UN’ENCICLICA ECOLOGICA TRA ILVERDE E IL ROSSO

Intervista del dott. Carlo Mafera allo storico prof. Pier Luigi Guiducci

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In data 24 maggio del 2015, Papa Francesco ha firmato la Lettera Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune. Il testo è stato reso pubblico il 18 giugno successivo. Con questo documento, il Pontefice richiama i fedeli su quanto sta avvenendo sulla terra, sulla radice umana della crisi ecologica, sull’ecologia integrale. Detta poi alcune linee di orientamento e di azione in merito al dialogo riguardante l’ambiente nella politica internazionale, e nelle nuove politiche nazionali e locali. Affronta, poi, l’aspetto del dialogo e della trasparenza nei processi decisionali, del dialogo tra politica ed economia, e il ruolo delle religioni nel dialogo con le scienze. L’ultimo capitolo è riservato al tema dell’educazione e della spiritualità ecologica. Evidentemente, un’Enciclica così articolata, può essere letta sotto diversi profili. Ciò è un fatto positivo. Qualcuno, però, seguendo i molteplici commenti che sono usciti sui media e nelle riviste specialistiche, potrebbe perdere di vista i dati essenziali del testo. Per tale motivo, ci siamo rivolti a uno storico, il prof. Pier Luigi Guiducci, per individuare con lui i punti-chiave dell’insegnamento pontificio.

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Il prof. Pierluigi Guiducci

D. Prof. Guiducci, serviva un’Enciclica ecologica?
Sì. È utile perché ricorda una serie di dati-chiave: i problemi dell’ecologia, la debolezza delle manovre politiche, la corresponsabilità delle persone (gruppi e singoli).

D. Questi punti non sono stati già ampiamente trattati da vari autori, dai media e dagli specialisti?
Sul versante civile si deve prendere atto che le maggiori fonti d’inquinamento non sono state neutralizzate. Occorre quindi aumentare una pressione su chi può decidere in materia ecologica.

D. Ma la Chiesa che ha da dire “in più” rispetto a quanto è stato già affermato?
La Chiesa non si pone sul versante dei governi e delle grandi industrie. Il suo ruolo è quello di spingere a una corresponsabilità partendo da dati biblici.

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Il dott. Carlo Mafera

D. La Bibbia contiene dati ecologici?
La Sacra Scrittura riconduce a una prima affermazione-chiave: l’essere umano e quanto lo circonda è stato creato da Dio. Rispettare la natura significa, quindi, riconoscere un Creatore, un Disegno, e una sempre nuova creazione.

D. Ma questo può valere per un credente…
Questo, è un qualcosa che fa comunque riflettere. Anche gli scienziati non credenti riconoscono che esiste un inizio non noto alle attuali conoscenze umane, definito genericamente con la dottrina del “Big bang”. E che l’intero universo segue comunque delle leggi, non si muove secondo una non-logica.

D. Quali sono i dati biblici che costituiscono un’indicazione?
Per la Sacra Scrittura non esiste il caso. Esiste un equilibrio generale. Un Disegno che è riduttivo definirlo un mistero. Questo Disegno si manifesta con realtà che superano l’uomo stesso, la sua razionalità, che vanno oltre ogni ricerca scientifica. Dio Creatore significa in definitiva: non siamo gettati allo sbaraglio in questo mondo, non siamo gente anonima. Ogni essere umano reca con sé aspetti che trascendono la materia, il finito, l’immanente.

D. Altri dati?
La Rivelazione di Dio provoca un processo di conoscenza. Dio si auto-rivela, ma contemporaneamente aiuta l’essere umano a riflettere sulla Sua Presenza. “Questa” Presenza genera amicizia, favorisce un’alleanza, apre al rapporto filiale, conduce alla liberazione dalla morte e dal peccato.

D. Che centra tutto questo con l’ecologia?
La riflessione sulla Presenza sviluppa, sul piano spirituale, una contemplazione. Ma sul versante della vita quotidiana fa comprendere che ogni creatura è corresponsabile di ciò che avviene nella “casa comune”: la terra.

D. Ciò, ha delle conseguenze?
Sì. Ci sono delle conseguenze. Il Libro della Genesi spinge a un’osservazione del circostante che supera l’ammirazione di tipo estetico. La bellezza del creato non rimane un panorama utile per una distensione, per una vacanza in montagna o al mare. Il creato è un libro naturale. Racconta della necessità di rispettare ogni ambiente, ogni ritmo di vita, ogni manifestazione della vita. In caso contrario, se qualcuno rompe l’equilibrio divino, si verificherà una scissione nei rapporti umani, una non comprensione nelle stesse forme di comunicazione, in definitiva: una realtà di non-vita.

D. Quindi, rovinare il sistema ecologico conduce alla non-vita…
Sì. Questo, è un dato molto noto. Lo afferma la Bibbia, ma lo si ritrova sulle pagine dei quotidiani. La gente muore per le radiazioni irregolari, per le acque inquinate, per aver rovinato i boschi, per l’uso di sostanze tossiche…

D. La conclusione, dunque, è rispettare l’ambiente…
L’Enciclica di Papa Francesco, non afferma solo questo. Va oltre. Parte dalla stessa realtà interiore dell’essere umano. Il primo equilibrio deve esistere nella persona. C’è poi un equilibrio nelle relazioni di prossimità. Nella rete dei tessuti sociali. Nel modo di gestire la res publica. Nelle decisioni politiche. Nei rapporti internazionali.

D La tutela dell’ambiente è quindi un aspetto di questo equilibrio…
Sì. Il vero equilibrio si poggia sull’assenza di egoismi. Ci possono essere egoismi soggettivi che puntano al risultato immediato, che non guardano al circostante. Ma ci possono anche essere degli egoismi collettivi che spingono verso nazionalismi o verso processi di sfruttamento di Paesi più deboli sul piano economico.

D. Qual è il problema più difficile da affrontare?
È quello legato alla trasversabilità. Mentre un tempo il potere si circoscriveva a organismi nazionali o a intese tra Paesi, oggi si assiste a una presenza di multinazionali che non si identificano più con determinate aree geografiche.

D. Prof. Guiducci, l’Enciclica del Papa sembra – almeno in alcuni passaggi – esprimere una certa “disillusione”, non voglio dire “non speranza”…
Esistono certamente dei passaggi del testo pontificio ove si descrive la realtà così com’è. Un esempio è costituito dai riferimenti ai diversi Vertici mondiali sull’ambiente che hanno prodotto scarsi risultati. Malgrado ciò, il Papa ricorda anche iniziative positive. Ad esempio, la Convenzione di Basilea (sui rifiuti pericolosi), quella sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatica, quella di Vienna (protezione dello strato di ozono). E indica pure progetti realizzati in più Paesi: risanamento di alcuni fiumi, recupero di boschi autoctoni, o l’abbellimento di paesaggi con opere di risanamento ambientale, o progetti edilizi di grande valore estetico, progressi nella produzione di energia non inquinante, nel miglioramento dei trasporti pubblici, cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili.

D. Diciamo, allora, che la speranza è tenue…
Possiamo dire che esistono dei forti interessi economici che sovrastano un sistema di tutela ecologica. Si pensi a determinati stabilimenti industriali privi di processi anti-inquinamento, o alle decisioni di distruggere vaste aree forestali, o al problema dei rifiuti marini e della protezione delle aree marine.

D. Il futuro è grigio…
Il domani è nelle mani di chi può assumere delle decisioni rilevanti. Ma anche nelle mani delle popolazioni che possono promuovere un movimento di pressione su chi governa, su chi produce, influire sulla scelta dei propri politici. In tal senso, un ruolo importante è ricoperto dagli organismi non governativi e da associazioni intermedie. D’altra parte, emergono oggi molteplici fenomeni drammatici: dallo scioglimento dei ghiacci polari alla perdita di risorse naturali in determinate aree geografiche. Tutto questo ha generato un altissimo livello di allarme.

D. Insomma, senza la presenza di un dramma, nessuno si muove…
È vero che nelle realtà umane vicende drammatiche (es. frane, alluvioni) hanno spinto a delle decisioni. In Italia, determinati episodi di cronaca hanno messo in luce, ad esempio, le debolezze di un sistema di protezione civile, o la facilità con la quale sono state concesse licenze edilizie in aree ove non si doveva edificare. Ma è anche vero che si va prendendo consapevolezza del fatto che il non-intervento, l’omissione di compiti istituzionali, la non decisionalità su questioni inerenti zone sismiche o abitati a rischio di radiazioni elettromagnetiche, produce dei danni il cui costo è di gran lunga superiore a una linea di prevenzione.

D. Si può allora parlare di un’Enciclica che semina speranza?
Si può parlare di un’Enciclica che richiama a una crescita di responsabilità. Non è solo un messaggio circoscritto all’azione della Chiesa Cattolica. Il tema ecologico investe tutte le Confessioni. E può essere uno dei temi-chiave ove ci si può incontrare, ascoltare e condividere delle posizioni unitarie.

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