IL CARDINAL NEWMAN FINALMENTE SANTO – In occasione della canonizzazione del Beato Newman (13 ottobre 2019) ecco una riproposta del San Paolino’s Voice : “Maria nell’esperienza del card. John Henry Newman”, argomento che lo farà diventare il protagonista del dialogo ecumenico per il futuro della Chiesa

Quella del 13 ottobre 2019 è stata una data significativa per la storia della Chiesa Cattolica: Papa Francesco l’ha scelta per canonizzare John Henry Newman, il cappellano anglicano (1801-1890) dell’Università di Oxford divenuto poi sacerdote cattolico, religioso oratoriano e infine cardinale.

Una riproposta dell’intervento del 2010 ai “Sabati Mariani” di Maria Marcellina Pedico, Prof.ssa alla Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», una relazione che ha messo in evidenza la grande capacità  di far dialogare Ragione e Fede di chi, a pochi mesi sarebbe diventato Beato e, dopo qualche anno Santo e soprattutto di essere stato un testimone credibile del dialogo ecumenico

Due sono le angolature con le quali la professoressa Pedico ha presentato il Cardinale Newman: quando era ancora di professione anglicana e dopo la conversione al cattolicesimo. Maria Marcellina Pedico quindi ha messo in evidenza dapprima l’aspetto di Maria in Newman anglicano: “La Vergine ha un ruolo significativo –ha affermato la prof. Pedico – nella vita di Newman anche da anglicano. Con ragione Giovanni Velocci – uno dei massimi studiosi del nostro autore – mette in risalto che «la conoscenza progressiva del mistero di Maria scandisce il cammino personale di Newman verso tutta la verità cattolica». “Fin dall’inizio del suo libro autobiografico – ha continuato la prof. Maria Pedico – c’è un episodio nell’infanzia di Newman che ha tutta l’aria di un presagio: da quel momento fino agli ultimi mesi della sua vita quando, vecchio e debole cardinale, non può più celebrare la messa né recitare il breviario e riesce appena a usare il suo rosario, la Beata Vergine è una presenza costante nella sua esistenza. Nella vita di Newman un avvenimento colpisce e rimane impresso: la conversione al cattolicesino a 44 anni, che costituisce il momento più drammatico del suo itinerario religioso. La conversione viene preparata da un lungo travaglio, da pazienti ricerche, da riflessioni accurate, e comporta il superamento di molte difficoltà. Una delle più notevoli è il culto reso a Maria nella Chiesa cattolica che Newman ritiene, con tutti gli anglicani, contrario alla rivelazione e all’onore dovuto a Dio solo. Leggiamo nell’Apologia pro vita sua: «Durante il Movimento di Oxford ritenevo che il peccato essenziale della Chiesa romana consistesse negli onori che essa attribuiva alla beata Vergine e ai santi; e quanto più crescevo nella mia devozione verso i santi e verso la Madonna, tanto più diventavo intollerante delle pratiche romane, come se quelle creature glorificate da Dio dovessero sentirsi gravemente offese dalla venerazione indebita della quale erano oggetto». In questo testo autobiografico, Newman sintetizza il suo atteggiamento verso Maria: da una parte condanna le forme devote verso di lei, dall’altra avverte una vera devozione. In questo atteggiamento strano e contraddittorio il suo spirito è attraversato da due correnti: una superficiale ed esterna, l’altra intima e profonda. Tale situazione si spiega alla luce della vita e dell’educazione religiosa e culturale di Newman. Egli cresce nell’anglicanesimo e si forma nello studio della sua teologia, che ha come punto fermo l’incontro diretto e immediato con Dio; nessun intermediario può esserci tra l’anima e il suo Creatore. Newman matura in quegli anni ancora giovanili la certezza interiore: «due, e solo due esseri assoluti, di un’intrinseca e luminosa evidenza: me stesso e il mio Creatore» (Apol. 18), certezza che resterà una delle sue note fondamentali e quasi il sigillo della sua vocazione religiosa. La fedeltà alla Chiesa anglicana e l’ascolto della voce della coscienza lo portano a disapprovare le usanze religiose esteriori, contrarie, a suo giudizio, all’adorazione del Dio unico.” “Ma in Newman – ha detto ancora Maria Pedico – c’è un’altra corrente più profonda dello spirito, che suscita in lui la vera devozione alla Madre del Signore. Questa deriva da uno di quei princìpi che sempre lo hanno orientato, e cioè l’evento essenziale del cristianesimo: l’Incarnazione di Cristo, principio dogmatico su cui fonda la devozione verso la Vergine. Newman è fortemente colpito dalla verità di fede secondo cui il Figlio di Dio, che vive da tutta l’eternità, ha voluto nascere nel tempo e assumere la natura umana da una donna. Concezioni così chiare e precise sull’Incarnazione erano rare nel mondo anglicano al tempo di Newman, quando molti travolti dal razionalismo, rifiutano il soprannaturale; altri, vinti da pigrizia mentale e trattenuti dall’altezza del mistero, rifuggono da speculazioni ardite e si adagiano in una credenza superficiale. Newman invece, animato da fede forte e vissuta, abbraccia la rivelazione nella sua pienezza e s’impegna a studiarla in tutti gli aspetti. E qui si alimenta il suo vero culto verso Maria. Questa sua devozione anglicana si basa su quello che conosce della Scrittura riguardo al mistero dell’Incarnazione e della vicinanza di Maria a Cristo. Quando inizia a studiare i Padri della Chiesa cominciano a presentarsi alla sua mente nuove possibilità di sviluppo dei fatti embrionali del testo sacro. Tuttavia, in ciò che dice e scrive mantiene solitamente un tono di riserva e moderazione, sia per non turbare i suoi amici anglicani, come anche per la paura di essere invischiato in dottrine e usi cattolici che ancora considerava fallaci. In Newman si coglie una particolare devozione personale verso Maria, la Madre del Salvatore. Non c’è dubbio su questo; lui stesso lo testimonia nel libro autobiografico: «Nonostante la mia inveterata paura di Roma…, nonostante il mio affetto per Oxford e per Oriel,io provavo in segreto uno struggente amore per Roma, madre del cristianesimo inglese, e avevo una sincera devozione per la Beata Vergine: io vivevo nel suo collegio, servivo il suo altare, e avevo esaltato la sua immacolata purezza in uno dei primi sermoni che avessi dato alle stampe». Il sermone al quale si riferisce Newman viene da lui pronunciato per la festa dell’Annunciazione del 1832. È considerato dagli studiosi un brano eccezionale nella letteratura religiosa e il più straordinario sermone di Newman anglicano su Maria, nel quale ci offre una delle migliori sintesi del suo pensiero. In esso sono messe in risalto le parole rivolte alla Vergine dall’angelo Gabriele, parole che costituiscono il fondamento biblico dell’insegnamento della Chiesa sulla maternità di Maria, la perpetua verginità, l’Immacolato concepimento della Vergine. Riassumendo i motivi di questo sermone, per cui la Vergine è chiamata «beata» nella Scrittura, Newman espone quasi tutto il suo pensiero anglicano su di lei. Il primo motivo deriva dal parallelismo tra Maria ed Eva nella storia salvifica, aspetto distintivo della mariologia di Newman. In Maria – scrive – «la maledizione pronunciata contro Eva è stata tramutata in benedizione» (Maria Pagine scelte, Paoline, p. 117). Il secondo motivo deriva dal fatto che la sottomissione della donna all’uomo a causa della disobbedienza di Eva, viene riscattata attraverso l’obbedienza di Maria. Cristo difende i diritti e l’onore di sua Madre e, attraverso di lei, di tutte le donne, secondo il progetto di Dio per la creazione. Newman tocca qui un argomento di estrema rilevanza oggi: la dignità e il ruolo della donna. Anche la Chiesa, nel suo insegnamento ufficiale, guarda a Maria nel mistero dell’incarnazione come alla persona in cui ogni donna trova il modello della propria grandezza e del genio femminile (cf MD 11). Il terzo motivo della beatitudine di Maria è collegato con la sua santità, derivata dalla sua vicinanza a Cristo, il Figlio incarnato di Dio. Proprio questo suo rapporto con Cristo e con il mistero dell’Incarnazione è alla base del suo insegnamento su Maria. Dalla verità dell’Incarnazione, così come è rivelata nella Scrittura, consegue che Maria è la madre di Cristo. Newman ancora anglicano ha il massimo rispetto per Maria e ne ammira la santità. Ci si potrebbe comunque chiedere se la sua opinione sulla santità di Maria si spinge tanto in là da includere l’esenzione dal peccato anche al momento del suo concepimento. Dobbiamo ricordare che la Chiesa cattolica non aveva ancora definito il dogma dell’Immacolata Concezione. In questo terzo motivo del perché Maria è «beata» c’è un passo che lascia sottintendere ai suoi ascoltatori che la natura umana di Maria è sempre stata in uno stato santificato di grazia, e perciò sempre senza peccato. Gli studiosi discutono su quello che Newman veramente crede da anglicano riguardo alla dottrina dell’Immacolata Concezione e sono in disaccordo. Alcuni ritengono che egli, finché non diviene cattolico non comprende pienamente questa dottrina e non vi crede; altri sostengono che giunge personalmente a questa convinzione, ma si astiene dal dichiararlo esplicitamente per non offendere i suoi compaesani. Può darsi che ci sia qualche esitazione iniziale, ma si può certamente dire che vi sono tutte le premesse per tale convinzione. “Maria in Newman cattolico” è il secondo aspetto del documento scritto dalla professoressa Maria Marcellina Pedico. In esso l’insigne studiosa ha affermato “Cercando di introdurre un breve resoconto della presenza di Maria in Newman cattolico, possiamo facilmente cogliere alcuni tratti caratteristici. Da notare in primo luogo che Giovanni Velocci nei suoi studi su Newman scrive che forse nessuno più di lui era adatto a trattare l’argomento su Maria. E questo per vari motivi: la sua esperienza personale, la conoscenza delle opposizioni degli eretici, la sua capacità eccezionale di afferrare le difficoltà altrui. Innanzitutto Newman si sforza di operare la distinzione tra fede e devozione: la fede, o dottrina, è il Credo e l’assenso ad esso; la devozione sono gli onori religiosi dovuti agli oggetti della fede, e la loro relativa manifestazione. La dottrina (fede) riguardante la Beata Vergine è stata fissata una volta per sempre fin dal principio e sostanzialmente è la stessa ora e al tempo degli apostoli. La devozione, al contrario, è qualcosa di accidentale, è conseguente alla fede, e perciò col passare del tempo può essere soggetta a mutamenti. Le pratiche di pietà sono quindi infinite nello loro manifestazioni; differiscono da luogo a luogo, da individuo a individuo secondo i tempi.” “Newman –ha sottolineato nel documento la professoressa Maria Pedico – dà la sua preferenza a quelle più confacenti al carattere e alla cultura inglese. Egli evita sempre le esagerazioni non compatibili con la teologia nella devozione mariana. Inoltre, egli pone una solida base dogmatica per il culto della Beata Vergine. La dottrina mariana, egli afferma, come conseguenza della dottrina dell’Incarnazione, è attestata dall’antichità ed è un legittimo sviluppo dell’insegnamento primitivo. Sant’Atanasio († 373), il primo grande maestro dell’Incarnazione, ha il merito di aver posto delle solide fondamenta per la devozione a Maria. È vero che talvolta questa devozione può aprire la via ad eccessi, abusi o superstizioni; tuttavia, nonostante tutto, rimane dottrinalmente ben fondata. L’unione talmente intima di Maria al suo divin Figlio giustifica, secondo Newman, l’onore che la Chiesa cattolica le riconosce. Al riguardo si domanda: «Quale altezza di gloria non possiamo attribuire a lei? E cosa dobbiamo dire di coloro che, per ignoranza, si oppongono alla voce della Scrittura, alla testimonianza dei Padri, alla tradizione dell’Oriente e dell’Occidente, e parlano e agiscono con disprezzo nei confronti di colei che il Signore si è compiaciuto di onorare?». Le glorie di Maria, sottolinea Newman, dipendono dal Figlio; Maria è interamente dipendente da lui e tutto ciò che ella ha contribuisce alla lode.” “Nell’esperienza di Newman cattolico – e questo l’aspetto centrale della mariologia del cardinal Newman – si coglie la sua sensibilità ecumenica nel trattare temi mariani. Egli fonda le sue riflessioni sulla Scrittura dove si trova il motivo profondo della sua spiritualità. L’altra fonte, anch’essa di enorme importanza, sono i Padri della Chiesa, che Newman ha studiato e amato intensamente.” “Il suo spirito ecumenico – ha concluso Maria Pedico – risalta soprattutto nella Lettera a Pusey, il suo capolavoro di teologia mariana –che scrive nel 1865,. Maria è sempre presente nella sua attività di oratore, come documentano le meditazioni sulle Litanie Lauretane pronunciate varie volte per il mese di maggio nella chiesa dell’Oratorio di Birmingham; e nel corso dell’anno liturgico tiene spesso le meditazioni sui misteri di Maria. Sono degni di rilievo anche i discorsi mariani rivolti ai cattolici e ai protestanti nei quali risaltano il suo spirito ecumenico e il suo tentativo di riavvicinare i membri delle due confessioni contrastanti. Da ricordare anche i testi di preghiere e altri scritti spirituali e poetici.” Da notare che è in corso la causa di beatificazione del Cardinale Newman proprio per il suo spirito profondamente ecumenico e chissà se questa possa dare un impulso forte, con l’aiuto della Vergine Maria, al processo di unificazione di queste due grandi confessioni cristiane : quella protestante e quella cattolica. Come si diceva Newman divenne beato il 16 settembre 2010. Fare memoria storica (a 214 anni dalla sua nascita) di beati e santi rafforza la Fede e fa crescere la Chiesa : questo il fine ultimo di quest’articolo.

                                                                                                                                                                   Carlo Mafera

John Henry Newman: l’armonia della differenza

Alla vigilia della canonizzazione del cardinale John Henry Newman, L’Osservatore Romano ha pubblicato un commento del Principe di Galles

Sua Altezza Reale il Principe di Galles

Quando Papa Francesco domani canonizzerà il cardinale John Henry Newman, primo britannico da oltre quarant’anni a essere proclamato santo, sarà motivo di festa non solo nel Regno Unito e non soltanto per i cattolici, ma anche per tutti coloro che hanno a cuore i valori che lo hanno ispirato.

Nell’epoca in cui è vissuto, Newman ha rappresentato la vita dello spirito contro le forze che svilivano la dignità umana e il destino umano. Nell’epoca in cui giunge alla santità, il suo esempio è più che mai necessario: per il modo in cui, al meglio, ha saputo difendere senza accusare, essere in disaccordo senza mancare di rispetto e forse, soprattutto, per il modo in cui ha saputo vedere le differenze come luoghi d’incontro invece che di esclusione.

In un tempo in cui la fede veniva messa in discussione come mai prima di allora, Newman, tra i più grandi teologi del diciannovesimo secolo, ha applicato il proprio intelletto a una delle domande più pressanti della nostra era: quale dovrebbe essere il rapporto tra la fede e un’epoca scettica, secolare? Il suo impegno, prima con la teologia anglicana e poi, dopo la conversione, con la teologia cattolica, impressionava perfino i suoi oppositori per l’audace onestà, l’implacabile rigore e l’originalità di pensiero.

 

Quali che siano le nostre credenze, e qualunque sia la nostra tradizione, non possiamo che essere grati a Newman dei doni, radicati nella sua fede cattolica, che ha condiviso con la società più in generale: la sua intensa e commovente autobiografia e la sua poesia profondamente sentita ne Il sogno di Geronzio, che, musicato da Sir Edward Elgar – un altro cattolico inglese del quale tutti i britannici possono andare fieri – ha dato al mondo della musica uno dei suoi capolavori corali più duraturi.

Nel momento culminante de Il sogno di Geronzio, l’anima, avvicinandosi al cielo, percepisce qualcosa della visione divina:

“una grande misteriosa armonia: Mi inonda, come il profondo e solenne suono. Di molte acque”.

L’armonia esige differenza. Questo pensiero è al centro stesso della teologia cristiana nel concetto della Trinità. Nella stessa poesia Geronzio dice:

“Fermamente io credo e sinceramente, Che Dio è Trino e che Dio è Uno”.

La differenza, come tale, non deve essere temuta. Newman non lo ha solo provato nella sua teologia e illustrato nella sua poesia, ma lo ha anche dimostrato nella sua vita. Sotto la sua guida i cattolici sono diventati pienamente parte della società più in generale, che in tal modo si è arricchita ancora di più come comunità di comunità.

Newman non si è dedicato solo alla Chiesa, ma anche al mondo. Pur essendo totalmente devoto alla Chiesa alla quale era giunto passando per così tante prove intellettuali e spirituali, egli ha comunque avviato un dibattito aperto tra cattolici e altri cristiani, spianando la strada ai successivi dialoghi ecumenici. Quando nel 1879 fu elevato alla dignità cardinalizia, scelse come motto Cor ad cor loquitor (“cuore parla a cuore”), e le sue conversazioni al di là delle differenze confessionali, culturali, sociali ed economiche, erano radicate in questa amicizia intima con Dio.

La sua fede era veramente cattolica, in quanto abbracciava tutti gli aspetti della vita. È in questo stesso spirito che noi, cattolici e non, possiamo, nella tradizione della Chiesa cristiana nel corso dei secoli, abbracciare la prospettiva unica, la particolare sapienza e comprensione, che questa singola anima ha portato alla nostra esperienza universale. Possiamo trarre ispirazione dai suoi scritti e dalla sua vita, pur riconoscendo che, come ogni vita umana, era inevitabilmente imperfetta. Newman stesso era consapevole delle proprie mancanze, come l’orgoglio e l’essere sulla difensiva, che non erano all’altezza dei suoi ideali, ma che in fondo lo hanno solo reso più grato della misericordia di Dio.

La sua influenza è stata immensa. Come teologo, il suo lavoro sullo sviluppo della dottrina ha mostrato che la nostra comprensione di Dio può crescere nel tempo e ha avuto un profondo impatto sui pensatori successivi. Singoli cristiani si sono sentiti sfidati e rafforzati nella loro devozione personale dall’importanza che lui attribuiva alla voce della coscienza. Le persone di tutte le tradizioni che cercano di definire e difendere il cristianesimo si sono scoperte grate per il modo in cui egli ha riconciliato fede e ragione. Coloro che cercano il divino in quello che potrebbe apparire come un ambiente intellettuale sempre più ostile trovano in lui un forte alleato che ha sostenuto la coscienza individuale contro un soverchiante relativismo.

E, cosa forse più importante di tutte in questo tempo in cui abbiamo assistito a fin troppi attacchi gravi da parte delle forze dell’intolleranza nei confronti di comunità e individui, tra cui molti cattolici, a ragione delle loro credenze, egli è una figura che ha difeso le proprie convinzioni malgrado gli svantaggi di appartenere a una religione ai cui seguaci era negata la piena partecipazione alla vita pubblica. Durante tutto il processo di emancipazione cattolica e il ripristino della gerarchia ecclesiastica cattolica, egli fu la guida di cui avevano bisogno il suo popolo, la sua Chiesa e i suoi tempi.

La sua capacità di esprimere calore personale e generosa amicizia è dimostrata dalla sua corrispondenza. Sono oltre 30 i volumi che raccolgono le sue lettere, molte delle quali, significativamente, non sono indirizzate a colleghi intellettuali e a leader prominenti, bensì a familiari, amici e parrocchiani che cercavano la sua saggezza.

Il suo esempio ha lasciato un’eredità duratura. Come educatore, il suo lavoro è stato profondamente influente a Oxford, Dublino e anche oltre, mentre il suo trattato L’idea di università rimane ancora oggi un testo fondamentale. Le sue fatiche, spesso dimenticate, a favore dell’educazione dei bambini, testimoniano il suo impegno per assicurare che le persone di tutti gli ambienti potessero essere partecipi delle opportunità che l’istruzione può offrire. Come anglicano ha ricondotto quella Chiesa alle sue radici cattoliche e come cattolico è stato pronto a imparare dalla tradizione anglicana, per esempio nel promuovere il ruolo dei laici. Ha dato alla Chiesa cattolica nuova fiducia quando si è ristabilita in una terra dalla quale un tempo era stata sradicata. Oggi la comunità cattolica in Gran Bretagna ha un debito incalcolabile verso il suo instancabile lavoro, così come la società britannica ha motivo di essere grata a questa comunità per il suo contributo incommensurabilmente prezioso alla vita del nostro paese.

Tale fiducia si esprimeva nel suo amore per il paesaggio inglese e la cultura del suo paese natale, alla quale ha dato un contributo tanto illustre. Nell’Oratorio da lui istituito a Birmingham, che ora ospita un museo dedicato alla sua memoria, come anche una comunità di culto attiva, vediamo la realizzazione, in Inghilterra, di una visione che ha tratto da Roma, da lui descritta come “il luogo più meraviglioso sulla Terra”. Portando la Congregazione dell’Oratorio dall’Italia in Inghilterra, Newman cercò di condividerne il carisma di educazione e servizio.

Egli amava Oxford, onorandola non solo con sermoni appassionati ed eruditi, ma anche con la bella Chiesa anglicana a Littlemore, costruita dopo un viaggio formativo a Roma dove, cercando una guida per il suo cammino spirituale futuro e meditando sul suo rapporto con la Chiesa d’Inghilterra e con il cattolicesimo, scrisse il suo amato inno Lead Kindly Light. Quando infine decise di abbandonare la Chiesa d’Inghilterra, il suo ultimo sermone, dove si accomiatò da Littlemore, lasciò la congregazione in lacrime. Era intitolato The Parting of Friends.

Mentre ricordiamo la vita di questo grande britannico, grande ecclesiastico e, come possiamo dire ora, grande santo, che supera le divisioni tra tradizioni, è certamente giusto rendere grazie per l’amicizia che, malgrado la separazione, non solo ha resistito ma si è anche rafforzata.

Nell’immagine della armonia divina, che Newman ha espresso in modo tanto eloquente, possiamo vedere come, in fondo, quando seguiamo con sincerità e coraggio i diversi sentieri ai quali ci chiama la coscienza, tutte le nostre divisioni possono portare a una più grande comprensione e tutti i nostri cammini possono trovare una casa comune.

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