IL TERZO CENTENARIO DI UN GRANDE SANTO SICILIANO: SAN GIUSEPPE MARIA TOMASI

Venerdì 3 gennaio 2014, nella Basilica di S. Andrea della Valle, dei Padri Teatini, sarà solennemente celebrata la festa di San Giuseppe Maria Tomasi prozio del più famoso Filippo Tomasi il “Gattopardo”.

Nato in Sicilia, diocesi di Agrigento, figlio dei Principi di Lampedusa, questo Santo, abdicati i suoi diritti nobiliari e patrimoniali, era entrato fra i Teatini di Palermo. Fu ordinato sacerdote a Roma nel Natale del 1673. Pubblicò numerose opere bibliche, teologiche e specialmente liturgiche, e fu salutato “Principe dei liturgisti romani”; può essere riconosciuto antesignano del rinnovamento liturgico promosso dal Concilio Vaticano II. Dal sito paginecattoliche estrapoliamo un piccolo estratto :  “A Roma preferì santificarsi seppellendosi in polverosi archivi per ricercare, studiare e riesumare antichi codici di liturgie millenarie, e far rivivere le norme della liturgia primitiva con tale passione che non gli dava tregua e con una meticolosità che rasentava lo scrupolo. Per lui la “vera norma” di glorificare il Signore e di fare orazione era quella tracciata da Dio stesso nella Sacra Scrittura e seguita dalla Chiesa nella sua liturgia. Con le sue opere si prefiggeva d’insegnare ai sacerdoti l’eccellenza dei divini uffici e il modo di celebrare convenientemente i santi misteri.

Per meglio conoscere la Bibbia e le antiche liturgie studiò le lingue classiche e quelle orientali. Dal dotto rabbino Mosè di Cave, apprese l’ebraico. In compenso, a 70 anni lo convertì alla fede.

In quel tempo Cristina di Svezia (+1689), figlia di Gustavo II Adolfo, l’eroe della guerra dei trent’anni, raccoglieva nel suo palazzo letterati ed eruditi. Anche il P. Tomasi fu invitato a quegli intellettuali convegni, anche a lui fu aperta la ricca biblioteca della munifica regina. Lo studio su antiche pergamene in essa raccolte gli permise di pubblicare nel 1680 i Codices Sacmmenlortmi o collezione delle antiche liturgie con una introduzione che meritò gli elogi del celebre Don Giovanni Mabillon (+1707). Nel 1683 diede alle stampe l’edizione critica del Salterio, ma per le eccessive lodi che gli pervenivano da ogni parte a motivo degli studi da lui intrapresi, nascose il suo nome sotto quello di Giuseppe Caro, già appartenuto agli avi suoi.

Lo studio amoroso e assiduo delle antichità liturgiche accese nell’animo del Tomasi il desiderio di ridurre tutto ciò che c’era nella liturgia della Chiesa alla semplicità primitiva, eliminando gli accrescimenti fatti nel corso dei secoli al breviario e al messale romano, ritornando all’antichissimo ciclo temporale ormai sopraffatto dal santorale. I suoi voti furono portati a termine soltanto da S. Pio X e dal Concilio Vaticano II. Egli non vi insistette a lungo temendo di essere indotto a ciò da “qualche occulta superbia e presunzione di voler fare il maestro e l’architetto di quello che si potrebbe fare in servizio di Dio, a utilità ed edificazione del suo popolo cristiano”. Con queste parole il 10-5-1687 manifestava pure nella lettera a Suor Crocifissa l’idea di abbandonare “quegli studi e applicazioni che, sebbene per la grazia di Dio siano in se stesse buone, pure distruggono o distraggono il cuore”. Nel 1688 accarezzò anche il disegno di allontanarsi da Roma e ritirarsi in solitudine per darsi all’orazione e al silenzio, ma in seguito alle esortazioni e agli incoraggiamenti delle sorelle continuò a occuparsi degli studi intrapresi.

Nel 1697 i suoi lavori sul Salterio furono presentati a Innocenzo XII dal superiore generale dei teatini. Il papa, dopo averli letti, volle conoscerne l’autore e nominarlo esaminatore apostolico, carica che rifiutò a motivo della sua cattiva salute.

Il Tomasi, giunto a maturità di anni e di dottrina, pensava che se avesse potuto tornare giovane, avrebbe percorso altro cammino per raggiungere le vette della scienza teologica. Si limitò quindi a indicare la via a chi avesse voluto accingersi alla non facile impresa facendo stampare nel 1701 l’Indicubulus Institutionum Theologicarum Veterum Patrum. In esso è contenuta la lettera che scrisse al Mabillon nella quale non nasconde un dignitoso disprezzo per le vuote speculazioni e gli arzigogoli degli scolastici del suo tempo, e tratta del metodo positivo da adottare nello studio della teologia, dimostrandosi un vero precursore degli indirizzi moderni. Secondo il disegno da lui tracciato raccolse e ordinò vari trattati dei Santi Padri con l’intento di compilare un corso completo di teologia patristica. Dal 1709 al 1712 ne pubblicò 3 volumi con il titolo Institutiones Theologiae antiquorum Patrum.”   Clemente XI, che ammirava le sue virtù e la sua erudizione, lo creò cardinale in 1712. Morì, con grande fama di santità, in Roma, il 1 Gennaio 1713. Quest’anno ricorrono i 300 anni dalla morte. Beatificato da Pio VII nel 1803, fu canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1986. Le reliquie del suo corpo si venerano nella Basilica di S. Andrea della Valle. La sua festa ricorre il 3 gennaio. E’ previsto un gran numero di pellegrini dalla Sicilia ed un incontro con la comunità siciliana a Roma.

Il 3 gennaio 2012, alle ore 18.00, la Solenne Concelebrazione Eucaristica sarà presieduta da Sua Eminenza il Cardinal Santos Abril y Castellò Arciprete della Papale Basilica Liberiana Santa Maria Maggiore di Roma

Eseguirà il canto il Coro della Ven. Cappella Musicale Liberiana diretto dal Maestro Mons. Valentino Miserachs direttore del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Il servizio liturgico sarà affidato Pontificio Collegio Urbano di Propaganda Fide.

 

Carlo Mafera19861012_giuseppe_maria_tomasi

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