IN OCCASIONE DELLA SUA MEMORIA LITURGICA (14 AGOSTO) ECCO UNA STORICA CONFERENZA SU S. MASSIMILIANO MARIA KOLBE PER RICORDARE L’IMMACOLATA CONCEZIONE

P. Kolbe ha dimostrato, in forza della sua fede, che l’uomo può creare abissi di dolore ma non può evitare che essi siano inabitati dal Crocifisso e dal mistero del Suo amore sofferente, che si riattualizza, che autonomamente e con forza inarrestabile decide di farsi “presente”. E’ questo, in fondo, il significato ultimo, di questo Anno Santo dedicato alla Misericordia. Una lieta sorpresa per chi scrive : la presenza di una comunità di francescani dell’Immacolata a Caldera’ in Sicilia a pochi chilometri dal proprio luogo di villeggiatura. Una vera grazia di Dio!

Padre Mario Peruzzo, dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali (O.F.M. Conv.),  presentò quattro anni fa a Roma nella chiesa di Santa Maria in via Lata, la grande figura sacerdotale di S. Massimiliano Kolbe. Tutti conoscono la sua vita e soprattutto la sua morte da martire cristiano. Pochi però sanno le motivazioni profonde che lo hanno condotto alla scelta della donazione totale di sé e alla testimonianza più alta che può compiere un vero seguace di Cristo. Estrapoliamo quindi alcuni passaggi della conferenza di Padre Peruzzo. Innanzi tutto egli si è chiesto chi fosse Massimiliano Kolbe e ha detto che era un Cavaliere dell’Immacolata e cioè ha spiegato che … “il termine “cavaliere” evoca una cultura militare, a cui P. Kolbe era molto vicino, perché avrebbe voluto fare la carriera militare…. (Lo indica anche il termine “Milizia” dell’Immacolata); ma indica anche un ideale di vita, nella cultura medievale. Dell’Immacolata: coglie l’aspetto mariano della nostra fede,(anzi P. Kolbe è stato un folle innamorato dell’Immacolata); c’è un secondo aspetto: dopo il dogma siamo chiamati a scrivere una seconda pagina gloriosa della Chiesa, vivendo la forza e l’ispirazione che questo dogma esprime…”. Padre M. Kolbe era anche un francescano, un missionario, un apostolo mariano, un giornalista, un teologo, un martire, un protettore di questo difficile secolo, un apostolo della cultura dell’amore. E a proposito di quest’ultima sua qualità, padre Peruzzo ha sottolineato che “Avvicinandosi a San Massimiliano Kolbe, si avverte subito che centro, senso, scopo della sua vita è Dio, il cui volto di Padre ci è rivelato da Gesù. Da questo Dio che è amore, Massimiliano si sente personalmente e incondizionatamente amato. La consapevolezza di essere amato da Dio non è un sentimento passeggero, ma una certezza che lo accompagna sempre e in qualunque situazione, come traspare da molti suoi Scritti.. Ecco come si esprime in una lettera indirizzata alla mamma:” Mia amata Mamma,… da me va tutto bene, Amata Mamma, stai tranquilla per me e per la mia salute, perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto….” (SK 961). Massimiliano scrive questa ultima sua lettera in data 15 giugno 1941, dal campo di concentramento di Auschwitz. E’ questa consapevolezza che lo sollecita a desiderare di “amare Dio fino all’eroismo”, a volerlo ricambiare con un amore senza limiti”. Padre Mario Peruzzo, dimostrando di essere un esperto della mariologia Kolbiana, ha voluto riportare una meravigliosa testimonianza di un sacerdote che ha conosciuto Massimiliano Kolbe e che è stato contagiato dalla sua trascinante speranza. Ecco cosa dice di don Luigi Faccenda “Ecco perché ammiro e amo San Massimiliano Kolbe e confido nella sua celeste protezione: egli mi ha aiutato a riscoprire il volto vero di Cristo, di Maria, dell’uomo e della Chiesa, rispondendo alle istanze di questi nostri tempi così tormentati dall’errore, dall’odio e dal maligno. Per cui, se trovo ancora la forza di vivere e soffrire, di testimoniare e operare, è perché ho incontrato un giorno quest’uomo sui miei passi. E mi ha conquistato alla sua stessa causa. La causa dell’amore, della pace, della speranza e della coerenza”. (Cf. L. Faccenda, Agli amici, Ed. dell’Immacolata, Borgonuovo 1985, p. 98). Poi, Padre Mario Peruzzo ha spiegato il retroterra teologico dell’ azione pastorale e della testimonianza cristiana di padre Kolbe e rende così comprensibile il suo martirio e ha fatto riferimento ai suoi tre grandi amori….
“Io vi propongo a guardare a San Massimiliano Kolbe come a colui che in un momento di emergenza e di dolore, e in tutta la sua vita, ha amato, in modo eroico, la Chiesa, l’ Immacolata e l’uomo – ha precisato Peruzzo – La Chiesa. Come francescano P. Kolbe ha amato con grande amore e fedeltà la Chiesa, presentandola in tutta la sua grandezza e santità. Al suo carnefice che gli chiede chi egli sia, non esita a rispondere: sono un sacerdote cattolico, sottoscrivendo con questa risposta la sua condanna. Risuona in questa frase la confessione degli apostoli, dei martiri e dei santi, che senza paura di perdere la vita, hanno apertamente dichiarato la loro identità di figli della Chiesa. E come tali hanno vissuto, hanno operato e sono morti. Tutta la vita, se ben consideriamo, fu spesa per la Chiesa: la sua obbedienza, il suo lavoro, la sua teologia, la sua ortodossia, il suo zelo missionario, senza limiti o restrizione di confini. L’Immacolata. San Massimiliano ha amato la Madonna, l’ha presa come madre e ne ha fatto l’ideale della sua consacrazione. L’uomo. P. Kolbe infine ha amato l’uomo. Ed è per salvare l’uomo, che egli azzarda chiedere la propria uccisione, al posto del padre di famiglia. E’ per salvare l’uomo che scende nel bunker della fame, dove altri condannati hanno bisogno della parola di conforto, e devono essere invitati a perdonare, prima di lasciare al mondo quel corpo che è ridotto ad una larva. E’ per salvare l’uomo che egli aveva detto un giorno: “Ci sono tanti uomini infelici, senza fede, che offendono Dio e corrono il pericolo di eterna dannazione. Devo tendere la mano ad essi, e tutti portarli a Dio per mezzo di Maria; e perché io faccia questo è necessaria la mia vita, tutto il mio lavoro, la mia sofferenza, fino alla stessa morte”. E’ per salvare l’uomo che si fa giornalista, tipografo, fondatore di due Città consacrate all’Immacolata, viaggiatore, imprimendo alle istituzioni civili e religiose un dinamismo che non conosce soste.” Padre Mario Peruzzo ha voluto poi entrare nel pensiero mariologico di padre M. Kolbe mettendo in evidenza soprattutto la funzione soteriologica cioè di cooperatrice alla salvezza da parte di Maria. Ecco in particolare cosa dice San Massimiliano “Ogni uomo nasce alla fede nel grembo di Maria, che è il grembo della Chiesa. “Ella ha dato alla luce – si legge nella Lumen gentium – un Figlio, che Dio ha fatto il primogenito di una moltitudine di fratelli (cf. Rm 8,29), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre” (LG 63). Anche sul calvario nelle parole di Cristo rivolte a Giovanni: “Ecco tua Madre” (Gv 19,27), possiamo scorgere l’invito ad accogliere Madre come Madre nella nostra vita, una maternità che Maria continua ad esercitare anche nella gloria. “Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell’annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrini e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata” (LG 62). Per S. Massimiliano Kolbe l’Immacolata è Madre, più che mai viva e operante, che continua a generare il Figlio nel cuore degli uomini; è la Madre alla quale si dona totalmente, si “consacra”, si affida e affida momento per momento il proprio e altrui cammino di conformazione a Cristo. Al tempo stesso P. Massimiliano vede in Maria la creatura umana nella quale il Progetto di Dio è già pienamente realizzato. In Lei la Buona Novella, il Vangelo è realtà. P. Kolbe riconosce in Maria la più alta e perfetta delle persone umane, che riproduce in modo eminente l’immagine di Dio e quindi resa capace di amarlo con intensità incomparabile, come Immacolata, senza deviazioni o rallentamenti.” Insomma padre Peruzzo ha saputo cogliere i tratti salienti del grande martire cristiano e ha concluso mettendo in evidenza lo “slogan” di San Massimiliano Kolbe e cioè le due parole chiave che chiariscono e fanno capire la sua intera vita e anche la sua morte e cioè “Lasciati condurre” da Maria. Ecco infatti come ha ultimato la sua splendida conferenza, padre Peruzzo ….. “Guardando la sua vita e leggendo i suoi scritti, si scopre una chiave di lettura della sua santità; questa chiave interpretativa è racchiusa in due semplicissime parole: “Lasciati condurre”. L’insistenza con cui San Massimiliano invita se stesso e i suoi interlocutori a “lasciarsi condurre”, sta ad indicare la consapevolezza che la salvezza e santificazione propria e altrui è innanzi tutto iniziativa di Dio ed è opera dello Spirito santo, “che è Signore e dà la vita”. L’uomo deve “solo” corrispondere, obbedire, collaborare, “lasciarsi condurre”, appunto, sull’esempio di Maria che, all’annuncio dell’angelo, rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” (cf. Lc 1,38). In San Massimiliano abbandono e azione sono le due facce della stessa medaglia, dello stesso cammino di amore per rispondere all’amore del Padre dal quale si sente continuamente avvolto. Questo movimento di abbandono, vissuto con realismo e concretezza nell’esperienza quotidiana di vita francescana, sacerdotale e missionaria – negli anni della formazione come pure in quelli delle più incredibili imprese apostoliche e delle più gravose responsabilità, nell’esuberanza della giovinezza come pure nella sofferenza fisica e morale – ha allenato P. Kolbe alla “consegna” totale di sé. In altre parole, questo “lasciarsi condurre” ha caratterizzato il cammino lungo il quale Massimiliano, sotto l’azione dello Spirito, si è lasciato trasformare in un’immagine vivente di Cristo.” Alla fine hanno tutti ringraziato Padre Peruzzo per il dono prezioso della sua riflessione che ha arricchito le anime di coloro che erano presenti e che arricchirà anche quelle di chi ha avuto la pazienza di leggere questo articolo fino in fondo!

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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