7 ottobre, memoria liturgica della Madonna di Pompei. Il SPV La ricorda con “IL FORTE LEGAME DEGLI ULTIMI PAPI CON IL SANTO ROSARIO”

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“Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità.” Così diceva Giovanni Paolo II. La sua efficacia è poi straordinaria. Infatti delle semplici Ave Maria, come hanno avuto la forza di distruggere la flotta del sultano a Lepanto, hanno fatto cadere probabilmente anche il famoso Muro di Berlino e con esso il regime sovietico.

Determinate pratiche religiose sembrano scontate. Le pratichiamo a memoria, avendo perso  però il significato teologico sottostante e allora sembra opportuno ogni tanto fermarsi e andare ad approfondire. Ecco cosa dice il grande e indimenticato Paolo VI a proposito del culto mariano nell’esortazione apostolica del 1974 Marialis Cultus “…Anche noi, fin dalla prima udienza generale del Nostro pontificato (13 luglio 1963), abbiamo dimostrato la Nostra grande stima per la pia pratica del Rosario,111 e in seguito ne abbiamo sottolineato il valore in molteplici circostanze, ordinarie alcune, gravi altre, come quando, in un’ora di angoscia e di insicurezza, pubblicammo l’Epistola Enciclica Christi Matri (15 settembre 1966), perché fossero rivolte supplici preghiere alla Beata Vergine del Rosario, per implorare da Dio il bene supremo della pace.” E ancora continua Paolo VI. È stato, altresì, compreso più facilmente come l’ordinato e graduale svolgimento del Rosario rifletta il modo stesso con cui il Verbo di Dio, inserendosi per misericordiosa determinazione nella vicenda umana, ha operato la redenzione: di essa il rosario considera, infatti, in ordinata successione i principali eventi salvifici che si sono compiuti in Cristo: dalla concezione verginale e dai misteri dell’infanzia fino ai momenti culminanti della Pasqua – la beata Passione e la gloriosa Risurrezione – ed agli effetti che essa ebbe sia sulla Chiesa nascente nel giorno di Pentecoste, sia sulla Vergine Maria nel giorno in cui, dopo l’esilio terreno, ella fu assunta in corpo e anima alla patria celeste. Ed è stato ancora osservato come la triplice partizione dei misteri del Rosario non solo aderisca strettamente all’ordine cronologico dei fatti, ma soprattutto rifletta lo schema del primitivo annuncio della fede e riproponga il mistero di Cristo nel modo stesso in cui è visto da san Paolo nel celebre inno della Lettera ai Filippesi: umiliazione, morte, esaltazione (Fil 2,6-11). Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’Incarnazione redentrice, il Rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico – la ripetizione litanica del Rallegrati, Maria – diviene anch’esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’Angelo e del saluto della madre del Battista: Benedetto il frutto del tuo seno (Lc 1,42). Diremo di più: la ripetizione dell’Ave, Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave, Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito. È noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo – e la consuetudine si è conservata in varie regioni – aggiungere al nome di Gesù, in ogni «Ave Maria», una clausola che richiamasse il mistero enunciato.. Si è pure sentita con maggiore urgenza la necessità di ribadire, accanto al valore dell’elemento della lode e dell’implorazione, l’importanza di un altro elemento essenziale del Rosario: la contemplazione. Senza di essa il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità (Mt 6,7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano all’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze. Concludendo –Paolo VI afferma ….. Vogliamo raccomandare, tuttavia, che nel diffondere così salutare devozione non ne vengano alterate le proporzioni, né essa sia presentata con inopportuno esclusivismo; il Rosario è preghiera eccellente, nei riguardi della quale però il fedele deve sentirsi serenamente libero, sollecitato a recitarlo, in composta tranquillità, dalla sua intrinseca bellezza. Gli fa eco ai giorni nostri l’attuale pontefice “Il Santo Rosario non è una pratica relegata al passato”, ma è una preghiera che “reca pace e riconciliazione”, ha detto Benedetto XVI, a conclusione della preghiera mariana … Moltissimi i fedeli accorsi nel primo sabato di maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria, per seguire questa antica pratica di devozione mariana, dedicata per l’occasione alla riflessione sui Misteri Gaudiosi: dall’Annunciazione a Maria all’episodio di Gesù al tempio, seduto tra i dottori ….  “Nell’esperienza della mia generazione – ha detto il Papa abbandonandosi ad alcuni ricordi della infanzia – , le sere di maggio rievocano dolci ricordi legati agli appuntamenti vespertini per rendere omaggio alla Madonna”. Benedetto XVI si è quindi soffermato sulla forza ancora viva di questa devozione mariana: “Oggi insieme confermiamo che il Santo Rosario non è una pratica relegata al passato, come preghiera di altri tempi a cui pensare con nostalgia”. “Il Rosario sta invece conoscendo quasi una nuova primavera – ha aggiunto –. Questo è senz’altro uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria”.“Nel mondo attuale così dispersivo, questa preghiera aiuta a porre Cristo al centro, come faceva la Vergine, che meditava interiormente tutto ciò che si diceva del suo Figlio, e poi quello che Egli faceva e diceva”. Il Papa ha quindi elevato una invocazione alla Vergine ad accogliere la grazia che promana dai Misteri del Rosario, “affinché attraverso di noi possa ‘irrigare’ la società, a partire dalle relazioni quotidiane, e purificarla da tante forze negative aprendola alla novità di Dio”. E veniamo al grande Giovanni Paolo II. Egli  diceva del Rosario …. Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. […] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell’ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell’insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ». E allora, passando al suo predecessore, in un’ immaginaria intervista a Papa Giovanni Paolo I, gli chiederei : Santo Padre, cosa pensa del Santo Rosario ? E lui mi risponderebbe così …. «È impossibile concepire la nostra vita, la vita della Chiesa, senza il rosario, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna»,  così infatti  scriveva Albino Luciani da patriarca di Venezia. E, ci ricorderebbe,  con quanta venerazione piena di tenerezza e di riconoscenza si rivolgesse alla Madonna e avesse a cuore la pratica del rosario, lo dice non solo il richiamo costante in tanti suoi interventi e omelie, ma tutta la sua vita. Parlando una volta a Verona in occasione di una festa mariana, riguardo al rosario disse: «Alcuni oggi questa forma di preghiera la ritengono superata, non adatta ai nostri tempi, che esigono, dicono, una Chiesa tutto spirito e carisma. “L’amore”, diceva De Foucauld, “si esprime con poche parole, sempre le stesse e che ripete sempre”. Ripetendo colla voce e col cuore le Ave Maria noi parliamo come figli alla nostra madre. Il rosario, preghiera umile, semplice e facile, aiuta l’abbandono a Dio, a essere fanciulli». Poi, facendo un salto indietro di qualche decennio mi piace ricordare un episodio di Papa Sarto …. Nella vita di S. Pio X si racconta che un giorno, durante un’udienza, si presentò a lui un ragazzo con la corona del Rosario al collo. San Pio X guardò il ragazzo, lo fissò per qualche istante, e gli disse: «Ragazzo, mi raccomando, qualunque cosa… con il Rosario!». Queste parole così semplici di S. Pio X ci fanno subito comprendere il valore del S. Rosario nella sua portata più vasta: «qualunque cosa… con il Rosario». Grazie e consolazioni, conversione e santificazione, sostegno e spinta, conforto e letizia…, insomma, «qualunque cosa» bella e santa ci può venire dal Rosario; «qualunque cosa» buona va fatta «con il Rosario». Il papa Pio X stimò e amò il Rosario recitandolo fedelmente prima e durante il suo pontificato. Egli affermò: “il Rosario costituisce l’orazione per eccellenza riunendo alla meditazione dei misteri della nostra religione e alle più sante preghiere, la mediazione della vergine santissima. Dobbiamo nutrire la più cara speranza che per mezzo di questa pratica il Signore ci accordi le migliori grazie”. Nel suo testamento raccomandò il Rosario come “la preghiera che, sempre dopo quella liturgica, fra tutte è la più bella, la più ricca di grazie, quella che più piace alla santissima vergine Maria”. In questo excursus storico – mariano, non possiamo dimenticare Papa Ratti : Pio XI con l’enciclica Ingravescentibus malis (20.9.1937) invita a pregare nell’ora del pericolo che sovrasta il mondo la regina del cielo, soprattutto col rosario, che fra le preghiere alla Vergine «occupa il primo e principale posto» ed è inoltre validissimo strumento per suscitare le virtù evangeliche, per nutrire la fede cattolica, per ravvivare la speranza e la carità. Pio XI ribadisce l’importanza della preghiera mariana in un periodo storico tormentato dalla guerra …. “Più volte abbiamo affermato — e di recente abbiamo ripetuto ciò nella Lettera Enciclica Divini Redemptoris — che ai mali sempre più gravi del nostro tempo non si può dare nessun rimedio se non col ritorno a Cristo e ai suoi santissimi precetti. Egli solo infatti « ha parole di vita eterna », e non possono né gl’individui né la società fare qualcosa che ben presto e miseramente non abbia a cadere, se lasciano da parte la maestà di Dio e ripudiano la Sua legge. E così continua “Chiunque però studi con diligenza gli annali della Chiesa Cattolica, facilmente vedrà congiunto con tutti i fasti del nome cristiano il valido patrocinio della Vergine Madre di Dio. Quando infatti gli errori, diffondendosi per ogni dove, s’accanivano a lacerare la veste inconsutile della Chiesa e a mettere a soqquadro l’orbe cattolico, a colei, che « da sola distrusse tutte le eresie del mondo »[,si rivolsero i nostri padri con animo fiducioso, e la vittoria conquistata da lei fece ritornare tempi più sereni. E quando l’empia potenza maomettana, confidando in poderose flotte ed in eserciti agguerriti, minacciava rovina e servaggio ai popoli d’Europa, allora, per suggerimento del Sommo Pontefice (riferendosi a Pio V), si implorò fervorosamente la protezione della celeste Madre; e i nemici furono sconfitti e le loro navi sommerse. E come nelle pubbliche sventure, così nei privati bisogni i fedeli di ogni epoca si rivolsero supplichevolmente a Maria, perché ella, tanto benigna, venisse in soccorso, impetrando sollievo e rimedio ai dolori del corpo e dell’animo. E mai fu indarno atteso il suo potentissimo aiuto da coloro che lo implorano con pia e fiduciosa preghiera.  Ma piuttosto, come abbiamo ricordato in principio, interponiamo presso Dio la mediazione della Beata Vergine a Lui graditissima, poiché, per usare le parole di San Bernardo, «così è volontà sua (di Dio), il quale ha voluto che noi avessimo tutto per mezzo di Maria » Tra le varie suppliche con le quali utilmente ci rivolgiamo alla Vergine Madre di Dio, il Santo Rosario senza dubbio occupa un posto speciale e distinto.  Questa preghiera, che alcuni chiamano « Salterio della Vergine » o «Breviario del Vangelo e della vita cristiana », dal Nostro Predecessore di f. m. Leone XIII con questi vigorosi tratti è descritta e raccomandata: «Ben ammirabile è questa corona intrecciata dalla salutazione angelica, cui si inframmezza l’orazione domenicale, e si unisce l’obbligo della meditazione interiore; essa è una maniera eccellente di pregare… ed utilissima al conseguimento della vita immortale ». E ciò ben si deduce dagli stessi fiori con cui è formato questo mistico serto. Quali preghiere infatti si possono trovare più adatte e più sante? La prima è quella che lo stesso Nostro Divin Redentore pronunciò quando i discepoli Gli domandarono « Insegnaci a pregare »; santissima supplica, che come offre il modo, per quanto a noi è dato, di rendere gloria a Dio, così considera tutte le necessità del nostro corpo e della nostra anima. Come può l’Eterno Padre, pregato con le parole dello stesso suo Figlio, non venirci in aiuto? Questa pratica di pietà, Venerabili Fratelli, mirabilmente diffusa da San Domenico non senza l’altissimo suggerimento e l’ispirazione della Vergine Madre di Dio, è senza dubbio facile a tutti, anche agli indotti e alle persone semplici…. Ma quanto si scostano dal cammino della verità coloro che reputano tale devozione una fastidiosa formula ripetuta con monotona cantilena, e la rifiutano come buona soltanto per i fanciulli e per le donnicciuole! A questo proposito è da notare che tanto la pietà che l’amore, pur rinnovando tante e tante volte le stesse parole, non per questo ripetono sempre la stessa cosa, ma sempre esprimono qualcosa di nuovo, sgorgante dall’intimo sentimento di carità. Ed inoltre questo modo di pregare ha il profumo della semplicità evangelica e richiede l’umiltà dello spirito; sprezzata la quale, come il Divin Redentore insegna, ci è impossibile l’acquisto del regno celeste: «Vi dico, in verità, che se non vi farete piccoli come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli ».” Tuttavia, se il nostro secolo nella sua superbia irride e rifiuta il Rosario Mariano, una innumerevole moltitudine di uomini santi di ogni età, di ogni condizione, lo hanno sempre avuto carissimo, lo hanno recitato con grande devozione, e in ogni momento lo hanno usato come arma potentissima per fugare i demoni, per conservare integra la vita, per acquistare più facilmente la virtù; in una parola, per il conseguimento della vera pace agli uomini. Né mancarono uomini insigni per dottrina e per sapienza che, sebbene intensamente occupati nello studio e nelle ricerche scientifiche, neppure per un giorno hanno tralasciato di pregare in ginocchio e fervorosamente, dinanzi all’immagine della Vergine, in questa piissima forma. Così pure si fecero eguale dovere re e prìncipi, quantunque pressati dalle occupazioni e dagli affari più urgenti. Questa mistica corona, dunque, si trova e scorre non solo nelle mani della povera gente, ma è onorata anche da cittadini di ogni ordine sociale.” Mirabili parole sono queste che abbiamo letto di Pio XI e per concludere mi piace presentare il pensiero mariano di Giovanni XXIII (il Papa buono) nella sua lettera enciclica Grata Recordatio anche Lui devotissimo di Maria Fin dagli anni della Nostra giovinezza spesso si affaccia al Nostro animo il grato ricordo di quelle lettere encicliche  che il Nostro predecessore Leone XIII, nell’imminenza del mese di ottobre, più volte indirizzò al mondo cattolico, per esortare i fedeli, specialmente durante quel mese, alla pia pratica del santo rosario. Si tratta di encicliche varie per il loro contenuto, ricche di sapienza, vibranti di sempre nuova ispirazione e opportune quanto mai alla vita cristiana. Era, quello, un forte e suadente richiamo a rivolgere fiduciose suppliche a Dio, mediante la potentissima intercessione della vergine Madre di Dio, con la recita del santo rosario. Questo, infatti, come è a tutti noto, è un modo eccellentissimo di preghiera meditata, costituito a guisa di mistica corona, in cui le orazioni del «Padre nostro», dell’ «Ave Maria» e del «Gloria al Padre», si intrecciano alla considerazione dei più alti misteri della nostra fede, per cui viene presentato alla mente come in tanti quadri il dramma dell’incarnazione e della redenzione di Nostro Signore. Questo soave ricordo della Nostra età giovanile, col passare degli anni, non Ci ha mai abbandonato, e neppure si è affievolito; anzi – lo diciamo con paterna confidenza – esso valse a rendere caro assai al Nostro spirito il santo rosario che non tralasciamo mai di recitare intero in ogni giorno dell’anno: atto di pietà mariana che soprattutto desideriamo compiere con particolare fervore nel mese di ottobre.” L’importanza e l’efficacia di questa preghiera così semplice è dimostrata da questa carrellata storica del pensiero mariano dei nostri ultimi pontefici. Così volevo dimostrare che delle semplici Ave Maria, come hanno avuto la forza di distruggere la flotta del sultano a Lepanto, hanno fatto cadere probabilmente anche il famoso Muro di Berlino. Non lo sapremo mai con certezza ma i turni di preghiera di Solidarnosc, il sindacato polacco impegnato nella lotta contro il comunismo,uniti a quelli di Giovanni Paolo II, forse avranno dato una potente spallata a quel regime disumano.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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