutturata secondo lo schema dell’Ufficio delle letture della Liturgia delle Ore di Rito romano.

1) Il cammino processionale aperto dalla Croce verso la porta santa e compiuto dal Santo Padre insieme con i Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali attorno al Vangelo è stato voluto per l’evidente significato ecumenico.
Con il gesto di apertura della porta santa, compiuto dal Papa insieme a due Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali, si vuole riconoscere Cristo come unica e comune porta di salvezza attraverso la quale tutti devono passare.
Particolare rilievo è dato al Libro dei Vangeli segno della presenza di Cristo in mezzo alla comunità: nel cammino processionale, nel rito di apertura della porta santa, nell’intronizzazione al centro della Basilica come a presiedere la celebrazione.

2) La celebrazione è presieduta dal Santo Padre e “concelebrata” dai Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali. I Rappresentanti intervengono più volte nei vari momenti della celebrazione. Almeno quindici di essi intervengono in modo attivo come Celebranti nella proclamazione dei testi o nel compiere alcuni gesti rituali. In vari momenti del rito, dopo il Santo Padre, intervengono successivamente tre Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali: un Ortodosso, un Pre-Calcedonese e uno della Riforma. In tal modo è dato purtroppo constatare le grandi divisioni dei cristiani avvenute lungo i secoli. (cf Appendice I).

3) All’inizio della celebrazione della parola all’interno della Basilica tutti pregano insieme con le parole del Salmo 144. Insieme confessano la santità di Dio, lodano la grandezza del suo nome e la bontà delle sue opere, supplicano con fiducia colui che nel cammino verso l’unità sostiene coloro che vacillano e rialza coloro che sono caduti perché non venga mai meno la speranza.
Sono previste due letture bibliche: Efesini 1, 3-14 “Benedetto sia Dio… che ci ha benedetti in Cristo”, testo scelto come tema della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani; 1 Corinzi 12, 4-13: vi sono diversità di carismi, diversità di ministeri, diversità di operazioni, ma uno solo è lo Spirito, uno solo è il Signore, un solo è Dio che opera tutto in tutti.
Oltre ai testi biblici sono letti anche i testi di due eminenti rappresentanti del mondo ortodosso e luterano: Georgij Florovskj, sacerdote russo ortodosso nato ad Odessa nel 1893 e morto a Princeton nel 1979; Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo luterano, nato a Breslau nel 1906 e giustiziato dai nazisti nell’aprile del 1945 (cf Appendice II). Il primo sottolinea il principio dell’unità della Chiesa: “L’unità è un principio dinamico, un principio di vita e di crescita. “L’unità dello Spirito” è stata data fin da principio. Essa, però, va mantenuta e perpetuata mediante “il vincolo della pace” (Ef 4, 3), tramite la fatica incessante della fede e della carità”. Il secondo insiste sulla identificazione tra la Chiesa e il Corpo di Cristo: “la Chiesa non è la comunità religiosa degli adoratori di Cristo, ma è il Cristo stesso che ha preso forma tra gli uomini. La Chiesa però può chiamarsi Corpo di Cristo perché nel corpo di Gesù Cristo l’uomo e perciò tutti gli uomini sono veramente accolti”.

4) Alcuni momenti di rilevanza ecumenica inoltre sono previsti dopo l’omelia del Santo Padre: l’abbraccio di pace al canto dell’Ubi caritas et amor e la professione comune di fede detta in greco, latino e tedesco da tre Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali. Inoltre l’aspetto ecumenico è sottolineato anche dal servizio che un diacono ortodosso svolge nel corso della celebrazione portando il Libro dei Vangeli e dando le monizioni di rito all’assemblea.

 

  1. UN SEGNO DI SPERANZA PER IL TERZO MILLENNIO

L’apertura della porta santa della Basilica di San Paolo e la celebrazione ecumenica presieduta dal Santo Padre insieme con i Rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali è invito a tutti i credenti in Cristo a far crescere la comune disponibilità allo Spirito che chiama alla conversione, a compiere nuovi gesti coraggiosi, a sentire la necessità di andare oltre il grado di comunione che è stato raggiunto.

L’invito ad “andare oltre”, tante volte ripetuto dal Papa, conduca presto alla unità voluta dal Signore Gesù. E così noi ci presenteremo a Dio con le mani pure della riconciliazione e gli uomini e le donne del terzo millennio avranno una ragione in più per credere e sperare (Orientale Lumen 17, 28).

Città del Vaticano, 13 gennaio 2000

E’ chiaro che a Bangui la dimensione che verrà sottolineata non è soltanto quella ecumenica ma quella più vasta del dialogo interreligioso.

Carlo Mafera


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