Una delle prime e più belle omelie di Papa Francesco: “Andare controcorrente fa bene al cuore”

 
Il Santo Padre, durante la messa per i cresimandi, ha invitato a “non scoraggiarsi, restando saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore”

di Carlo Mafera

Con Dio “tutto è nuovo, trasformato in bene, in bellezza, in verità; non c’è più lamento, lutto… Questa è l’azione dello Spirito Santo: ci porta la novità di Dio; viene a noi e fa nuove tutte le cose, ci cambia”. Lo ha ricordato ieri mattina Papa Francesco, nella messa a piazza San Pietro nella quale ha amministrato il sacramento della confermazione a 44 cresimandi, provenienti da cinque continenti e di età compresa tra gli 11 e i 55 anni. “Siamo tutti in cammino – ha ricordato – verso la Gerusalemme del cielo, la novità definitiva per noi, e per tutta la realtà, il giorno felice in cui potremo vedere il volto del Signore, potremo essere con Lui per sempre, nel suo amore”. Il Pontefice ha chiarito: “Vedete, la novità di Dio non assomiglia alle novità mondane, che sono tutte provvisorie, passano e se ne ricerca sempre di più. La novità che Dio dona alla nostra vita è definitiva, e non solo nel futuro, quando saremo con Lui, ma anche oggi: Dio sta facendo tutto nuovo, lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo”. “Che bello se ognuno di voi, alla sera potesse dire: oggi a scuola, a casa, al lavoro, guidato da Dio, ho compiuto un gesto di amore verso un mio compagno, i miei genitori, un anziano! Che bello!”. Il discorso del Papa mi faceva tornare alla memoria un ‘controcorrente’ da realizzare con molta difficoltà: ‘abbandonarsi completamente al Signore’ e fidarsi e affidarsi alla Provvidenza piuttosto che alla Previdenza. Essere testimoni sereni della Paternità di Dio. Vivere veramente nella ferma speranza nel Signore.

La manna che il popolo di Dio durante l’esodo raccoglieva nel deserto marciva il giorno dopo, così da soddisfare solo il bisogno giornaliero ed evidenziare quanto sia la Provvidenza Divina a sostenere l’uomo nelle sue necessità. Anche nel Padre Nostro, la richiesta è limitata al pane quotidiano e non prevede “scorte” prudenti per un futuro che è interamente nelle mani del Signore. Superfluo rammentare la pagina del Vangelo con Gesù che ci spinge a riflettere all’abito dei gigli, più prezioso delle vesti di Salomone, o agli uccelli che trovano il loro sostentamento nella paterna generosità del Signore, e comunque senza ‘accumulare’, come invece farà colui che addirittura progetta di ampliare i propri granai, per abbandonarli però la stessa notte, sottratto ai propri sogni, dal sopraggiungere della morte, che non si fa certo annunciare. Insomma non è certo l’operosa preveggenza della ‘formica’, che sembra essere additata ad esempio nel Vangelo, forse è più presente il confidente canto di lode della cicala, che vive nella totale noncuranza per un futuro che sa bene non dipendere dai suoi progetti. “Quien a Dios tiene, nada le falta”.

“Seguire il Signore, lasciare che il suo Spirito trasformi le nostre zone d’ombra, i nostri comportamenti che non sono secondo Dio e lavi i nostri peccati, è un cammino che incontra tanti ostacoli, fuori di noi, nel mondo, e anche dentro di noi, nel cuore”, ha sottolineato il Santo Padre, che ha invitato a “non scoraggiarsi, restando saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore”. “Sentite bene, giovani: andate controcorrente. Questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente. Lui ci dà questo coraggio”. Allora, “non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura se rimaniamo uniti a Dio come i tralci sono uniti alla vite, se non perdiamo l’amicizia con Lui, se gli facciamo sempre più spazio nella nostra vita”. Questo anche e soprattutto “se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione e perdono al nostro peccato. Andate sempre al di là verso le cose grandi, giocate la vita per grandi ideali, giovani”, ha concluso Papa Francesco. Sembrava di ascoltare Giovanni Paolo II nel suo ‘Non abbiate paura’, ma detto in altro modo.

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