Nell’ approssimarsi del giorno dedicato al ricordo dei nostri cari defunti ecco una personale riflessione su di essi. “La morte, questa sconosciuta… ma per chi crede, una sorella”

Chi scrive parla della morte nella concezione cristiana e nella società moderna, riportando un vecchio articolo scritto pochi giorni dalla morte della propria madre. Oggi, solennità dei defunti è importante riflettere su un tema spesso rimosso e disconosciuto per la paura che incute.

In questi giorni chi scrive ha provato il dolore più forte che si possa sperimentare: la perdita dell’affetto più caro al mondo, quello della propria mamma. A qualsiasi età è sempre doloroso. Solo quando c’è il distacco definitivo si riesce a realizzare il grande bene di una presenza che ti colmava l’anima anche con una semplice parola, con uno sguardo, con la consapevolezza che c’era lei ad aspettarti a casa, adesso vuota. Ma la speranza e la certezza del cristiano superano questo senso di vuoto e di disperazione. San Paolo intimava di non conformarsi alla mentalità di questo mondo e certamente non lo farà il sottoscritto. D’altronde l’evento che ha sconvolto il mondo è la Resurrezione di Cristo, e credendo in Lui anche noi risorgeremo.

Mia madre perciò ha cambiato soltanto dimensione e adesso sta continuando a vivere la vita eterna che stava vivendo su questa terra; ora però solo in spirito, in attesa della resurrezione dei corpi che avverrà alla fine dei tempi. Un episodio che mi ha lasciato lietamente sorpreso è stato la reazione di un’anziana signora che, sentendo la mia richiesta di un sacerdote per l’estrema unzione nella parrocchia salesiana di Santa Maria della Speranza in Roma, ha esclamato con gioia: “Beata lei che va in paradiso, anch’io non vedo l’ora di andarci!”. Ecco la prova di una grande fede consapevole del fine ultimo della nostra vita terrena.

Guardo perciò con commiserazione le persone senza fede, i popoli del passato privi della conoscenza di Cristo, costretti ad inscenare nelle loro tombe un’illusoria procrastinazione della vita terrena, unica possibilità loro concessa. Penso agli antichi Egizi o agli Etruschi. E penso anche ai contemporanei privi di fede che vivono con la rimozione della morte o addirittura con l’abolizione di essa, ritenendola un evento non socialmente significativo, censurato e nascosto nelle cliniche. Ritengo che il grande tabù della nostra società occidentale è proprio quello della morte, e non certamente quello legato alla sessualità, che è stato in modo inappropriato svelata in tutte le salse.

La morte invece è l’ultima barriera etica rimasta la cui certezza democratica ridicolizza e mette in discussione tutte le nostre aspirazioni egoistiche che mirano al possesso, al piacere e all’orgoglio. Eppure proprio perché fa saltare tutte le nostre strutture mentali a cui ci vogliamo disperatamente abbarbicare, non ci si vuole proprio pensare. I sopravvissuti senza la fede non vogliono o non hanno tempo per ricordare. E così facendo non sperimentano e non elaborano il lutto e non accolgono la proposta cristiana, ricca di speranza, della Resurrezione.

Ma così la vita non si arricchisce. La vita che non viene a contatto con la morte paradossalmente si depaupera e si spegne in fretta. Infatti, l’effetto di un tale atteggiamento, la riduzione cioè del mistero della vita alle sole evidenze biologiche, sta nella perdita di eticità dei comportamenti personali e sociali. Ciò porta al distacco anche dalle semplici verità laiche della reciproca accoglienza, ma soprattutto dalla verità religiosa della Resurrezione.

Per il cristiano invece prevale la consapevolezza delle realtà ultime (i cosiddetti “Novissimi”) che in San Francesco hanno avuto un testimone e un poeta d’eccezione proprio nel Cantico delle Creature. Nel suo “Laudato sii, mi Signore, per nostra Sorella Morte corporale…” c’è l’espressione massima della fede francescana dove il cristiano può trovare la più grande consolazione.

E per cocludere l’articolo riporto una riflessione sulla vita eterna del compianto cardinal Martini….
“Il tempo che è passato con te, sia che mangiamo sia che beviamo, è sottratto alla morte. Adesso, anche se è lei a bussare, io so che sarai tu ad entrare; il tempo della morte è finito. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per esplorare danzando le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi. E infiniti sguardi d’intesa per assaporarne la Bellezza.” Ho scelto questa poesia perché esemplifica bene il contenuto del libro del Cardinal Martini di cui pochi giorni fa ricorreva il primo anniversario della sua morte. Ecco i due modi per superare la paura della morte : la Sapienza e la Bellezza. La morte, che è una sorella come diceva San Francesco, non è un tuffo nell’ignoto ma è un incontro con il Padre. Un ritorno alla Casa del Padre. Tutti, nel profondo di noi stessi, desideriamo una casa e qualsiasi casa terrena non ci basta e il giorno della nostra morte abbiamo la soddisfazione di questo desiderio. Quindi con la Sapienza riconosciamo che la morte è un Incontro, è una nuova nascita tanto è vero che viene definita dalla tradizione apostolica “Dies natalis”. La Sapienza ci fa prendere le distanze dal concetto pessimistico Heideggeriano dell’uomo che è “un essere per la morte” ed è invece un essere per la vita eterna. Con il concetto di Bellezza, la cosiddetta “Via pulcritudinis” diventiamo consapevoli che la morte è solo una porta che si apre ad un Incontro con infiniti mondi dove potremo contemplare la Bellezza incommensurabile di questi ma soprattutto l’altrettanto incommensurabile Bellezza del Volto di Cristo che promana dal Padre e dallo Spirito.
La morte come Incontro e non come un “gettarsi nel vuoto” quindi è frutto di una diversa interpretazione di questo particolare evento. Ogni persona quindi ha un particolare e singolare modo di approcciarsi. Se in Heidegger, nel suo “Essere e tempo” esiste un solo modo o addirittura nessun modo di arrivare ad una Verità circa quel determinato evento, per un altro filosofo, Luigi Pareyson, ci sono un infinità di modi di interpretare quell’evento o anche un testo, un opera d’arte. I santi sono la perfetta esemplificazione di questo modo inesauribile di interpretare il giorno della nostra morte. Il superamento della paura viene definito da san Paolo così : “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Un altro esempio significativo del pathos dell’amore che sconfigge la paura dalla morte è quello di sant’Ignazio d’Antiochia che considera la morte come momento della sua nascita: “È meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. È vicino il momento della mia nascita. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente uomo…”. Il superamento della paura dalla morte è invece per il Poverello d’Assisi “la letizia perfetta”.
Questo libro è quindi una sorta di testamento spirituale del Cardinal Carlo Maria Martini che ha voluto lasciare al Suo popolo di fedeli un vademecum per quel giorno. Tanti riferimenti filosofici in questo libro dimostrano che il Cardinal Martini indicava in un percorso di riflessione e di preghiera, quello privilegiato per preparare l’Incontro di cui si diceva. Non è quindi un imbattersi qualsiasi ma frutto di un cammino dove la persona umana si forma e diventa più persona cioè si trasforma. Senza citarlo il cardinal Martini fa riferimento alla teoria della formatività di Luigi Pareyson. Ad imitazione di Cristo la persona diventa più persona trasformandosi e scoprendo la Bellezza del “più bello tra i figli dell’uomo”(Sal 45,3). Ma la vera Bellezza è proprio l’Amore crocifisso, rivelazione del cuore divino che ama : “del Padre sorgente di ogni dono (dal quale scaturisce la bellezza originale e originaria della Persona, come afferma Pareyson), del Figlio consegnato alla morte per amore nostro, dello Spirito che unisce Padre e Figlio e viene effuso sugli uomini per condurre i lontani da Dio negli abissi della carità divina.”
Carlo Mafera

CARLO MAFERA
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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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