1^ domenica di ottobre : La supplica alla Madonna, il Beato Bartolo Longo e la costruzione del Santuario di Pompei.

 Diceva Chiara Lubich :” Fra le tante preghiere della giornata ce n’è una che a me piace particolarmente: questa preghiera è il rosario.  Nel rosario si passano in rassegna i misteri della nostra fede, la storia della nostra salvezza, comune a tutti i cristiani. Gesù non predicava soltanto, non faceva solo miracoli, non chiamava solo discepoli a seguirlo: s’immergeva nella preghiera al Padre. Maria poi era tutta devozione, tutta inabissata in Dio. La preghiera non può non aver un posto di privilegio anche nella nostra vita. E uno dei segreti della fecondità del nostro agire. Perciò attenzione alla preghiera e, in particolare, al rosario. A volte si sente qualcuno obiettare che il rosario sia ormai una preghiera superata, non adatta ai tempi attuali. E invece è una preghiera moderna, anzi modernissima, perché la Madonna anche nelle ultime apparizioni parla del rosario, perché il Papa dice che è una preghiera meravigliosa e la recita sempre, perché la Chiesa la consiglia, perché insomma è bella, proprio bella!” . Ecco allora una breve storia di questa straordinaria ed efficacissima preghiera. 

 

Il Rosario è la preghiera mariana che si componeva di 15 decadi di Ave Maria, portate poi a 20 da Giovanni Paolo II, intercalate dal Padre Nostro e dal Gloria, e che mette insieme la preghiera vocale a quella mentale con le meditazioni dei misteri della vita di Cristo. Il Rosario si inserisce nell’abbondante e ricco panorama di manifestazioni di devozione verso la Vergine Maria, già rigoglioso alla fine del XII secolo. Furono i Cistercensi ad aprire questa pia tradizione, e in seguito si associarono i grandi ordini mendicanti impegnati soprattutto nella lotta nei confronti delle eresie.

Nel sec. XIII, dai documenti storici, emerge il fatto che si usasse ripetere una sequela di 50 o 150 Ave Maria intercalate dal Pater e dal Credo e accompagnate da ripetute genuflessioni. Si affermò così la tradizione, accanto a quella del Salterio per i monaci e i religiosi, di recitare il Rosario rivolto alla Beata Vergine Maria un po’ più semplicemente, e per seguirlo correttamente si adottò la corona (mezzo in uso in altre religioni per le preghiere litaniche). Si pensò di introdurre il ricordo dei misteri di Gesù e di Maria anche per interrompere la monotonia della preghiera ripetitiva. Si trattò sostanzialmente di una devozione di origine popolare che si affermò gradualmente nella tradizione cattolica.

Nella seconda metà dello stesso secolo si diffuse la notizia secondo la quale la Vergine apparve a san Domenico e gli fece dono di una corona di rose, poi simboleggiate dai grani del Rosario. San Domenico e i suoi frati non rimasero sicuramente estranei al movimento popolare di devozione mariana, ma non è semplice comprendere in quale modo specifico lo abbiano praticato e diffuso e quale fosse l’interazione tra il movimento popolare e l’ordine domenicano.

La pratica del Rosario ebbe un grande slancio nel XV secolo in occasione della riforma delle pratiche religiose. Nel 1474 Alano della Rupe fondò la prima confraternita del Rosario e Papa Leone X approvò l’istituzione di tale confraternita. E per tale motivo, dal 1520 tutte le chiese domenicane ebbero al loro interno un altare dedicato a tale devozione.

Un’altra tappa fondamentale per l’affermazione del Rosario fu quella che si svolse durante il pontificato di Pio V che, tra l’altro stabilì la formula dell’Ave Maria rendendola fissa. L’episodio storico che consacrò definitivamente e decisamente la pratica del Rosario, fu quello della battaglia di Lepanto, quando la flotta cristiana nel 1571 ottenne una vittoria sui Turchi che avevano occupato già una parte dell’Europa e minacciavano sempre più la cristianità. Pio V attribuì la vittoria all’intervento della Madonna invocata a Roma e in tutto il mondo cristiano proprio per mezzo del Rosario. L’anno seguente (1572) lo stesso Papa istituì la festa liturgica del Rosario da celebrarsi la prima domenica di ottobre. La festa poi sarà fissata alla data storica del 7 ottobre da Pio X nel 1913. Fu questo il primo intervento incisivo di Maria nella storia della chiesa e dell’umanità intera prima del più recente avvenuto nel 1917 a Fatima.

Nel secolo XVII il Rosario conobbe un nuovo impulso per l’azione e il pensiero di uno dei santi mariani più rappresentativi della Chiesa cattolica e cioè : san Luigi Maria Grignon de Monfort. In seguito nel XIX e XX secolo furono le apparizioni di Lourdes (1858) e Fatima (1917) a determinare un ulteriore diffusione soprattutto per le raccomandazione che la Vergine Maria fece per incoraggiare il popolo di Dio a recitare il Rosario.

Da mettere in evidenza, verso la fine del XIX secolo, l’apostolato mariano del Beato Bartolo Longo che si è poi concretizzato nella costruzione del Santuario di Pompei. Anche i pontefici, come ebbi a scrivere in un mio precedente articolo “Il Santo Rosario e i Pontefici” incoraggiarono molto i fedeli a pregare con la Corona. In particolare Leone XIII(1883), Pio X(1913),Pio XI (1937).

Nel 1974 l’esortazione apostolica “Marialis Cultus” Paolo VI dedica alla devozione del S.Rosario i nn. 42-55 sottolineando il carattere evangelico e l’orientamento cristologico. Lo strumento stesso della corona – precisa il documento – apparentemente semplice mezzo per il conteggio delle preghiere è invece fortemente simbolico. Infatti la corona converge verso il crocifisso: inizio e termine della preghiera come della vita cristiana. Lo scorrere dei grani simboleggia il passare dei giorni della nostra vita terrena e la somiglianza della corona ad una catena allude al nostro legame con Cristo per mezzo di Maria e fa anche riferimento al vincolo che lega tutti i cristiani nella comunione dei santi.

Nel più recente documento mariano di Giovanni Paolo II “Rosarium Virginis Mariae” (2002), il compianto Papa fece riferimento al già citato S. Luigi di Monfort ed ebbe ad esprimere la verità mariana più essenziale: “Mai come nel Rosario la vita di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo.” Ed è proprio in questa lettera che Giovanni Paolo II propose l’ultima novità nell’ambito della storia del Rosario: l’integrazione dei Misteri della Luce.

In allegato a questa breve storia del Santo Rosario pubblichiamo la visita di San Giovanni Paolo II a Pompei nel 2003.

La supplica alla Madonna di Pompei secondo San Giovanni Paolo II

VISITA PASTORALE
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
AL SANTUARIO DELLA BEATA MARIA VERGINE
DEL S. ROSARIO DI POMPEI

RECITA DEL SANTO ROSARIO E DELLA SUPPLICA
DAVANTI AL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL ROSARIO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 7 ottobre 2003

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Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. La Vergine Santa mi ha concesso di tornare ad onorarLa in questo celebre Santuario, che la Provvidenza ispirò al Beato Bartolo Longo perché fosse un centro di irradiazione del Santo Rosario.

L’odierna visita corona, in certo senso, l’Anno del Rosario. Ringrazio il Signore per i frutti di questo Anno, che ha prodotto un significativo risveglio di questa preghiera, semplice e profonda insieme, che va al cuore della fede cristiana ed appare attualissima di fronte alle sfide del terzo Millennio ed all’urgente impegno della nuova evangelizzazione.

2. A Pompei questa attualità è particolarmente evidenziata dal contesto dell’antica Città romana sepolta sotto le ceneri del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Quelle rovine parlano. Esse pongono la decisiva domanda su quale sia il destino dell’uomo. Sono testimonianza di una grande cultura, di cui tuttavia rivelano, insieme con le luminose risposte, anche gli interrogativi inquietanti. La Città mariana nasce nel cuore di questi interrogativi, proponendo Cristo risorto quale risposta, quale “vangelo” che salva.

Oggi, come ai tempi dell’antica Pompei, è necessario annunciare Cristo ad una società che si va allontanando dai  valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria. Ringrazio le Autorità italiane per aver contribuito all’organizzazione di questo mio pellegrinaggio iniziato dall’antica Città. Ho percorso così il ponte ideale di un dialogo certamente fecondoper la crescita culturale e spirituale. Sullo sfondo dell’antica Pompei, la proposta del Rosario acquista il valore simbolico di un rinnovato slancio dell’annuncio cristiano nel nostro tempo. Che cosa è infatti il Rosario? Un compendio del Vangelo. Esso ci fa continuamente ritornare sulle principali scene della vita di Cristo, quasi per farci  “respirare” il suo mistero. Il Rosario è via privilegiata di contemplazione. E’, per così dire, la via di Maria. Chi più di Lei conosce Cristo e lo ama?

Ne era persuaso il Beato Bartolo Longo, apostolo del Rosario, che proprio al carattere contemplativo e cristologico del Rosario prestò speciale attenzione. Grazie al Beato, Pompei è diventata un centro internazionale di spiritualità del Rosario.

3. Ho voluto che questo mio pellegrinaggio avesse  il senso di una supplica per la pace. Abbiamo meditato i misteri della luce, quasi per proiettare la luce di Cristo sui conflitti, le tensioni e i drammi dei cinque Continenti. Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae ho spiegato perché il Rosario è una preghiera orientata per sua natura alla pace. Lo è non solo in quanto ce la fa invocare, forti dell’intercessione di Maria, ma anche perché ci fa assimilare, con il mistero di Gesù, anche il suo progetto di pace.

Al tempo stesso, con il ritmo tranquillo della ripetizione dell’Ave Maria, il Rosario pacifica il nostro animo e lo apre alla grazia che salva. Il Beato Bartolo Longo ebbe un’intuizione profetica, quando, al tempio dedicato alla Vergine del Rosario, volle aggiungere questa facciata come monumento alla pace. La causa della pace entrava così nella proposta stessa del Rosario. E’ un’intuizione di cui possiamo cogliere l’attualità, all’inizio di questo Millennio, già sferzato da venti di guerra e rigato di sangue in tante regioni del mondo.

4. L’invito al Rosario che si leva da Pompei, crocevia di persone di ogni cultura attratte sia dal Santuario che dal sito archeologico, evoca anche l’impegno dei cristiani, in collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, ad essere costruttori e testimoni di pace. Accolga sempre più questo messaggio la società civile, qui rappresentata da autorità e personalità che saluto cordialmente.

Sia sempre più all’altezza di questa sfida la comunità ecclesiale pompeiana, che saluto nelle sue diverse componenti: i sacerdoti e i diaconi, le persone consacrate, in particolare le Domenicane Figlie del Santo Rosario fondate appunto per la missione di questo Santuario, i laici. Un grazie sentito a Mons. Domenico Sorrentino per le calde parole che mi ha rivolto all’inizio di questo incontro. Un grazie affettuoso a tutti voi, devoti della Regina del Rosario di Pompei. Siate “operatori di pace”, sulle orme del Beato Bartolo Longo, che seppe unire la preghiera all’azione, facendo di questa Città mariana una cittadella della carità. Il nascenteCentro per il bambino e la famiglia, che gentilmente mi si è voluto intitolare, raccoglie l’eredità di questa grande opera.

Carissimi Fratelli e Sorelle! La Vergine del Santo Rosario ci benedica, mentre ci apprestiamo ad invocarla con la Supplica. Nel suo cuore di Madre deponiamo i nostri affanni e i nostri  propositi di bene.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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