Economia globale e mondo cattolico

Una conferenza del 2009 che rimane sempre attuale perchè mise in evidenza che la dottrina sociale della chiesa ha sempre ragione quando afferma che l’economia senza l’etica procura danni gravissimi di cui paghiamo ancora le conseguenze e mi riferisco allo scandalo dei mutui sub-prime del 2008.

Ettore Gotti Tedeschi, esperto di strategia industriale e finanziaria, presidente dal 1985 del Santander Consumer Bank spa, ha tenuto una lezione-conferenza il 22 maggio presso l’Università della Santa Croce sul rapporto tra l’economia globale e il mondo cattolico. Il suo pensiero economico si può sintetizzare così: “L’economia è una tecnica avanzata e sofisticata ma neutrale che per essere vantaggiosa per l’uomo deve trovarlo consenziente a considerarsi importante”. In altre parole egli mette in evidenza la centralità della persona umana anche nell’economia. Infatti insegna Etica della finanza all’Università Cattolica ed è editorialista dell’Osservatore Romano. Ha scritto con Rino Camilleri un libro il cui titolo è: Denaro e Paradiso dove “rivendica la superiorità di un capitalismo ispirato alla morale cristiana”. Gotti Tedeschi è contrario alle teorie Keynesiane e all’idea che l’economia sia una scienza tout court. Ha messo più volte in evidenza, nel corso della lezione, che il capitalismo sia nato “con il saio” nell’Italia del XIII secolo, teorizzato da teologi francescani trovando una compiuta formulazione nella scuola di Salamanca. Ritiene invece che i mali del capitalismo siano derivati dall’applicazione che ne ha fatto il protestantesimo con il suo affarismo decisionista, con il suo laissez-faire e con la legge del più forte. Ed è contro questo tipo di capitalismo che si scagliò Marx. Un fattore importante che ha determinato la crisi economica degli ultimi anni è stata la caduta del numero delle nascite. Infatti tutte le più recenti teorie economiche (da Solow a Keynes ) sono centrate sulla crescita della popolazione dalla quale derivano l’offerta di lavoro, la produttività e la conseguente creazione di risparmio (con più o meno importanza riconosciuta al contributo tecnologico). Gotti Tedeschi – ha spiegato – che la crescita economica c’è solo se il tasso di crescita del PIL è superiore al tasso di crescita della popolazione. Da qui la tentazione di diminuirla o azzerarla per far crescere il prodotto interno lordo. L’importanza della crescita popolazione fu ravvisata negli anni 70 da un altro studioso (A. Sauvy). Questi calcolò (e il prof. Gotti Tedeschi lo ha sottolineato durante la lezione) che, per mantenere la riproduzione di una generazione, è necessario un tasso di fecondità di 2 bambini per coppia. Invece per i vent’anni successivi (cioè dal 1975 in poi) il tasso di fecondità è stato di 1 bambino a coppia con le conseguenze che tutti vediamo. Così dagli anni 80 si è assistita a una diminuzione della crescita del PIL nei paesi sviluppati e conseguentemente degli utili delle imprese ma si vollero ignorare le cause. Tutto ciò ha provocato la crescita dei costi fissi (quelli il cui ammontare non varia, entro certi limiti, al variare della quantità prodotta.), delle tasse , la diminuzione della crescita del risparmio, la crescita solo dei consumi a debito e la ricerca di soluzioni compensative quali la delocalizzazione (far produrre altrove per risparmiare), l’immigrazione, i mutui subprime (I subprime, sono quei prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore). Insomma nacque un progetto di compensazione della non crescita reale con una crescita fittizia consumistica e a debito che poi produce l’espansione monetaria. “Come potremmo sintetizzare questa morale? Nella confusione tra fini e mezzi (e utilizzo di mezzi cattivi per fini buoni)…. Mai come in questa crisi attuale si evidenzia quanto l’uomo tecnologico, pur essendo dotato di mezzi e risorse, sappia sbagliare provocando dissesto. Aveva ragione Giovanni Paolo II nella Sollicitudo Rei Socialis …. se l’economia non è un mezzo per raggiungere un fine, diventa lei stessa un fine e lo diventa opportunisticamente. “Non è vero – ha continuato Gotti Tedeschi – (e lo si è visto recentemente) che ci sono leggi di comportamento che possono prescindere da riferimenti etici …. Il problema è che fini buoni non possono essere giustificati da mezzi cattivi. L’ultima delle varie domande che il prof. Gotti Tedeschi si è posto è stata . “Perché l’etica cattolica, sviluppata dalla dottrina sociale della Chiesa, è applicabile (nell’economia)? Perché la Bibbia non è anticapitalista né contro il mercato. Perché le origini del capitalismo sono cristiane ( e questo è stato deformato nei secoli). Perché, nelle analisi delle Etiche, quella cattolica è la più centrata sull’uomo libero, responsabile, creativo e si sviluppa attraverso l’esercizio di virtù, non con abusi e sfruttamento perché non confonde fini e mezzi (come si è detto) e si preoccupa della salvezza. Questi meriti vengono riconosciuti persino dai maggiori studiosi liberali, quali Rothbard (“Tutto ciò che c’è di buono nella civiltà occidentale è cristiano”). Van Hayek (“ Dal cristianesimo provengono gli insegnamenti per la nostra cultura”). Rockwell (“ Il cristianesimo originò l’individualismo solidale e rese possibile lo sviluppo del capitalismo”). “In questo momento – ha concluso Gotti Tedeschi – è indispensabile una nuova Scuola di Salamanca per ridare certezza all’impegno temporale del cattolico nel mondo”.

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