Ognuno sta solo sulla faccia della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito sera (Quasimodo) ATTRAVERSARE LA PROPRIA SOLITUDINE – CARLOS MARIA ANTUNES – EDIZIONI PAOLINE 2014

L’autore, monaco del Monastero di Santa Maria di Sobrado situato tra Santiago de Compostela e La Coruῆa, ha trovato in esso la possibilità di inseguire la sua “sete” e ascoltare “la Presenza che lo abitava”.

Carlos Maria Antunes afferma nel suo libro che ogni uomo che sta su questa terra è fondamentalmente solo e nel suo percorso di crescita umana e spirituale deve scoprire e riscoprire continuamente questa verità esistenziale che spesso e volentieri non viene accettata e riconosciuta. Invece solo attraversando questo deserto esistenziale l’uomo si realizza e diventa pienamente se stesso. Un significativo passo del prezioso libro, dal punto di vista spirituale, dice infatti : “Si, siamo solitudine e peraltro la solitudine, come esperienza vitale, ci può condurre dentro la profondità del nostro mistero. San Paolo afferma che siamo dimora dello Spirito (1Cor 3,16) e noi ci rendiamo conto che molte volte siamo stranieri nella nostra stessa casa. La solitudine, pur avendo qualcosa di vertiginoso, ci apre le porte della nostra casa; ci invita a entrare e viaggiare fino al fondo del nostro cuore. Credo che ci incammineremo per questo viaggio solo quando la sete diventerà insopportabile. Resistiamo fin dove possiamo e fuggiamo: tutti noi facciamo esperienza della fuga di fronte alla solitudine. Sprechiamo molte delle nostre energie a cercare di spegnere qualsiasi segnale di dolore  o di angoscia. Esiste in noi una paura dell’ignoto (la paura della morte ne è l’espressione per eccellenza) ma giunge un momento –  e speriamo che giunga a noi con estrema forza – in cui non ne possiamo più. Le piccole consolazioni non ci bastano più. Cominciamo ad essere consapevoli che la vita ci sta sfuggendo, ci sta passando accanto. Allora osiamo entrare nella nostra solitudine. C’è in questo movimento, una combinazione di desiderio e di resistenza. Quando ci decidiamo a entrare dentro noi stessi, è segno che Dio ci ha preceduto con la sua grazia, e che da sempre ci attende nella nostra stessa casa.”

Questo ottimo libro dovrebbe essere letto soprattutto dai giovani che, per inseguire la felicità e sfuggire la propria solitudine, il sabato sera vanno incontro ad esperienze a volte letali. Come ebbi a dire in un mio vecchio articolo: “Purtroppo questa aspettativa verso l’altro e l’altrove talvolta può diventare devastante perché sembra che si faccia tutto il possibile per evitare il confronto doloroso con la nostra fondamentale solitudine, lasciandoci intrappolare dai cosiddetti “specchietti delle allodole” nei quali cadiamo inesorabilmente. Le discoteche, la musica assordante, i numerosi incontri con gli altri, la fretta di arrivare e di tornare, dopo essersi storditi con l’alcool, perché alla fine non si è incontrato nessuno e non ci si è per niente divertiti, sono i nuovi idoli su cui sacrificare tante vite umane in modo insensato e assurdo. Se si avesse invece la consapevolezza, sia pure dolorosa, della propria solitudine esistenziale, si potrebbe comprendere che questa vada elaborata e sublimata per guardare oltre i suoi confini. Infatti tale consapevolezza può essere un dono da proteggere e da difendere, perché la solitudine ci rivela un vuoto interiore, che potrebbe essere distruttivo se incompreso, ma colmo di promesse per chi riesce a tollerarne il dolore soave. Spesso siamo impazienti e vogliamo rinunciare alla solitudine cercando di superare il senso di separazione e di incompletezza mettendoci in relazione con il mondo senza riflettere e con aspettative deludenti. Vogliamo, a tutti i costi, ignorare ciò che sappiamo per conoscenza interiore e cioè che né amore, né amicizia, né uomo, né donna saranno mai in grado di soddisfare il nostro desiderio di essere liberati dalla nostra condizione solitaria. Questa realtà è tanto sconcertante da renderci propensi a fare voli pindarici, piuttosto che accettare la verità dell’esistenza.

E così speriamo che un giorno troveremo la persona che comprenderà le nostre esperienze e che porterà pace nella nostra vita irrequieta oppure il lavoro nel quale potremo dispiegare tutte le nostre potenzialità o il luogo dove ci sentiremo finalmente a nostro agio. Questa aspettativa ci indurrà a crearci pretese stancanti predisponendoci poi all’amarezza e a rovinosi sensi di ostilità. Infatti quanto prima scopriremo che niente e nessuno può corrispondere alle nostre attese. Ciò dovrebbe essere compreso dai nostri giovani che devono essere indirizzati a cercare prima dentro di se stessi prima di relazionarsi all’esterno. Devono imparare a non aver paura di entrare nel loro stesso nucleo per concentrarsi sulle emozioni dell’anima e sentire ciò che realmente sentono dentro senza cercarlo fuori. Solo scoprendo l’amore e in particolare l’Amore di Dio per noi, i giovani e non solo i giovani, sapranno donare a loro volta l’amore agli altri e liberarli perché si è stati liberati da Colui che ha un cuore più grande del nostro. Solo scoprendo gli ancoraggi e i punti fermi del loro centro interiore, i giovani non andranno ad ammazzare e a farsi ammazzare nelle stragi del sabato sera (e purtroppo di recente non solo il sabato), ma saranno in grado di incontrarsi in luoghi sani per far entrare gli altri nel vuoto creato per loro, lasciando che gli altri danzino le vere danze, che cantino le canzoni più spontanee e che comunichino con il linguaggio più semplice. E il luogo non sarà più la discoteca ma lo spazio interiore che ciascuno avrà lasciato per l’altro.” Considerazioni queste mie che sono molto correlate al libro di Carlos Maria Antunes che potrebbe costituire un ottimo vademecum per l’anima giovanile in formazione.

Carlo Mafera

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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