GRAZIE MOIRA

Desidero ricordare Moira Orfei, forse il personaggio più rappresentativo del mondo dello spettacolo, con tre testimonianze significative sull’importanza dell’intrattenimento nella nostra vita. La gioia e il sorriso che scaturiscono dalla partecipazione agli eventi spettacolari e in particolare circensi, non sono assolutamente da sottovalutare ma anzi da ritenere essenziali per la crescita di adulti e bambini. Quanti sorrisi sono stati strappati a generazioni di ragazzi e quanta felicità ne è derivata dal contatto, per esempio, con i clowns. E allora vorrei citare per prima la testimonianza addirittura di un cardinale che, durante il Giubileo del 2000 diceva ….. 

ECCO L’INTERVENTO DEL CARD. ROGER ETCHEGARAY

Ecco l’ultimo appuntamento di categoria del calendario giubilare. È dedicato a quello che viene definito il “mondo dello spettacolo.”

È veramente un “mondo”, un mondo variegato in cui si muovono gli artisti degli spettacoli, antichi e moderni, dalla danza al teatro, dalla musica al cinema , dai teatrini della fiera ai tendoni del circo. Tutti hanno in comune la vocazione di mostrare, di mostrarsi, sia per “convertire” come portatori di un messaggio, sia per “divertire” come artigiani della gioia.

In ogni caso, si tratta per noi di prendere sul serio… ciò che non sempre è preso sul serio. Sono uomini e donne prima di essere artisti che si danno allo spettacolo. Hanno i loro problemi interiori, personali, familiari, professionali. Vi sono quelli esposti alla luce dei proiettori, vedette o anonimi, sospinti dalle onde degli applausi. Vi sono quelli nascosti tra le quinte, assorbiti dagli impegni tecnici dei montaggi. Ma per gli uni e per gli altri il lavoro è una rude scuola: quante prove ostinate da parte della ballerina o del trapezista che sono poi ammirati nella grazia della loro arte!

Per il fatto di avere frequentato, da giovane prete, gente di teatro fin nei camerini e gente del circo fin dentro alle carovane, posso testimoniare che il rovescio di questo mondo dello spettacolo presenta spesso un volto marcato da ricerche religiose. Coloro che, domenica, cederanno il posto della loro virtuosità artistica ad un serio cammino giubilare aspettano da noi una solidarietà spirituale che squarci tutte le maschere, tutti i trucchi, tutte le magie e li raggiunga nella nudità della loro condizione umana. Un motociclista acrobata del “muro della morte” del luna-park, che avevo un tempo preparato alla prima comunione, mi ha scritto di recente: “Che la Chiesa non ci dimentichi, non siamo solo commercianti di divertimenti.”

Tuttavia, distinguendolo dal Giubileo degli Artisti, già celebrato il 18 febbraio scorso, la Chiesa ha tenuto, questa volta, a mettere in rilievo il valore festante dell’arte soprattutto popolare, sottolineando così che la festa è un’esigenza della qualità della vita. In questo senso, tutto il Giubileo ha voluto essere, nello scorrere dei mesi, come una continua festa. È vero che nessuno potrà mai misurare la gioia intensa di ogni pellegrino, al tempo stesso beneficiario e dispensatore del perdono, ma la parabola del figliol prodigo che ritorna dal padre ci incita, tuttavia, allo spettacolo della gioia collettiva. Questa gioia del tutto semplice è esplosa dapprima nelle nostre celebrazioni liturgiche e da lì si è poi diffusa nelle piazze, nelle strade romane e fin nei cinquanta e più concerti che hanno costellato ciascuna domenica dell’Anno Santo.

È incredibile come il cristiano ami la festa, la vera festa che prelude, secondo il tempo dell’Avvento, ad una festa che non sarà più uno spettacolo occasionale ma la vita ordinaria di ogni istante e di ogni popolo.

Penso al teologo Harvey Cox e al suo libro “La festa dei folli”. Penso al pittore Georges Rouault e al suo Cristo vestito da arlecchino. Penso a Madeleine Delbrêl e al “Ballo dell’obbedienza” nel suo libro “Noi altri, gente di strada”, scritto quarant’anni fa, che commenta le parole di Gesù “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato”(Lc,7,32):

“Signore, venite ad invitarci.
Fateci vivere la nostra vita,
Non come una partita a scacchi in cui tutto è calcolato,
Non come un match in cui tutto è difficile,
Non come un teorema che ci rompe la testa,
Ma come una festa senza fine in cui il vostro incontro si rinnova,
Come un ballo,
Come una danza,
Tra le braccia di vostra grazia,
Nella musica universale dell’amore”.

Con Dio, è la festa senza fine… È il Giubileo senza fine.

Poi, mi piace ricordare e ringraziare Moira Orfei con questa riflessione sulle nuove beatitudini che lei ha contribuito a far crescere e che ha incarnato nella sua vita:

Beatitudini del nostro tempo


BEATI quelli che sanno ridere
di se stessi:
non finiranno mai di divertirsi.

BEATI quelli che sanno distinguere
un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.

BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere:
impareranno molte cose nuove.

BEATI quelli che sono attenti
alle richieste degli altri:
saranno dispensatori di gioia.

BEATI sarete voi se saprete
guardare con attenzione le cose piccole
e serenamente quelle importanti:
andrete lontano nella vita.

BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso
e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza
gli atteggiamenti degli altri
anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell’amore.

BEATI quelli che pensano prima di agire
e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.

BEATI soprattutto voi che sapete riconoscere
il Signore in tutti coloro che incontrate:
avete trovato la vera luce e la vera pace.

E infine ringrazio e ricordo Moira per la gioia che ha donato a tanti bambini con i suoi clowns. Questa gioia che è utilizzata in tanti ospedali pediatrici per curare e guarire tanti bimbi malati più presto e meglio, senza troppi farmaci. Questa è la clownterapia inventata dal medico Patch Adams che mi piace pensare sia stata realizzata inconsapevolmente anche da Moira. Magari, qualche bambino che stava in ospedale e vedeva il circo di Moira Orfei in televisione sorrideva e nello stesso tempo, guariva !! Grazie Moira che ci hai fatto danzare, ci hai fatto giocare perchè il gioco (quello dei clowns) è importante …. Che il gioco sia un elemento importantissimo durante il recupero di un paziente, soprattutto se giovane e con tempi lunghi di degenza ospedaliera, lo dimostrano tantissime ricerche.  Ci sono migliaia di studi, di documenti, di ricerche che dimostrano l’enorme importanza dell’umorismo per la salute. Quando si è allegri nel nostro organismo avvengono delle reazioni chimiche: si produce un aumento di endorfine e di catecolamine.  In altre parole, la risata è uno stimolante per il sistema immunitario e comporta molti effetti positivi sul cuore e sui polmoni. Che dire? Ancora grazie Moira

Carlo Mafera

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