Mi formavi nel silenzio – Costruttori di gioia – Arturo Paoli e Dino Biggio – Edizioni Paoline 2012

books_md_whtNel libro di Paoli viene spiegata la sostanziale differenza tra felicità e gioia e le relative conseguenze

Forse molti pensano che essere felici debba essere il motivo e l’obiettivo principale della loro vita. E tutto ciò è giusto e legittimo. Ma non sanno che facendo così, paradossalmente spesso e volentieri incappano in esperienze diametralmente opposte perché hanno fondato tutta la loro vita nella soddisfazione di quei legittimi desideri e di quei giusti bisogni che ci sono indicati come tali dalla tradizione familiare e sociale. Basta esaminare la figura di Giobbe che era felice fino a quando possedeva campi, bestiame, moglie e figli e viveva nell’abbondanza. La felicità era legata a tutto ciò che è effimero e che sappiamo un giorno, prima o poi, passerà.

“Anche Dio è travolto dalla rovina della felicità …. Perché quel Dio è lo sponsor della felicità. Quel Dio non è però il vero Dio – dice Arturo Paoli – ma una sua immagine, come la personificazione della nostra felicità, che raccoglie in sé desideri, timori e paure.” Paoli afferma, nel suo libro “Mi formavi nel silenzio” che c’è una profonda differenza tra felicità e gioia. La prima  “si riferisce in modo particolare alla soddisfazione di un desiderio che si prolunga nel tempo e che spesso impegna la persona in notevoli sforzi e sacrifici.” Così anche l’allegria si ricollega ad uno stato d’animo superficiale legato più alla sensibilità. Altro invece è la gioia. Questa ci richiama al concetto di autonomia dell’uomo. Paoli cita subito (Gv 4,14) “Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.” Solo a recitare questo brano del vangelo ci sarebbe da esultare, per l’appunto, di gioia. È quindi la gioia uno stato interiore che non subisce cambiamenti, variazioni, interruzioni. La gioia è una pienezza e una completezza anche nel tempo. È un dono di Dio che si conquista con grande sofferenza ma che, una volta conquistato, dispiega i suoi effetti per sempre cioè permanentemente e quindi “indipendentemente dalle circostanze e dagli avvenimenti che si svolgeranno intorno a noi.”

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Ma come trovare la gioia,  si domanda Arturo Paoli. “Per trovarla – egli scrive – bisogna essere sempre disposti a lasciare che vengano distrutte la felicità e l’allegria che sono nostre produzioni. Deve essere chiaro che noi abbiamo diritto alla gioia, in quanto essere umani. Però spesso spinti dalla ricerca di soddisfare questo diritto, creiamo la felicità, che è (solo)  un’immagine della gioia. Ed è un’immagine che il più delle volte dobbiamo distruggere perché rappresenta uno spazio nel quale si manifestano la ferocia e la crudeltà dell’uomo.” Arturo Paoli così continua : “Dobbiamo però essere consapevoli che qualcuno paga questa nostra felicità! Il mondo è senza gioia perché ci sono uomini avidi di felicità.” Per fare un esempio tra i tanti c’è quello del Coltan. Questo  è un minerale dall’importanza economica e strategica immensa. In particolare, spiegano gli esperti, serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione. Nei telefonini, per esempio, o nelle telecamere o nei computer portatili dove il problema più difficile da risolvere è quello della durata delle batterie. Così noi per soddisfare la nostra felicità di possedere un telefonino di nuova generazione perché quello precedente è obsoleto e “consuma troppo” uccidiamo due bambini al giorno nelle miniere del Congo dove essi sono impegnati ad estrarre questo prezioso minerale!

Un’altra condizione importante per raggiungere la gioia è il silenzio. Dice Paoli: “Il silenzio è la sola atmosfera in cui possiamo pensare a queste cose e soprattutto possiamo ASCOLTARE la voce dello Spirito.” L’autore sottolinea spesso questo aspetto nel suo libro di spiritualità. “Ricordati sempre che il cammino è uno solo : ascoltare. Non moltiplicare le parole. Non dare retta a chi dirà che è nata una nuova devozione o che la Madonna è apparsa in un luogo nuovo. C’è un’unica strada – scrive Arturo Paoli – una sola: Gesù. Non stanchiamoci mai di questa guida. È l’unica guida nel deserto della vita.”

E poi ancora l’autore specifica un altro concetto fondamentale: il luogo dove attingere la gioia. Certamente è il silenzio che ne è la condizione e la modalità, come si è detto, ma il luogo dove essa abita siamo proprio noi stessi e cita (Gv 4,23-24) l’episodio della Samaritana dove Gesù invita  l’uomo a non adorare Dio in un luogo piuttosto che in un altro, perché non è più il tempo di fare ciò, ma dice espressamente :”Voi adorerete il Padre in spirito e verità”. Il piccolo fratello di Charles de Foucauld, grande amico di Giorgio La Pira, spiega questo passo di Giovanni. “Che vuol dire: noi saremo l’adorazione del Padre. Proprio noi, ciascuno di noi.”

E così, per concludere, Arturo Paoli in una sua composizione dal titolo “Bisogna rinascere” c’introduce all’ultimo passaggio, quello più profondo. “Nel silenzio ascoltiamo lo Spirito di Dio che è presente in mezzo a noi per farci il dono più bello che possa fare a persone molto amate: farci rinascere.” Ecco la bontà infinità del Signore. Egli ci mostra prima i doni umani da evitare: felicità e allegria. Ci mostra poi il dono vero da acquistare: la gioia. Ci mostra il luogo dove trovarla: noi stessi. La modalità: il silenzio per acquisire infine il dono più bello: farci rinascere.

Dobbiamo ringraziare Arturo Paoli  per questo moderno itinerario dell’anima verso Dio, molto prezioso perché scritto in un’epoca come la nostra così assetata di silenzio, di gioia e di rinascita.

Carlo Mafera

 

 

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Autore: carlomafera

Mafera Carlo Nasce a Milazzo (ME) il 7 giugno del 1957, è laureato in scienze politiche con indirizzo storico. Vive a Roma, è impiegato presso un Ente Pubblico. Carlo è giornalista della Free Lance International Press. Ha frequentato il corso di giornalismo alla Luiss di Roma (biennale 1988-89), ed il corso di aggiornamento per giornalisti presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel 2009. Ha anche partecipato alla scuola di teologia per laici "Ecclesia Mater" collegata all'Università Lateranense dal 2004 al 2007. Ha collaborato con LaPerfettaLetizia quotidiano cattolico on line.

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