Il volo di farfalla di Rita Coruzzi – Edizioni Piemme 2010

Avrei preferito avere un corpo forte e fiero, ma chi dice che Gesù non è stato fiero quando è stato innalzato sulla croce? Ha portato la sua sofferenza con una dignità senza pari, come io spero di portare la mia. Da adesso fino al termine della mia vita, voglio che il mio amore per Lui sia tale da farmi affermare che accetto tutto ciò che Lui vorrà darmi.”E’ questa la frase centrale del libro di Rita che fa compiere un balzo enorme alla nostra fede.

 


Il Signore spesso mi vuole mandare un messaggio attraverso i libri che mi regalano. Non succede niente per caso: l’ho riscontrato tante volte nel corso della mia vita. Pascal, il famoso filosofo francese del XVII secolo, diceva che Dio si manifesta attraverso gli avvenimenti. Basta avere gli occhi e l’attenzione per leggerli alla luce della fede. Com’è stato per me il regalo di questo libro, lo è stato per Rita Coruzzi quando le sono capitati certi episodi dolorosissimi che, se in un primo momento l’hanno allontanata dalla fede, successivamente, letti nel modo giusto, le hanno fatto percorrere un itinerario spirituale di incommensurabile altezza.
Dio lavora in modo monografico per ciascuno di noi: dietro una malattia invalidante e un tentativo fallito per uscirne, il Signore scava nel cuore (in questo caso) di Rita per farle capire che ciò che è essenziale è la salute dell’anima e non del corpo. La mamma le dice, dopo il fallimento dell’operazione: “Dio non ti ha abbandonato… se ti è accaduto questo significa che Lui ha progetti per te sulla carrozzina, gli servi così.” In fondo è un insegnamento per tutti noi che possiamo fare nostro questo “Gli servi così”. Se Rita infatti ha dei limiti fisici notevoli, nella loro completa accettazione essi vengono superati, e tale accettazione è una testimonianza per tutti noi lettori che, pur possedendo certamente dei limiti anche di altra natura, ma infinitamente più leggeri, non sappiamo accettarli. In un passaggio di “Volo di farfalla”, Rita Coruzzi si meraviglia di come tanti giovani che hanno tutto si autodistruggono con l’alcol o con la droga schiantandosi sulle nostre strade. E questo perché mettono al centro dei valori superficiali: quelli dell’apparire e soprattutto quelli relativi alla bellezza del corpo. E Rita ad un certo punto del suo racconto afferma: “Noi spesso siamo convinti che il corpo sia la cosa più importante.

Quante volte mi sono sentita dire che essere sani nel corpo era la cosa più importante o che avere l’uso delle gambe era la cosa più importante. Ma in questi ultimi anni mi chiedo se sia davvero così, soprattutto quando non si ha pace nello spirito. Se non si è in pace con se stessi e si ha uno spirito malato, arrabbiato o anche solo inaridito, allora la guarigione fisica conta meno di niente, perché anche se si è guariti fisicamente non si può godere pienamente di tale guarigione e non si può essere appagati o nutrire gratitudine per il beneficio ricevuto.” Per pronunciare queste parole e quindi per arrivare a questa consapevolezza, Rita Coruzzi ha dovuto percorrere un cammino non certo facile. Dalla non accettazione della malattia, la tetraparesi, e ancor di più dalla rabbia e dalla rottura con Dio per il fallimento dell’operazione che avrebbe dovuto risolvere il suo problema, alla successiva completa adesione alla volontà divina con il conseguente perdono del chirurgo che aveva, in buona fede, sbagliato.

Ma in tutto questo itinerario c’è stato l’intervento della Madonna. A un certo punto del libro Rita Coruzzi afferma: “Da questo mio continuo bisogno di creare un contatto con Lei forse nasceva proprio il desiderio di essere chiamata da Lei, guidata, accompagnata in quello che avrei dovuto affrontare nella mia vita. Ho voluto spiegare del mio rapporto con Maria perché mi rendo conto che da lì è nato tutto, ed è stato grazie a Lei che io ho maturato la mia scelta. Maria è sempre stata una presenza costante nella mia vita, così come Gesù.” E più avanti nel libro infatti c’è la realizzazione di questo desiderio di contatto: Rita accettò di andare in pellegrinaggio a Lourdes sollecitata da un sacerdote che aveva notato la sua rabbia e il suo rancore, e a Lourdes Maria la trasforma. Ecco che cosa Rita dice: “A Lourdes ritrovai una parte di me che credevo irrimediabilmente perduta: la parte che sperava ancora, che era dolce e che credeva ancora in Dio. Fu come se la Madonna toccasse con mani gentili il mio cuore di pietra per tornare a farlo battere come un cuore di carne. Fu come se accarezzasse la mia anima per risvegliarla dal torpore in cui si era assopita.” Da qui si evince come Maria compia sempre dei miracoli meravigliosi che vanno al di là delle guarigioni fisiche. Un itinerario spirituale, quello descritto nell’autobiografia di Rita, che conferma in pieno il detto “Ad Iesum per Mariam”. E infatti Rita esclama: “Avrei preferito avere un corpo forte e fiero, ma chi dice che Gesù non è stato fiero quando è stato innalzato sulla croce? Ha portato la sua sofferenza con una dignità senza pari, come io spero di portare la mia. Da adesso fino al termine della mia vita, voglio che il mio amore per Lui sia tale da farmi affermare che accetto tutto ciò che Lui vorrà darmi.”

Ma l’incontro umano più significativo che Rita ha avuto nella sua vita è stato quello con Giovanni Paolo II. Ce lo racconta così: “All’improvviso mi trovai di fronte a lui. Gli presi la mano e lo guardai negli occhi e vi lessi l’amore. Vidi che le sue pupille si ingrandivano come per guardarmi meglio e a mia volta io gli strinsi più forte la mano per prolungare il più possibile quel contatto che odorava di santità. In quel momento non vidi solo il successore di Pietro ma un padre, un amico, un fratello che poteva capirmi meglio di tanti altri.” Rita Coruzzi così prosegue nel suo racconto: “L’udienza mi lasciò un enorme senso di pace e di appagamento che tuttora mi invade ogni volta che la ricordo come una delle esperienze più belle della mia vita.”

E desidero concludere con po’ di commozione con queste parole di Rita: “Giovanni Paolo II insieme a Gesù è diventato il mio modello di come sopportare la sofferenza. Ho deciso che la mia vita sarà interamente dedicata a testimoniare l’amore del Signore e a farlo conoscere a tutte le persone che conosco.” Un libro, questo di Rita Coruzzi, di altissimo valore spirituale, che credo si possa leggere tranquillamente anche in Chiesa, magari citandolo in qualche omelia. E nei momenti difficili potremmo recitare dentro il nostro cuore la frase che la mamma di Rita disse alla figlia: “Gli servi così”.

CARLO MAFERA

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