PROPRIO QUATTRO ANNI FA AVVENIVA LA PUBBLICAZIONE DELLA LUMEN FIDEI CHE PRECISAVA IN MODO CHIARO IL CONCETTO DI FAMIGLIA

La prima enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei, al n. 52 parla della famiglia come luogo di trasmissione della fede: “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore….La fede poi aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona”.

La “Lumen Fidei” al n. 52 afferma un principio che ha dei risvolti antropologici veramente rilevanti. “Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia”. E quello della famiglia è oggi un ambito  da scoprire e riscoprire sempre di nuovo. Il motivo sta nel precisare un concetto che viene messo in discussione dal pensiero debole dominante oggi teso a riconoscere come famiglia quello che essa non è mai stata. Il matrimonio e la famiglia non sono una costruzione culturale, quindi non sono legati ad una specifica visione culturale e non sono il frutto di un aspetto della fede. È legato invece al cosiddetto diritto naturale che da sempre ha definito il matrimonio come un unione tra un uomo e una donna. La nostra stessa Costituzione ha recepito tale concetto sancendolo tra i suoi articoli e in particolare nel 29-30 e 31. C’è da sottolineare che la Carta Costituzionale è stata scritta da tutte le forze politiche presenti nella società italiana: quella socialista, quella liberale e quella cattolica ed è quindi al di sopra di ogni sospetto. Va quindi precisato che le ragioni di carattere antropologico e di diritto naturale superano quelle della fede che ha solo il compito di illuminare questo ambito e non di fondarlo. Quindi il matrimonio è uno solo, senza nulla togliere significati ad altre forme di unione, che peraltro devono essere tutelati e garantiti diversamente e la Chiesa si è schierata a difesa di queste unioni di fatto che in altre nazioni vengono perseguitate. Ciò dimostra inequivocabilmente che la Chiesa non emargina nessuno ma vuole dare il nome giusto ad ogni cosa perché dare il nome ad una realtà significa darle un senso preciso e la individua antropologicamente nei suoi connotati sostanziali. Partendo da una precisa definizione poi la Fede può illuminare sia l’istituto naturale del matrimonio e, perché no, altri tipi di unione di fatto. Il matrimonio è perciò l’unione stabile dell’uomo e della donna; questa unione “nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr. Gen 2, 24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno d’amore”. Ci sono qui argomenti razionali e argomenti di fede, frutto insieme della luce della ragione e della luce della fede, e tali due dimensioni si compenetrano a vicenda. Va quindi precisato che  il matrimonio nasce da un amore stabile – cioè che è voluto per sempre – di un uomo e di una donna, che incontrandosi si completano, grazie alla loro differenza sessuale, e divengono così procreatori  di una nuova vita. L’amore diventa così fecondo aprendoli  ad accogliere nuove vite e tutto ciò  è frutto della presenza di Dio.

Al numero 27 l’enciclica precisa come l’amore, quello capace di costituire una nuova famiglia, “non si può ridurre a un sentimento che va e che viene” . Al contrario l’amore umano possiede una sua stabilità, perché conduce la persona che ama ad uscire da se stessa per andare verso l’altro e costruire insieme un rapporto duraturo.

Questi concetti sono stati ribaditi dal CNAL,  la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, alla recente 47ima Settimana Sociale in un suo significativo contributo dal titolo “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”.  Tale organizzazione  ritiene che “la questione famiglia sia strettamente collegata alla questione antropologica, esigenza già emersa al IV Convegno Ecclesiale di Verona. La debolezza della persona e della sua identità è la prima causa della crisi odierna della famiglia. La scelta dell’identità familiare è fondata sul sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna, come patto stabile, con valore anche sociale. Come cristiani, sottolineiamo l’essenzialità del matrimonio – sacramento anche per la capacità di contribuire in modo più efficace alla crescita e alla stabilità degli affetti e della società.” Tale contributo rafforza il pensiero della “Lumen Fidei” che infine approfondisce ulteriormente questo aspetto affermando che : “non solo la fede illumina la vita coniugale e famigliare, ma matrimonio e famiglia sono i luoghi natii dove trasmettere la fede come esperienza di vita quotidiana. I coniugi crescono nella fede ed insieme, in quanto genitori, aiutano i figli nel loro, talvolta difficile, cammino di maturazione. Insomma, “la fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”!

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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