A proposito delle ultime 4 vittime sul lavoro di nazionalità indiana, il SPV ripropone un approfondimento sempre attuale : “Morti bianche”, una strage da fermare. (In conclusione una statistica recente del 2019 ben commentata a cura dell’Agi

Sono 586 dall’inizio dell’anno. Sui luoghi di lavoro sono già stati superati i morti dell’intero 2013 (570). Se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere si superano i 1180 morti sul lavoro complessivi. Siamo già a +9.6 % sui luoghi di lavoro rispetto allo stesso giorno del 2013. Un articolo scritto dallo scrivente  nel 2009 dimostra che la situazione non è affatto cambiata tra l’indifferenza generale

“Era alla guida di una pala meccanica quando è stato travolto da un grosso masso che ha schiacciato la cabina di guida. E’ morto così, ieri mattina, un operaio di 21 anni, a Cicala, in provincia di Catanzaro. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118, ma per il giovane non c’è stato niente da fare. La sala operativa aveva anche fatto alzare in volo un elicottero di soccorso, ma il mezzo è rientrato prima ancora di raggiungere il posto, dal momento che l’operaio aveva già perso la vita. La procura della Repubblica di Lamezia Terme ha aperto un fascicolo contro ignoti per accertare le cause dell’incidente.” Ho scelto un episodio a caso per mettere in evidenza una strage che annualmente si verifica nella nostra penisola. Per non andare troppo lontano nel tempo ed esaminare dati già consolidati che comprovano tale strage è significativo mettere in evidenza un comunicato stampa dello IAS, l’Istituto degli Affari Sociali. “ Il mese scorso,- afferma il comunicato – in soli due giorni, sono morte sei persone durante lo svolgimento del loro lavoro e ciò ha riportato l’attenzione sulle cosiddette “morti bianche”. Il 28 aprile 2007 l’INAIL ha reso ufficialmente note le ultime stime: rispetto al 2005, nel 2006 le morti sul lavoro sono aumentate dello 0,56%. I decessi sono stati 1.280, di cui 1.115 nel settore dell’industria e dei servizi, 114 nell’agricoltura e 11 nel settore dei dipendenti statali. Sono aumentati anche gli infortuni mortali tra le donne, passati da 88 nel 2005 a 103 nel 2006 ed è aumentata la percentuale degli infortuni occorsi a stranieri (del 14,2% quelli mortali e del 25,2% quelli non mortali). Complessivamente si infortunano sul lavoro 1 milione di persone l’anno, di cui 30 mila rimangono invalide. Per far fronte a questa drammatica situazione, il 13 aprile 2007 il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge delega sul Testo Unico sulla Sicurezza, che aggiorna e modifica l’attuale normativa in materia di sicurezza sul lavoro.” Il provvedimento ha introdotto novità finalizzate a colmare le lacune esistenti. Fra queste la più rilevante riguarda la lotta al lavoro sommerso e irregolare, tra le prime cause degli incidenti e degli infortuni. Oltre al lavoro subordinato, sono previste tutele per il lavoro flessibile ed autonomo, prestando particolare attenzione ad alcune categorie di lavoratori come i giovani, gli extracomunitari e i lavoratori con contratti interinali. Il Testo Unico, inoltre, prevede un sistema di premi per le imprese più meritevoli che sapranno ridurre in modo considerevole gli infortuni nelle proprie attività e che dimostreranno di implementare la sicurezza al loro interno.”Accanto alle morti bianche esistono centinaia di migliaia di ‘morti grigie’-ricorda il Presidente dell’IIMS, l’Istituto Italiano di Medicina Sociale, Guidi. “Così come è giusto continuare a denunciare le morti sul lavoro è però necessario ricordare che, accanto a questa guerra quotidiana che miete 3 o 4 persone al giorno, vi sono centinaia di migliaia di persone che per coma, infortuni, amputazioni, disagi psichici, subiscono una morte a rate. Si intervistano vedove, ma non le famiglie distrutte da un handicap che non finirà mai. In questa società complessa non c’è solo la pressa o l’impalcatura che crolla, ma l’intossicazione, la radioattività, la telematica, che producono danni irreversibili alla persona, ma anche a chi nascerà. L’IIMS, che da anni si occupa di questo settore, propone un tavolo con i Ministri competenti, Lavoro, Salute e, soprattutto Interni, assieme ai sindacati, per concertare non azioni eclatanti ma, accanto all’auspicato Testo Unico, un’azione di informazione, formazione e controllo che eviti non solo le morti bianche ma anche le morti grigie”. “Uno steward del lavoro in ogni cantiere”. Questa è la proposta, provocatoria, di Giovanni Maria Pirone, per ridurre il numero delle vittime. “La mortalità nei luoghi di lavoro -ricorda il Direttore Generale- è spesso legata alla scarsa informazione dei lavoratori, aggravata dal fatto che in alcuni settori, come l’edilizia, si fa ricorso a forza lavoro composta da stranieri, che molto spesso non conoscono la nostra lingua, né i segnali di pericolo. Parliamo addirittura del 60% della forza lavoro in questo settore, con enormi sacche di lavoro nero. L’informazione deve essere dunque più chiara ed arrivare al singolo lavoratore: come su un aereo lo steward spiega le norme di sicurezza, così all’ingresso del cantiere uno steward del lavoro dovrebbe informare e vegliare sull’impiego di dispositivi di sicurezza individuale, come caschi, imbracature, ecc.; una nuova figura professionale che, in tutte le unità produttive a rischio, dia ai lavoratori indicazioni sull’utilizzo delle protezioni, fornisca una descrizione semplificata delle mansioni lavorative in sicurezza, verifichi a garantisca l’impiego dei dispositivi di protezione”.

Mi piace concludere con una testimonianza di un autore di poesie (ex operaio) Tommaso Di Ciaula, nel suo libro “Allevando memorie di terra e sangue” che ha affrontato questo tema particolare in un componimento:

AL BRAVO OPERAIO – Oggi i capi/quelli della direzione/Quelli degli uffici/Si fermano da lui./Guardano la sua maestria/D’amico del metallo (Il metallo si slancia/Sibilando/Rosso e nero/Rabbioso e fumante)./Per quelli della direzione/Oggi vali tanto./Anche una pacca/Sulle spalle/O una sigaretta/Di quelle/Che non puoi fumare tu./Domani quando lo uccideranno/Lo cambieranno,/Con qualche altro/Dal volto triste/Le spalle stanche/La tuta blu.”

La speranza di tutti noi cittadini italiani è che questi tragici eventi non succedano mai più o almeno succedano raramente.

A cura di Carlo Mafera

Il 2019 rischia di essere il peggiore degli ultimi anni per morti sul lavoro

Nei primi sette mesi di quest’anno le denunce sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente che già aveva fatto registrare un aumento rispetto al precedente

Pubblicazione sul blog spv da Agi a cura di Carlo Mafera- rimovibile a richiesta
:
ZERO CREATIVES / CULTURA CREATIVE
Infortuni sul lavoro

Uno dei peggiori anni per quanto riguarda le morti sul lavoro. Il 2019, fino ad ora, sta registrando un possibile nuovo aumento degli incidenti rispetto al 2018, che aveva già segnato un rialzo di oltre il 6% di ‘morti bianche rispetto all’anno precedente. Lo scorso anno le denunce di infortunio con esito mortale sono state – secondo dati Inail – 1.218, contro le 1.148 del 2017 e le 1.154 del 2016. Ma nei primi sette mesi di quest’anno le denunce sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente.

Un’estate nera

Al di fuori delle statistiche ufficiali dell’Inail, la cronaca riporta ad agosto e settembre una serie continua di incidenti sul lavoro con vittime: ad oggi già 18 i casi segnalati.

  • Il 7 agosto un uomo èmorto nel Ferrarese per il cedimento di una cinghia mentre installava una pesa.
  • Il 9 agosto sono deceduti un muratore colpito da un tondino di ferro in provincia di Bergamo e un operaio che a Cremona stava scaricando delle travi d’acciaio.
  • Il 14 agosto un operaio ha perso la vita schiacciato da una pedana in provincia di Bergamo. Lo stesso giorno una donna è caduta dal quarto piano di un palazzo mentre stava pulendo i vetri.
  • Il 16 agosto un operaio è precipitato da una scala in una azienda di logistica alle porte di Piacenza.
  • Il 17 agosto un operaio è morto nel Cosentino in un cantiere, incastrato con la testa tra un container e la cabina comandi.
  • Il 20 agosto un muratore è precipitato da una terrazza nel Catanese; nello stesso giorno nel Riminese una donna è morta cadendo da una scala mentre era impegnata nella manutenzione di una giostra.
  • Il 26 agosto nell’Aquilano un uomo ha perso la vita schiacciato dalla pedana di un mezzo pesante che stava riparando.
  • Il 30 agosto nel Frusinate un operaio è morto travolto da metri di terra in un cantiere. Nello stesso giorno a Varese un operaio è rimasto schiacciato da un rullo. Il 4 settembre un operaio edile è caduto da un ponteggio a Latina.
  • L’11 settembre nel catanzarese un uomo è rimasto schiacciato da un trattore. Oggi, 12 settembre, 4 operai sono morti annegati a Pavia in una vasca di liquami.

I dati Inail del 2019

Nei primi sette mesi di quest’anno le denunce sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente (+2%). Da gennaio a luglio sono aumentate in particolare (18 in più, da 414 a 431) le denunce per i casi mortali avvenuti in occasione di lavoro mentre sono diminuiti quelli occorsi in itinere (da 173 a 167).

L’Agricoltura ha registrato nei primi sette mesi di quest’anno un aumento di 22 denunce (da 56 a 78) a fronte di 10 casi in meno nell’Industria e servizi (da 522 a 512), mentre nel Conto Stato le denunce sono state nove in entrambi i periodi.

Dall’analisi territoriale emerge un aumento dei casi mortali solo nell’Italia centrale e meridionale: 10 in più al Centro (da 110 a 120), 15 in più al Sud (da 119 a 134) e 12 in più nelle Isole (da 46 a 58). Nel Settentrione si rileva, invece, una diminuzione di due casi nel Nord-Ovest (da 155 a 153) e di 23 nel Nord-Est (da 157 a 134).

A livello regionale spiccano i 16 casi mortali in più denunciati in Puglia e i 17 in meno del Veneto. L’analisi di genere mostra, nel confronto tra i primi sette mesi del 2019 e del 2018, un andamento opposto tra i due sessi: 21 casi mortali in più per gli uomini (da 527 a 548) e nove in meno per le donne (da 60 a 51). In aumento le denunce di infortunio con esito mortale per i lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71), mentre tra gli italiani si registrano sei casi in meno (da 494 a 488).

Gli incidenti “plurimi”, espressione che indica gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, nei primi sette mesi del 2019 sono stati 12 e hanno provocato la morte di 24 persone, prevalentemente sulla strada. Tra gennaio e luglio dell’anno scorso, invece, i decessi furono 26 in 10 incidenti plurimi

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