LA SAPIENZA E LA SCIENZA

La scienza prolunga la vita, la conosce come meccanismo, ma non ha nessuna consapevolezza escatologica dell’ultimo fine. La sapienza va all’essenziale, non si preoccupa delle teorie ma si misura solo con le esperienze vissute e sofferte.

La scienza si manifesta in tutto il suo splendore, la sapienza si realizza più nel nascondimento. Sui giornali si scrive spesso dei diritti della scienza e della sua grande importanza. Tutti hanno un estremo rispetto degli scienziati ma nessuno parla dei sapienti. Oggi si sente più la necessità di tecnici, cioè di coloro che traducono in concreto le scoperte della scienza e non si sa che farsene dei filosofi che hanno una maggiore conoscenza delle cose astratte. Invece l’uomo avrebbe più bisogno della sapienza, che non significa sapere tante nozioni o conoscere la storia o le lingue. Certamente anche questo ma non soprattutto. Infatti oggi il termine cultura non significa più arricchimento spirituale, valido per tutti i tempi. Definisce piuttosto il modo di pensare comune, cioè quello alla moda o quello della ideologia dominante. Perciò l’uomo di cultura a volte non coincide con l’uomo sapiente che invece possiede una conoscenza trascendente l’effimero corredo di cognizioni.

Il sapiente, andando oltre la scienza pura, che arricchisce solo la mente, raggiunge e conosce nel profondo la totalità della persona. La sapienza fa riferimento all’esperienza della vita. E’ cognizione che interessa il cuore. E’ esperienza del cuore che conosce il vissuto profondo e il fine specifico dell’uomo. Mentre la scienza si limita all’aspetto superficiale della conoscenza, cioè alla spiegazione di un dato fenomeno e al suo accadimento fisico, la sapienza è inerente al perché morale di un fenomeno e in particolare al suo ultimo “perché”. Infatti la sapienza è coordinatrice dell’universo, espressione della trascendenza più assoluta che interessa tutto l’uomo. La scienza analizza la vita, ma non sa perché si vive. La scienza prolunga la vita, la conosce come meccanismo, ma non ha nessuna consapevolezza escatologica dell’ultimo fine. La sapienza va all’essenziale, non si preoccupa delle teorie ma si misura solo con le esperienze vissute e sofferte.

Dove finisce lo studio, inizia la meditazione, lo stupore e la contemplazione del sapiente. E così, per esempio, se lo storico analizza e approfondisce i fatti, il sapiente non si ferma solo ad essi ma ne legge il perché profondo, dettato da un Amore che è quello che guida il mondo. Sapienza è cognizione del cuore, illuminazione interiore che viene più da Dio (comunque lo si concepisca) e da come Lui vede e giudica il mondo che non dalla propria capacità personale e dagli sforzi per ottenerla. E’ quindi un dono dello spirito perché chi lo riceve umilmente, possa poi trasmettere e indicare agli altri lo  scopo ultimo della nostra esistenza, trascendendo quelli immediati  e utili che possono servire solo momentaneamente ma che non possono appagare il desiderio di eternità iscritto nei nostri cuori.

CARLO MAFERA

 

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