In occasione del 102′ anniversario della disfatta di Caporetto, ecco un’intervista al prof. Guiducci sul Papa che cercò di evitare la 1′ guerra mondiale. BENEDETTO XV. ULTIME NOTIZIE.

Una recente Intervista del Dott. Carlo Mafera al Prof. Pier Luigi Guiducci rivela alcuni aspetti storici sul pontificato di Benedetto XV poco conosciuti

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il prof. Guiducci

 Sabato 15 novembre 2014, la Chiesa italiana si ritrova a Genova per il Convegno su “Benedetto XV, Apostolo di pace”. L’occasione  è il centesimo anniversario  dell’elezione a Papa del genovese Giacomo Della Chiesa. I lavori, presieduti dal Cardinale  Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI,  sono arricchiti dai contributi dei Professori Giovanni Battista Varnier (Università di Genova, Massimo De Leonardis (Università Cattolica di Milano, Pier Luigi Guiducci (Pontificia Università Lateranense, Istituto Ecclesia Mater, Centro Diocesano di Teologia per Laici). Proprio al Prof. Guiducci siamo riusciti a rivolgere alcune domande. Ecco il testo dell’intervista.

Mafera:  Prof. Guiducci, perché si parla poco di Benedetto XV?

Perché Papa Della Chiesa non fa parte dei comunicatori “eccellenti”. Egli operò in un momento nel quale la Santa Sede era isolata. Ricevette l’eredità di Pio IX e dovette, gradualmente, modificare i rapporti con l’Italia.

Mafera: quindi fu poco compreso…

Fu, soprattutto, poco considerato. L’Italia, divenuta interventista, non poté apprezzare la sua politica di pace. La Francia lo considerò vicino ai tedeschi. Quest’ultimi lo videro come un soggetto che scoraggiava, demoralizzava i soldati. Inoltre, a fine guerra, non furono apprezzate le sue riserve sui lavori della Conferenza di Pace.

Mafera: perché?

Perché le  condizioni imposte ai vinti furono così dure che crearono immediatamente nelle popolazioni dei Paesi sconfitti un moto di rancore, astio, rivalsa… Di tali stati d’animo ne approfitterà Adolf Hitler.

Mafera: occorre quindi riscoprire questo Papa…

Sì, occorre riandare alle fonti e allontanare molte storie fumose che risentono di un influsso ideologico. Si scoprirebbero interessanti novità.

Mafera: può  fornire qualche esempio?

Certo. Proprio quando l’Italia entrò nel conflitto, Benedetto XV ricevette in udienza il vescovo di Città di Castello, mons. Carlo Liviero. Questi gli presentò una supplica (datata 16 novembre 1916) con la quale si chiedeva al Pontefice di approvare la Congregazione delle Piccole Serve (Ancelle) del Sacro Cuore.  Si trattava di donne che volevano  operare a favore dei bambini “orfani e derelitti”,  insegnare la dottrina cristiana, visitare gli infermi, assistere gli agonizzanti, dirigere scuole di lavoro per ragazze e scuole elementari… Quello che colpisce è il fatto che Benedetto XV prese l’istanza e di suo pugno scrisse: “Annuimus pro gratia”. Firmò. E datò  16 novembre 1916. Oggi il procedimento sarebbe più articolato.

Mafera: un Pontefice, quindi, molto sensibile verso i soggetti più fragili…

Sì, lo attesta anche un altro fatto. Nel 1919 fu lui a firmare un atto di dispensa pontificia che permise a un non udente, Giovanni Maria La Fonta (nato a Bordeaux nel 1878 e morto in Provenza nel 1927), di essere ordinato sacerdote dal cardinale Andrieu il 29 gennaio del 1921 a Bordeaux. Don La Fonta fu il primo sacerdote sordomuto di Francia e secondo nel mondo. Divenne un apostolo dei sordi.

Mafera: esistono altre vicende poco note che si ricollegano a Benedetto XV?

Ne esistono diverse. Ne ricordo una. Nella navata sinistra (entrando)  della basilica di Santa Maria Maggiore è posizionata l’unica statua al mondo ove la Vergine Maria si mostra con un volto serissimo. Si tratta di un’opera scultorea che venne realizzata da Guido Galli subito dopo la fine della prima guerra mondiale (1918). La Madonna è invocata con il titolo di “Regina Pacis”, ma è il Suo atteggiamento che colpisce. Ella ha il volto estremamente contratto. La mano sinistra è protesa in avanti a indicare l’affermazione perentoria: “Basta!” (= mai più guerra). Con la sinistra è tenuto in braccio il Piccolo Gesù.  Il Bambino ha un volto disteso e tiene in una manina un ramoscello di ulivo. Egli è il Principe della Pace. Ai piedi del trono una colomba con le ali spiegate, punta il ramoscello d’ulivo, pronta a prenderlo al volo appena il piccolo Gesù, lo avrà lasciato cadere.

Ringraziamo il prof. Guiducci per averci fatto scoprire delle vere e proprie “chicche” storiche.

Carlo Mafera

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