Livi Bacci Massimo – In cammino. Breve storia delle migrazioni – edizioni Il Mulino 2014 …. e inoltre sempre sul fenomeno migrazione un po’ di presente con un video ricco di spunti di riflessioni…

L’Autore spiega la storia di questo antico e nuovo fenomeno con grande acutezza e profonda analisi in questo libro. Ecco quanto lui stesso afferma in una recente relazione sul tema.

“La mobilità, lo spostamento, la migrazione, è una prerogativa umana fondamentale. Dal mio punto di vista di studioso di popolazioni o di demografie, potrei dire che è una prerogativa come è una prerogativa quella di mettere su famiglia, riprodursi, sposarsi, sono tutte scelte, prerogative appunto, individuali. E ci si accorge di che cosa significa non avere queste prerogative quando queste stesse vengono negate. Pensate alla servitù della gleba o alla schiavitù, erano situazioni nelle quali la mobilità, in qualche modo prima prerogativa dell’individuo, è stata negata. Quindi ricordiamoci che il muoversi sul territorio, il muoversi in cerca di altro, in cerca del nuovo o in fuga dal vecchio, o in fuga dalla catastrofe, o per scelte di condizioni di vita migliori, è una delle prerogative individuali. E credo che questo sia un fatto costitutivo, della specie umana.

Naturalmente per migrare occorrono le condizioni per farlo e occorre anche la capacità adattativa degli individui, che varia nel tempo a seconda delle occasioni e a seconda delle modalità. Qui ne cito due, per esempio: nelle grandi migrazioni lente del passato (quelle che Cavalli Sforza ha chiamato ondata migratoria, in cui dei migranti generano, con i propri discendenti, un’onda ulteriore di migrazione, ad esempio l’emigrazione dall’occidente dell’Europa all’oriente dell’Europa in epoca medioevale; o la migrazione che ha portato alla diffusione dell’agricoltura in epoche antecedenti; o la migrazione americana, nel nord America, dall’est all’ovest), in queste migrazioni era una buona prerogativa individuale quella di avere capacità di formare famiglie numerose che generavano migrazioni per colonizzare la terra, a favore di future generazioni che potessero a loro volta proseguire l’ondata migratoria. Quindi “la fitness del migrante”, cioè la capacità adattativa del gruppo migratorio, era quella di avere un’alta riproduttività che era infatti più alta delle popolazioni che rimanevano indietro, per selezione o per scelta. Mentre invece nelle migrazioni rapide moderne, anche la migrazione ottocentesca della grande globalizzazione (che non è stata però né la prima né l’ultima) era una migrazione rapida, tutto sommato, in contesti industriali urbani nei quali la capacità adattativa del migrante era più alta se il migrante era solo, perché aveva capacità di mobilità, sia del lavoro, sia residenziale. E poi successivamente subentravano capacità di costituire discendenza e famiglia.

Questo ci dice come le condizioni migratorie cambino a seconda dei tempi, a seconda della storia e anche a seconda delle politiche. Perché anche le politiche intervengono cercando molte volte di migliorare le condizioni adattative del migrante ma, talvolta, l’intervento della mano pubblica, che è diventato pesante a partire dalla costituzione degli stati nazione, in cui il migrare non è più libero ma è un migrare condizionato a regole, l’intervento politico è un intervento che spesso tenta di migliorare la fitness, le condizioni di adattamento anche se spesso fa scelte errate. E quindi queste scelte errate rappresentano un costo maggiore di quanto non sarebbe costato invece la somma delle decisioni individuali. Spesso gli individui decidono meglio per se stessi di quanto non si pensi che la mano pubblica possa scegliere per loro.”

Ed ecco il nostro presente sul tema migrazione…

a cura di carlo mafera

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