Considerazioni filosofiche e teologiche semiserie sull’asinello: l’unico caso in cui la testardaggine è valida mentre in tutti gli altri casi usati da noi umani procura grossi guai …. intelligenti pauca

Desideravo esporre delle considerazioni sull’asino e in particolare sull’asino nella bibbia. Dormendo e dormi -vegliando in questi giorni di convalescenza dove le ore passavano lunghe e tristi con stati d’animo altalenanti, mi è venuta in mente la figura dell’asino e non so perché. Mi sono risposto : forse per la tenerezza e la mitezza che promana dal suo corpo. Sta di fatto che Nostro Signore Gesù Cristo, lo ha scelto come compagno alla Sua nascita. Sapeva che poteva confidare nella sua presenza umile e discreta, nel calore e nel tepore che promanava dalle sue narici. Volevo porre l’attenzione su questo umile animale, che in silenzio ci ha insegnato tante cose. Soprattutto il valore dell’essere vicino, prossimo o prossemico (come si dice oggi in psicologia) e quanto difficile sia oggi questo valore nei confronti del debole, del sofferente, della persona fragile. Forse è più facile tenersi a distanza nella migliore delle ipotesi e nella peggiore giudicarlo per scaricarci la coscienza. Mi sono chiesto. Se Gesù lo ha messo vicino a sé, non è un caso: Anche lui ci deve insegnare qualcosa. Il bambino Gesù m’incanta ma mi è piaciuto spostare l’obiettivo della macchina fotografica sull’asinello e fare uno zoom. Vedere i suoi occhioni buoni, mi fa commuovere di tenerezza. Il suo corpo, apparentemente esile e fragile ma capace di lunghi spostamenti, come per esempio in Egitto, dove Giuseppe e Maria si sono dovuti rifugiare per scappare da Erode. Ma, ripeto, spostamenti verso mete feriali, a servizio della nostra quotidianità, non verso mete sensazionali e di godimento. Così, alla fine della vita terrena di Gesù, il mite asinello ce lo porta, dico porta, a Gerusalemme come se lo consegnasse, come agnello sacrificale che poi doveva togliere i peccati del mondo. L’asinello ci porta Gesù . E noi? Quante volte abbiamo portato il peso di un altro Gesù che ci è passato accanto, magari anche molto vicino e non lo abbiamo riconosciuto e non lo abbiamo voluto vedere preferendo fare cose nobilissime e magari “religiose”. Sant’Agostino diceva, Noli foras ire …Non uscire fuori da te stesso…..non c’è bisogno di cercare Gesù chissà dove, probabilmente ce l’hai più vicino di quanto tu non pensi ma non hai gli occhi per vederlo e magari vuoi il cannocchiale per cercarlo a chilometri di distanza. Ma l’asinello no, l’ha capito subito, il mio Gesù è la persona che mi sta accanto e se l’è caricato sulla groppa, gli ha fatto fare il tragitto (qualche chilometro insieme e forse poche ore bastavano per Gerusalemme) perché poi Lui svolgesse il Suo compito . E noi? Sappiamo riconoscere il nostro Gesù? Caricarcelo sulla groppa?

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Infine, vorrei parlare dell’Onoterapia, la terapia con l’asino. Sembra che ultimamente, e il cerchio si stringe, per aiutare la crescita dei disabili, si preferisca l’uso dell’asino a quello del cavallo. Il motivo è semplice: il mite asinello quando ha paura si blocca e non si imbizzarrisce come il più nobile cugino. Ma così facendo, salva la vita a chi lo monta. Anche qui una lezione. Talvolta noi preferiamo usare le cose più belle ma poi queste si rivelano più pericolose perché sono più sofisticate. L’asinello no, non ha “crisi isteriche” …è solo testardo…ma la sua testardaggine è più pedagogica della bellezza e soprattutto salva la vita alle persone fragili e deboli come i disabili. Caro asinello ti amo tanto, perché mi hai insegnato questa sera l’umiltà e l’amore che tante volte ho cercato e poche volte ho trovato.

Quanto pagherei per avere un asino per amico. So che non mi tradirebbe mai e avrebbe per me un amore viscerale e un’intelligenza emotiva senza pari. Capirebbe, meglio di chiunque altro i miei stati d’animo. No come due asine che nel 2008, con un’intelligenza pari ad una testa di … cerino, non hanno capito l’una questo articolo e l’altra il lavoro ciclopico che avevo compiuto massacrandomi come un …. asino!!!! Ma la giustizia divina esiste ed il mio asino, con il quale nel frattempo ho stretto amicizia, mi ha confidato che giammai porterà in groppa queste due teste …. gloriose, verso Gerusalemme …. e quindi non ci arriveranno mai nella Città Santa e si dovranno accontentare di guardarla da lontano, piangendo  amaramente per non essere state capaci di non capire un cavolfiore!!!!!

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Maferek con ciuchino e il gatto con gli stivali (suoi migliori amici)

Carlo Mafera

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