Un intervista su Amicizia, amore e seduzione ai tempi di Facebook: riflessioni semi-serie nel tempo della rete – Anche al Teatro Sette con “Chiamalo ancora amore” si è riso e ragionato su questi temi.

Un’interessante intervista ad Antonio Giannasca, docente all’Università Salesiana di Roma, sul tema del nuovo modo di comunicare e della nuova relazionalità al tempo della rete

di Carlo Mafera

Abbiamo incontrato il professor Antonio Giannasca, insegnante di Teoria e Tecnica della Comunicazione in Internet all’Università Salesiana di Roma e gli abbiamo formulato alcune domande su come sia cambiato il nostro modo di relazionarci dopo l’avvento dei social network nella rete.
D. Professor Giannasca, ci può illustrare questa nuova relazionalità dove reale e virtuale si mescolano in modo imprevedibile nel mondo dell’attuale comunicazione in rete?
R. Il presente della comunicazione viene vissuto sotto il segno delle nuove tecnologie informatiche. Queste pervadono la nostra vita ed ormai non ne possiamo fare a meno, nell’industria, nei servizi, e a livello personale. I nuovi media influenzano il nostro comportamento, la nostra socialità: il PC, il cellulare, e la televisione interattiva stanno ormai convergendo sotto il profilo della tecnologia e delle applicazioni, diventando sempre più degli “integratori di media” e stanno generando nuovi linguaggi, nuovi comportamenti e nuove relazioni sociali specie nelle giovani generazioni, i nativi del “continente digitale”. La digital life, immateriale, caratterizzata da un alto tasso di utilizzazione delle tecnologie, ha affiancato ed ha pervaso la nostra vita naturale, la nostra human life. In questa luce le nostre relazioni si sono profondamente modificate: passiamo il nostro tempo a frequentare posti che “non esistono” all’interno del cyberspazio, dove il reale si confonde con il virtuale, e che, sebbene privo di realtà senziente entra comunque a fare parte della nostra vita di relazione, media e regola i nostri rapporti e per cui va di fatto considerato reale.

D. “Come stanno cambiando le nostre relazioni interpersonali con l’affermarsi dei nuovi mezzi di comunicazione digitali? Come stanno cambiando le espressioni dei sentimenti quali amicizia e amore “ai tempi di Facebook”? E quali sono le contraddizioni e a volte i pericoli a cui vanno incontro gli appartenenti alla cosiddetta “generazione digitale” frequentando il cyberspazio?”. Sono queste le domande che Lei stesso si pone e alla luce di questi interrogativi non crede che è tempo di passare dal virtuale al reale come il web 2.0 sta cercando di fare?
R. E’ proprio il web 2.0, questa nuova modalità di interazione sociale nella comunicazione in Internet, la chiave di tutto: le mutate condizioni tecnologiche e il miglioramento delle infrastrutture informatiche hanno consentito di spostare decisamente la nostra innata socialità anche su Internet. Oggi sono le persone, siamo noi a pubblicare informazioni, con un’interazione più “dal basso”, quando vogliamo commentare su Facebook una foto che abbiamo scattato con i nostri amici (quelli veri), quando vogliamo commentare direttamente un articolo su un giornale online o quando vogliamo mettere un post su un blog.

D. Amicizia, amore e seduzione dunque, come cambiano “ai tempi di Facebook”? Non crede che ciò richiama al fatto che Internet, con tutte queste dimensioni, è proprio uno spazio da abitare, come affermava Benedetto XVI, e non solo un mezzo? È quindi una buona fetta della nostra reale relazionalità e quotidianità: questo spazio fa quindi mutare anche la relazione amicale?
R. Il dizionario italiano online alla voce Amicizia riporta: “Sentimento e legame tra persone basato su reciproco affetto, stima, fiducia“. Nonostante qui non si faccia riferimento alla conoscenza fisica, al rapporto di prossimità ed alla comunicazione “uno a uno in presenza dell’altro”, fino a qualche tempo fa era logico pensare che un legame di amicizia potesse esistere solo tra persone che si conoscessero bene, in quanto reciproco affetto, stima e fiducia significano frequentazione (e non superficiale!), significano incontrarsi, condividere esperienze di vita reale, insomma significano certamente conoscersi de visu. Ebbene, con Internet ed in particolare con l’avvento del web 2.0 le cose sono un po’ cambiate: “il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni”. Facebook, in questo momento il più noto social network ci permette di condividere con tanti “amici” le nostre opinioni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni sotto forma di video, di foto, o di semplici pensieri testuali “postati” sulla nostra “bacheca” o su quella dei nostri amici. Amici…beh, spesso persone mai viste e conosciute ai quali però abbiamo dato la nostra amicizia, visto che ce l’hanno semplicemente chiesta…con un click. L’amicizia: una prima riflessione in merito s’impone sulla “schizofrenia cibernetica” che pervade la nostra cultura digitale e che oggi spesso ci fa fraintendere e travisare cos’è l’amicizia. Come afferma Papa Benedetto XVI il concetto di amicizia “è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre”.

D. Ci può dare qualche ulteriore indicazione circa il concetto di amicizia al tempo del web 2.0?
R. Oggi l’amicizia è una delle cyber-relazioni tipiche dei social network. Nel panorama dei nuovi mezzi di comunicazione questi sono una delle novità più importanti degli ultimi anni. Evoluzione “2.0” delle virtual community pre-web, ovvero “dall’individualismo in rete alla rete di relazioni”, tramite essi possiamo essere facilitati a trovare e contattare persone lontane o che non vediamo da tanto tempo oppure possiamo scegliere un luogo di vacanze piuttosto che un altro sotto la guida delle opinioni positive o negative dei vacanzieri iscritti al social network. E se è vero che i social network ci consentono di essere in contatto con tante persone a qualunque ora o luogo, di crearci una nostra rete di relazioni private, di esibire al mondo intero i nostri “panni sporchi” invece di lavarli in famiglia, di divertirsi o di dispiacersi facendosi “i fatti degli altri”, di fare gossip o soltanto di parlare liberamente come se parlassimo con i nostri amici o conoscenti (peccato che spesso stiamo ore e ore a fare cose… senza senso), insomma se è vero che sono il nuovo “cortile del mondo” è vero anche che il concetto di amicizia si è andato modificando nel vocabolario dei social network, assumendo sempre più il significato che aveva la parola “contatto” versione web 1.0, ed è sicuramente vero che su Facebook come su altri social network (parliamo di MySpace, di HiFive, di NetLog, di LinkedIn oppure di Orkut) forse diamo o accettiamo troppo a cuor leggero “l’amicizia” (ovvero l’aggiunta di un nuovo contatto all’elenco), anche da persone che non hanno nulla a che fare con noi e tanto meno con i nostri amici, o da persone che mai vorremmo incontrare o alle quali comunque nemmeno rivolgeremo mai un nostro post. Per solitudine da tastiera, per esibizionismo, per “voglia di rimorchiare”, per vouyerismo elettronico, perché non abbiamo niente di reale da fare oppure? Oppure le nostre modalità di relazione si sono trasformate a tal punto che questi “non luoghi” hanno ormai sostituito in parte il nostro vissuto reale tanto che – ahimè anche io – li consideriamo parte della nostra vita di relazione?

D. Quindi, professor Giannasca, è giusto parlare per la precisione di contatti e non di amicizia vera?
R. Bisogna stare attenti a non banalizzare il concetto di amicizia: esso deve essere associata ad una cultura di rispetto e di dialogo altrimenti rischia di sconfinare in situazioni dove viene usato “al posto di” e confuso con il concetto associato alla parola contatto. La parola contatto è impersonale, è quella che in realtà dovrebbe essere usata nei social network al posto di amicizia, perché la maggior parte delle volte aggiungere un amico non significa proprio fare una nuova amicizia… Amicizia è un concetto dal tono altamente intimo, che evoca sentimenti di vicinanza e di complicità, eppure viene utilizzata per far diventare amici spesso due perfetti sconosciuti. Schizofrenia cibernetica della nostra cultura digitale? Ma anche potenza della comunicazione degli uomini di Facebook (e degli altri social network)! Schizofrenia cibernetica perché mentre nel mondo reale l’amicizia è un concetto molto concreto, insomma una cosa seria, nel mondo virtuale invece è un concetto molto leggero, tanto che spesso utilizziamo l’amicizia su Facebook per “rimorchiare” oppure per fare a gara a chi ha più amici-non amici. Salvo poi lamentarci se la nostra privacy viene invasa dai nostri “amici sconosciuti”, che ci invadono la bacheca, la chat o il servizio di messaggi privati con richieste più o meno lecite, con richieste più o meno spinte, o con post al limite del buon gusto. Salvo poi rimanere delusi/deluse se relazioni nate “ai tempi di Facebook” si consumano senza che rimanga niente dentro e con tanto amaro in bocca. Ma forse va bene così, in fondo questo succede anche tra persone che si incontrano nel mondo reale, o succedeva “ai tempi delle virtual community”, in tutti i modi cosa ci possiamo aspettare da “amicizie” date così a cuor leggero? In caso di delusione o peggio possiamo dire che ce la siamo un po’ cercata?

D. Quale potrebbe essere un pensiero per concludere e ringraziarla della Sua disponibilità?
R. Concluderei per i lettori de “San Paolino’s Voice” citando Benedetto XVI. Il Papa Emerito affermava tempo fa che “occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale”.

Sempre sullo stesso tema è interessante citare  Una vecchia pièce teatrale per approfondire lo stesso tema : Tutta colpa di Facebook rappresentato al teatro Tirso a gennaio del 2011

 

Una commedia che racconta l’invadenza e la destabilizzazione che può avere un social network nella vita di un individuo, specie quando questi è inconsapevole delle conseguenze dirette e indirette che possono esserci sulla propria privacy. Scritto da Marco Liorni, il testo racconta un episodio di vita realmente accaduto ad un ragazzo che dopo il risveglio da un lungo coma senza più memoria di sè, si riappropria del passato servendosi di Facebook. Dalle note di regia leggiamo anche : “Ispirato al libro “Facebook. Tutti nel vortice” scritto da Marco Liorni, il testo riprende il tema di come le relazioni sociali, amicali e amorose abbiano avuto una radicale trasformazione grazie o per colpa dei social network e di Facebook in particolare.” La piazza virtuale si riempie di relazioni virtuali diventando un surrogato delle piazze e delle vie reali che, un tempo erano quelle dove realmente ci incontravamo. Dove ci prendevamo un caffè guardandoci negli occhi e trasmettendoci delle vere emozioni senza il rischio di fraintendimenti come i nuovi mezzi riescono “splendidamente” a realizzare. Infatti la mancanza della presenza reale e del contatto visivo rende la comunicazione molto difficile e foriera anche di litigi e di separazioni anche tra amici.

Lo sviluppo sociale al quale si assiste è ora di vedere le piazze svuotarsi e quelle dei nuovi network riempirsi di miliardi di pseudo-relazioni. E il racconto di Marco Liorni si snoda attorno a questa tematica di grande attualità.

Gli attori furono  Maxi Gigliucci, Mimmo Ruggeri, Cecilia Taddei e Francesca Papale. Tutti bravissimi nel realizzare dei tempi comici molto serrati. Le risate  assicurate anche per le interpretazioni delle classiche caricature dei tipi umani contemporanei.

Anche al Teatro Sette si è sviluppata la stessa tematica dove la vita online interferisce con quella onlife creando non pochi problemi fino al rischio di essere abbandonati dal partner per dei fraintendimenti. Fortunatamente la coppia di mezza età viene salvata dal figlio che dal vivo rimedia agli errori virtuali dei genitori! Ecco le note di regia :

 

21 marzo – 2 aprile
Andrea Maia presenta:
Gianni Ferreri e Daniela Morozzi
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con: Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia: Toni Fornari

Una  coppia affiatata, un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e 2 iPad. Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”! Un’esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare il matrimonio dei suoi adorati genitori.

 

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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